Mentre nell’Occidente in preda al panico si scatena la guerra per bande, Putin costruisce materialmente le infrastrutture che rendono la transizione a un Nuovo Ordine Multipolare irreversibile; si chiama Vostok Oil ed è uno dei più grandi progetti energetici mai visti: 790 chilometri di oleodotto, miliardi di tonnellate di risorse, un nuovo terminale sull’Oceano Artico e una capacità potenziale che, secondo Rosneft, potrebbe arrivare fino a 2 milioni di barili al giorno. Doveva essere costruito insieme ai colossi globali del commercio di commodities (Trafigura, Vitol); grazie alle sanzioni, però, le big corporation occidentali si sono date alla fuga: pensavano che senza la loro tecnologia, senza i loro capitali e senza i loro mercati di sbocco, Mosca avrebbe ingranato la retromarcia. Quattro anni dopo, Mosca, invece, inaugura l’opera e sposta definitivamente il suo baricentro verso est, ed è solo la punta dell’iceberg: nel frattempo, infatti, cresce il gas verso Pechino, avanzano i nuovi gasdotti, aumentano gli scambi in rubli e yuan e la Rotta Marittima del Nord diventa un pezzo sempre più importante della nuova geografia energetica eurasiatica. L’Occidente ha provato a usare la propria centralità energetica, finanziaria e logistica come un’arma contro la Russia;lLa risposta russa non è stata un comunicato: è stata costruire fisicamente un altro pezzo di mondo multipolare.









