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L’impresa industriale, che è tecnicamente ed economicamente avvantaggiata, può sperare di divenire, dopo una fortunata lotta concorrenziale, assoluta dominatrice del mercato, sì da aumentare le proprie vendite e, in seguito all’eliminazione dell’avversario, incassare, per un tempo discretamente lungo, superprofitti che la indennizzino lentamente delle perdite subite nella lotta concorrenziale; per contro, le prospettive della banca sono di altra natura. La vittoria di un’impresa comporta la rovina di altre, alle quali la banca è altrettanto interessata. Il capitale imprestato alle altre imprese, che le hanno chiesto forti crediti, è ora minacciato. D’altra parte la stessa lotta concorrenziale è causa di perdite per tutte le imprese. La banca dovrebbe quindi limitare i suoi crediti, e per conseguenza rinunziare a lucrosi affari finanziari; né la vittoria di una delle imprese basterebbe a compensarla del danno. Un’impresa così forte è una controparte, con cui la banca non ha niente da guadagnare. Non appena le imprese aspramente concorrenti diventano sue clienti, dalla loro concorrenza la banca non può attendersi altro che svantaggi. Per questa ragione le banche sono costrette a non lasciare nulla di intentato per fare cessare la concorrenza fra le imprese alle quali sono cointeressate. D’altra parte ogni banca è anche interessata a che il profitto sia il più alto possibile: e quest’ultimo, a parità di condizioni, toccherà nuovamente il livello massimo non appena la concorrenza di un ramo industriale cesserà completamente. Da ciò l’impegno delle banche nel favorire la formazione di monopoli; e quindi il coincidere delle tendenze del capitale bancario e del capitale industriale verso l’eliminazione della concorrenza (mentre, d’altro canto, il capitale bancario, divenuto sempre più potente, riesce ormai a ottenere questo scopo anche contro la volontà di quelle singole imprese che, sostenute dalle favorevoli condizioni tecniche, preferirebbero, magari, insistere nella lotta concorrenziale). Il capitale industriale dovrà quindi esser grato al capitale bancario per il suo appoggio, nel caso che la cessazione della concorrenza si verifichi ad uno stadio dello sviluppo economico in cui, senza questo intervento esterno, la libera concorrenza avrebbe continuato a sussistere.











Perfetto! Ottima citazione, grazie