Sta succedendo qualcosa di importante; dopo le proteste di massa in Francia e in Spagna, anche i giovani tedeschi stanno rispondendo all’appello: sabato ci sono state, per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, manifestazioni di massa in tutto il Paese contro la NATO e la corsa al riarmo. A Berlino, circa 20 mila persone (soprattutto giovani) hanno sfilato in una manifestazione che ricordava le prime mobilitazioni degli anni ’80 contro il riarmo voluto da Reagan e la decisione della NATO di posizionare in Germania missili americani a lunga gittata puntati contro l’Unione Sovietica; ma la cosa più importante è che, per la prima volta dal 2022, più di 300 sigle – tra associazioni della società civile, sindacati e pezzi della Chiesa protestante – hanno preso parte alla mobilitazione e anche rappresentanti della Die Linke e del partito di Sahra Wagenknecht sono saliti sul palco finale, il tutto mentre il gradimento di Merz è ai minimi storici e proprio nei giorni in cui il cancelliere si trovava a Kiev a promettere nuovi fondi per la continuazione della guerra e a stipulare nuovi, proficui contratti per l’apparato militare-industriale tedesco. Bene! Il messaggio che arrivava dalla piazza è chiaro: il passaggio dal welfare al warfare non potrà essere indolore per le oligarchie economiche occidentali, e alla nuova grande guerra che stanno preparando in Europa, in una sorta di riedizione del Novecento, questa volta i popoli potrebbero mettersi di mezzo. Dai tagli alla scuola pubblica francese alle speculazioni immobiliari spagnole, fino alle politiche di riarmo tedesche, c’è un unico filo rosso che tiene tutto insieme: i soldi che vanno dalle nostre tasche ai padroni del mercato – e, quindi, della politica occidentale – e la guerra che questi padroni stanno conducendo contro tutti i Paesi che non si allineano al volere del cosiddetto “Occidente” (cioè al loro). Ma nulla è deciso; la partita è in corso e sta a noi provare a rovinare i loro piani, anche perché sul fronte le cose stanno accelerando e non in meglio: come rivela il Financial Times, l’Estonia ha spostato le sue truppe a 50 chilometri dalla Russia. La Prima Brigata di fanteria, la principale forza combattente del Paese, viene dispiegata a Jõhvi, capoluogo dell’Ida-Viru, l’unica contea estone a maggioranza russa: “Dobbiamo partire dal confine e vincere le prime battaglie” ha detto al quotidiano britannico il colonnello Tarmo Kundla, comandante della Brigata. Tallinn ha anche firmato contratti per nove lanciarazzi statunitensi HIMARS, con missili da 300 chilometri di gittata; San Pietroburgo dista 260 chilometri. E ieri il presidente del BND, l’intelligence estera tedesca, Martin Jäger, ex ambasciatore tedesco in Ucraina, ha parlato davanti alla commissione del Bundestag che controlla i servizi segreti: parlando della Russia, ha detto che nessun altro Paese rappresenta oggi per la Germania una minaccia “così diretta, ampia e concreta“, una minaccia che, secondo Jäger, potrebbe presto sfociare in una vera guerra. Di tutto questo e di tanto altro abbiamo parlato con Claudio Celani, giornalista di EIR News e dello Schiller Institute.









