Fare politica e fare morale
La politica è l’amministrazione del presente con quello che comporta. Se faccio politica, faccio compromessi (anche brutti) con gente di cui non condivido le idee per ottenere qualcosa (non tutto).
Fare morale è invece dividere le cose tra buone e cattive, non servono sfumature, il criterio è individuale; se applicata alla vita pubblica diventa l’inseguimento dell’impossibile.
Cinquanta anni di neoliberismo ci hanno abituato a pensare la politica come qualcosa di individuale: “rispondo della mia coscienza”; ancora peggio se intriso di cristianesimo: “la coerenza”.
Certo, Giuseppe Conte si sarà pur messo le dita nel naso o avrà fatto la pipi per strada qualche volta nel corso della vita, ma qualcosa mi fa pensare che anche von Ribbentrop non fosse un angioletto.
Ho come la sensazione che molti “amici” della sinistra ultra-radicale siano più sacerdoti, che politici.










