Lo scorso agosto, mentre i turisti affollavano come di consueto le bellissime spiagge della Sardegna, ad ogni angolo dell’isola una fitta rete di comitati spontanei allestiva centinaia di banchetti. Per fare cosa? Per sostenere una legge di iniziativa popolare contro la speculazione energetica: la legge ha preso il nome di Pratobello 24, dal luogo dove la NATO voleva impiantare un bel poligono di tiro nel 1969 prima che i sardi occupassero le terre e impedissero la cosa; nel nome della memoria ancora viva di questa vittoria popolare, i sardi hanno raccolto e autenticato 210 mila firme, su una popolazione che supera di poco il milione e mezzo e mezzo di abitanti. Una mobilitazione popolare senza precedenti! Ma cosa sta succedendo da quelle parti e perché il mainstream non ne parla e, quando ne parla, lo fa in maniera evasiva? E, soprattutto, cosa vogliono dirci veramente i sardi? Che ha ragione Cruciani e il cambiamento climatico è una bufala dei poteri forti, o il messaggio è un attimino più raffinato?
Che la transizione energetica sia ormai un passaggio inevitabile lo sanno anche ormai anche le pietre (a parte Cruciani), ma se la transizione viene calata dall’alto, senza coinvolgere le comunità e senza una redistribuzione equa dei profitti, rischia di generare un’ondata di opposizione sociale. La Sardegna ne è caso emblematico: qui il conflitto non è tra sostenitori delle rinnovabili e negazionisti climatici, ma tra chi difende il territorio e chi vuole trasformarlo in una gigantesca zona industriale per la produzione energetica conto terzi.
Il video di oggi è il terzo appuntamento di Energia Multipopolare, un panel organizzato da Multipopolare Sardegna con la collaborazione di diverse realtà: dopo aver esplorato il contesto storico e geopolitico nei primi due video, in questa puntata l’avvocato Michele Zuddas fa chiarezza sull’intricato quadro normativo che dovrebbe governare la transizione energetica, ma che, invece, si regge maldestramente su una giungla di decreti legislativi e ministeriali calati dall’alto. Il simbolo di questa strategia è il DPCM 199 del 2021, firmato da Mario Draghi, che individua la Sardegna come territorio strategico per il Tyrrenian Link, un’infrastruttura progettata per trasportare energia fuori dall’isola: peccato che il flusso di energia sia già a senso unico, dalla Sardegna verso il continente; l’isola produce infatti più di quanto consumi. Il Decreto Draghi viene poi incamerato dal Decreto ambiente firmato dall’attuale ministro del Governo Meloni Pichetto Fratin, che impone alla Sardegna una produzione minima di 6,2 GW da rinnovabili senza fissare, però, un tetto massimo; un dettaglio non da poco, considerando che le richieste di allaccio alla rete Terna ammontano già a 52 GW per un totale di oltre 800 mega-progetti, a fronte di un fabbisogno energetico sardo che ammonta appena a 9 GW. Di fronte a questo scenario, i sardi hanno reagito con una mobilitazione senza precedenti: oltre le summenzionate 210 mila firme per la Legge Pratobello 24, hanno persino occupato il Consiglio Regionale.
L’avvocato Zuddas è uno dei volti noti della mobilitazione popolare e fa emergere il dato politico primario: quella che sarebbe dovuta essere una transizione energetica è di fatto diventata una vera e propria speculazione economica da parte dei soliti noti. Invece di leggi discusse in Parlamento, decreti legislativi e ministeriali; al posto della tanto auspicata democrazia energetica e della ridistribuzione della ricchezza, aree di sacrificio per l’esportazione; invece di infrastrutturazione pubblica nell’interesse delle comunità, impianti privati che incamerano una barca di finanziamenti dal pubblico; invece di una produzione energetica pulita diffusa, grandi impianti di taglio industriale gestiti da multinazionali e banche d’affari. La Legge Pratobello scongiurava tutto questo agganciandosi alla competenza esclusiva in materia urbanistica della Sardegna, che è Regione a statuto speciale, e chiedeva a gran voce l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici solo su superfici già impermeabilizzate (tetti, edifici pubblici, ferrovie, ecc.); però la Giunta Regionale (a guida Campo Largo) non ha voluto nemmeno discutere la legge di iniziativa popolare, creando una spaccatura senza precedenti tra governanti e governati, in pieno stile Draghi.
La partita in Sardegna resta comunque aperta e la mobilitazione popolare, seppure entrata in una nuova fase, non sembra placarsi, anche perché la legge approvata dal Consiglio Regionale al posto della Pratobello è stata impugnata dal Consiglio dei Ministri. Per sapere come andrà a finire questo braccio di ferro tra volontà popolare dei sardi e Governi nazionali e regionali ostaggio delle multinazionali, continua seguirci.
Per una ristrutturazione globale e di portata storica come quella che implicherebbe la transizione energetica, forse sarebbe stato meglio passasse per un serio dibattito democratico (cioè dal Parlamento) e non silenziare le comunità e le istituzioni democratiche delle regioni dove si intende realizzare gli impianti; invece, come al solito, gli oligarchi fanno le cose nel loro stile e hanno pensato bene di appaltare ogni decisione a San Mario Pio da Goldman Sachs (al secolo Mario Draghi) che, ovviamente, ha fatto le cose a modo suo, brandendo frusta e spadone imperiale! I sovranisti della domenica hanno poi proseguito l’opera di Santo Mario in piena continuità: e pensare a come sbraitavano in Parlamento contro il governo dei tecnocrati! Zuddas ha sottolineato come molte delle procedure in corso si basino su un impianto normativo confuso e stratificato, che rende difficile anche solo comprendere chi abbia effettivamente titolo a decidere: il principio costituzionale della partecipazione democratica viene di fatto calpestato, così come viene calpestato lo Statuto Speciale della Sardegna che è legge a rango costituzionale.
Il caso della Sardegna non è isolato, ma rappresenta l’esempio lampante di come il diritto ambientale – che dovrebbe garantire uno sviluppo sostenibile e la tutela dei territori – viene piegato agli interessi di multinazionali e fondi speculativi. Non c’è che dire: proprio un grande capolavoro a cui toccherà rimediare con una grande riscossa multipopolare capace di realizzare la transizione nell’interesse delle persone normali!











