Un appello.
Anche io, personalmente, più volte mi trovo in disaccordo con alcuni ospiti o “fabri” (plurale di faber, da homo faber duae fortunae) dell’intellettuale collettiva che stiamo cercando di costruire: in merito alle idee, alle argomentazioni o alle modalità di esposizione. Ed è NORMALE. Quello che non è normale è che negli individui lobotomizzati dalla propaganda neoliberista basta dire “la Cina non è una dittatura” o “la Russia ha avuto valide ragioni per attuare l’operazione speciale in Ucraina” e tutti – ma proprio tutti – ti guardano come se fossi un pazzo scatenato venuto da Plutone. Detto ciò questo non significa che bisogna tirarsi fuori da questa azione, perché la battaglia che stiamo combattendo è LA BATTAGLIA, cruciale per il futuro, ovvero la riconquista dell’egemonia, prima culturale spirituale, poi politica. Quando l’economia tornerà a essere un mezzo per migliorare il tenore di vita del popolo e non l’unico scopo di vita, quando i “grandi imprenditori” avranno timore di andar contro il bene comune e non tratteranno le istituzioni come propri comitati d’affari, allora sì che le cose miglioreranno.











Esatto, siamo in una fase troppo importante.