Potremmo presto avere un italiano – e, soprattutto, un rappresentante del Sud globale – alla Segreteria generale dell’ONU: alla fine di quest’anno, scade il mandato di António Guterres e Pino Arlacchi – già senatore, europarlamentare e sottosegretario generale delle Nazioni Unite – potrebbe succedergli; sarebbe un’occasione storica per rifondare le Nazioni Unite e far uscire il diritto internazionale dalla sorta di morte cerebrale in cui è entrato negli ultimi anni. Un’occasione per non ripetere le tragedie del Novecento, quando alla crisi della Società delle Nazioni seguì la seconda guerra mondiale, e per ridare vita ai principi fondamentali della democrazia tra le nazioni e dell’autodeterminazione dei popoli: l’unica via per evitare una nuova grande guerra e garantire una nuova fase di pace. Arlacchi si propone come il candidato ideale di quella maggioranza di Paesi che chiede riforme sostanziali dell’Organizzazione, a partire dall’eliminazione dei privilegi dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. L’obiettivo è impedire che l’Occidente continui a tenere in ostaggio l’istituzione, ostacolando la realizzazione del suo spirito originario: una governance globale capace di prevenire i conflitti tra Stati e di intervenire in caso di violazioni del diritto internazionale. Quali siano concretamente le proposte di riforma di Arlacchi lo sentirete tra pochissimo: si tratta, secondo i suoi sostenitori, di riforme che avrebbero potuto evitare il genocidio di Gaza, la guerra in Ucraina e l’aggressione all’Iran, solo per citare le crisi più eclatanti degli ultimi anni. Arlacchi avrebbe importanti possibilità di essere eletto; come sentirete, molto dipenderà dalla Cina.















