Non ci crederete… Esiste un plurimiliardario statunitense anticapitalista e antimperialista che è appena stato arrestato in Spagna con l’accusa di aver finanziato Hamas: è James Fergie Chambers, 41 anni, erede della famiglia Cox, il cui patrimonio è stimato da Forbes intorno ai 38 miliardi di dollari, la decima famiglia più ricca d’America; Fergie, però, si presenta pubblicamente come comunista e ha usato il denaro ereditato per finanziare organizzazioni della sinistra socialista e antisistema, come Occupy Wall Street o un gruppo comunista in Massachusetts. Dopo il 7 ottobre, Chambers ha concentrato la sua attenzione sulla causa palestinese; la moglie, Stella Schnabel, ha raccontato al quotidiano Guardian che i progetti finanziati dal marito includono una donazione di 100.000 dollari allo Zaynab Project, che offre assistenza psicologica ai bambini rimasti orfani, 250.000 dollari al Sameer Project di Gaza, che ha contribuito a finanziare un panificio impegnato a produrre e distribuire gratuitamente pane ogni giorno durante l’assedio israeliano, e il sostegno a un ambulatorio medico gratuito. Un benefattore? Un filantropo? Nemmeno per sogno! Orrendi delitti agli occhi dei Paesi occidentali che sostengono il genocidio! E, infatti, il 10 luglio scorso è stato arrestato dalle autorità spagnole su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa, naturalmente, di aver finanziato Hamas, l’accusa buona per tutte le stagioni rivolta a chiunque abbia provato ad aiutare i palestinesi in questi anni di sterminio – dall’UNRWA alla Croce Rossa: gli Stati Uniti hanno richiesto l’estradizione e ora Chambers rischia 30 anni di carcere per riciclaggio di denaro e sostegno al terrorismo; nelle prossime settimane capiremo se Sánchez resisterà a Trump o se spedirà Fergie Chambers, questa miracolosa anomalia del sistema, nelle carceri statunitensi. Nell’intervista alla sociologa e giornalista Marianna Lentini abbiamo parlato della storia di Chambers, dei prossimi passaggi legali che ne decideranno il destino e di come la sua vicenda personale si intrecci inevitabilmente con tutte le contraddizioni del governo Sánchez.










