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Fela Kuti: l’Afrobeat come armonia socialista

Quando il suono non è solo estetica ma necessità, quando il corpo si fa musica, quando le strutture armoniche sono aperte, collettive, inclini all’inclusione più che alla gerarchia, nasce qualcosa di radicale: nasce l’Afrobeat.
Fela Kuti ha costruito un suono dove ogni strumento ha spazio, dove il ritmo si espande senza costrizioni, dove la ripetizione non è stagnazione ma trance collettiva. Una musica che rifiuta la logica del consumo rapido e afferma un modo alternativo di stare insieme, in cui l’individuo esiste solo dentro il flusso comune.
Oggi, depotenziato della sua carica politica, l’Afrobeat sopravvive come genere estetico. Ma il suo codice originario raccontava un’altra storia: quella di un suono che non intrattiene, ma trasforma.

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