“Vogliamo poter vivere come ci pare”: difficile immaginare una rivendicazione più legittima; una parte decisiva della storia dell’emancipazione consiste proprio nella liberazione degli individui dalle autorità che pretendevano di decidere come dovessero vivere, amare, pensare e costruire la propria identità. Ma che cosa accade quando la libertà viene concepita esclusivamente come sottrazione? Quando essere liberi significa non dover rispondere a nessuno, non accettare nessun vincolo e poter abbandonare ogni relazione, organizzazione o appartenenza nel momento esatto in cui smette di corrispondere perfettamente ai nostri desideri? È qui che compare quello che Dimitri D’Andrea definisce singolarismo: il singolarista non è necessariamente egoista, passivo o politicamente disinteressato; può scendere in piazza, partecipare a una mobilitazione, aderire a una campagna e impegnarsi con grande intensità su una singola causa. Quello che fatica a fare è tenere insieme cause differenti dentro una visione coerente del mondo, accettare la mediazione di un’organizzazione, riconoscersi in qualcuno che lo rappresenti, mediare con altri la scala delle priorità e, soprattutto, continuare a far parte di un collettivo quando quel collettivo non coincide più completamente con le sue preferenze. Vogliamo il gruppo, purché sia composto da persone identiche a noi; vogliamo partecipare, purché nessuno possa decidere qualcosa con cui non siamo d’accordo: il risultato è una società capace di produrre anche mobilitazioni imponenti, fiammate di rabbia e rivolte improvvise, ma sempre meno capace di costruire organizzazioni stabili, elaborare progetti complessivi e trasformare l’energia della protesta in forza politica. Ed è qui che il ragionamento diventa particolarmente scomodo, perché la guerra, la crisi ecologica, le disuguaglianze, le migrazioni o l’organizzazione dell’economia non possono essere affrontate semplicemente permettendo a ciascuno di vivere come preferisce; richiedono regole, istituzioni e decisioni che valgano per tutti, anche per chi non le condivide. La domanda allora è: come si tiene insieme la massima libertà individuale con la capacità di perseguire obiettivi comuni senza i quali quella stessa libertà non è altro che un’illusione? Ne hanno discusso a Fest8lina 2026 Valentina Morotti e Michele Rossi del collettivo Ottosofia con Dimitri D’Andrea, professore ordinario di Filosofia politica presso l’Università di Firenze che, da anni, riflette sulle trasformazioni della soggettività moderna, sulla crisi della rappresentanza e sulle difficoltà contemporanee dell’azione collettiva.










