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Trump sospende le sanzioni contro la Russia per rimandare il collasso dell’economia globale

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (13/03/26)

OttolinaTV by OttolinaTV
13/03/2026
in Articoli, Economia, Medio Oriente, Russia, U.S.A.
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Il Marru

Il più massiccio intervento da parte dell’AIE di tutti i tempi non è bastato a stoppare l’aumento del prezzo del petrolio? Vorrà dire che daremo il via libera a Mosca:

“Mentre i prezzi dell’energia salgono alle stelle”, titola il Washington Post, “l’amministrazione Trump autorizza la vendita di petrolio russo”, una mossa che, sottolinea con inusitata arguzia il giornale del compagno Jeff Bezos, “si rivelerà probabilmente un vantaggio per la Russia”: “Giovedì sera l’amministrazione Trump ha temporaneamente revocato le sanzioni sulle spedizioni di petrolio russo nel tentativo di calmare i mercati e arginare le ripercussioni economiche della guerra contro l’Iran. Una licenza generale rilasciata dal Dipartimento del Tesoro consente alla Russia di iniziare a vendere circa 128 milioni di barili di petrolio che si stima siano già stati caricati su petroliere precedentemente sanzionate dagli Stati Uniti. Questa mossa fornirà un enorme impulso finanziario alla Russia, che secondo gli esperti ha già ricevuto circa 150 milioni di dollari al giorno dall’aumento delle vendite di petrolio da quando gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran due settimane fa. La revoca delle sanzioni pone Putin tra i maggiori beneficiari della guerra del presidente Donald Trump contro l’Iran. Un altro beneficiario potrebbe essere l’Iran, affermano gli esperti, perché il suo governo e le sue milizie indipendenti probabilmente possiedono molte delle petroliere che compongono una flotta ombra di centinaia di navi che attualmente trasportano petrolio russo”.

 

Ma, almeno a vedere dagli andamenti di stamattina, non basterà a fermare la corsa, annunciata da JP Morgan e Citigroup già durante le primissime ore del conflitto, verso i 120/130 dollari il barile e oltre:

La realtà, molto banalmente, è che non esistono modi di attenuare l’impatto di una chiusura prolungata del Canale di Hormuz – che, al momento, gli iraniani sembrano determinati a continuare ad usare come principale arma; come ha ribadito ieri la nuova Guida Suprema Khamenei Jr. nel suo primo intervento pubblico:

Khamenei ha chiesto esplicitamente ai Pasdaran di mettere in ballo “tutte le capacità per chiudere lo Stretto di Hormuz”; Khamenei ha anche sottolineato come “Se l’attuale stato di guerra persiste, verranno attivati ​​fronti in cui il nemico non ha esperienza”. Ha inoltre sottolineato che “le basi nemiche nella regione mirano a controllare i suoi Paesi“, affermando che il suo Paese “crede nell’amicizia con gli Stati vicini, ma è costretto a continuare a prendere di mira le basi americane lì”, e ha quindi raccomandato ai Paesi della regione di chiudere le basi americane, che ha affermato essere gli unici obiettivi degli attacchi iraniani; da allora l’IRGC ha portato a termine altre 4 ondate di attacchi, che portano il contatore degli attacchi dell’operazione True Promise 4 a quota 44. L’IRGC ha affermato di aver portato a termine nell’ordine: due ondate di attacchi missilistici e con droni contro il quartier generale della Quinta Flotta statunitense a Mina Salman, nel Bahrein, danneggiando “sistemi di difesa anti-drone, impianti di manutenzione per imbarcazioni senza equipaggio e strutture di supporto per attrezzature e depositi di carburante”, un attacco congiunto con missili a guida di precisione che hanno preso di mira posizioni militari USA a Dubai, nella base aerea di Ahmed Al-Jaber, nella base dei marines di Al Dhafra, oltre che punti di ritrovo israeliani a Tel Aviv, un altro attacco con missili Emad, Qadr, Kheibar Shekan e Fattah rivolto, in particolare, al centro di Tel Aviv, un attacco con missili balistici pesanti Khorramshahr, dotati di testate multiple, contro infrastrutture militari statunitensi e altri obiettivi a Tel Aviv ed Eilat e un attacco congiunto sempre con l’utilizzo di Khorramshahr e di missili balistici Emad, Qadr e Kheibar-Shekan contro la base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania e le basi USA di Manama e di Erbil.

 

Nel frattempo….

Un aereo cisterna KC-135 si schianta in Iraq durante una missione dell’Operazione Epic Fury, riporta The War Zone: “Il Comando Centrale degli Stati Uniti è a conoscenza della perdita di un aereo da rifornimento KC-135 statunitense“, ha dichiarato il comando, giovedì pomeriggio, in un comunicato stampa; “L’incidente è avvenuto in uno spazio aereo amico durante l’Operazione Epic Fury e le operazioni di soccorso sono in corso. Due aerei sono rimasti coinvolti nell’incidente. Uno dei due è precipitato nell’Iraq occidentale, mentre il secondo è atterrato sano e salvo“; la perdita di un KC-135 oggi sembra essere la prima volta che uno di questi aerei cisterna si schianta a supporto di operazioni di combattimento dal 3 maggio 2013, quando un aereo precipitò nel Kirghizistan settentrionale uccidendo tutti e tre gli equipaggi a bordo. Quel velivolo stava supportando operazioni in Afghanistan.

 

E poi…

“La portaerei Abraham Lincoln è stata attaccata dalla marina delle Guardie Rivoluzionarie e resa inutilizzabile. Ha lasciato la regione e sta tornando negli Stati Uniti“, ha dichiarato il portavoce del comando Khatam al-Anbiya, Ebrahim Zolfaghari; forse è un po’ troppo trionfalistico, diciamo: come sottolinea Guancha, “Dall’inizio di questa ondata di guerre in Medio Oriente, i movimenti della portaerei della Marina statunitense Abraham Lincoln hanno attirato molta attenzione”. Il 12 marzo, la CBS News, citando due fonti anonime, ha riferito che all’inizio della settimana le forze armate statunitensi hanno aperto il fuoco contro un’imbarcazione iraniana che si era avvicinata troppo alla portaerei USS Abraham Lincoln: funzionari hanno dichiarato che una nave della Marina statunitense ha tentato di attaccare l’imbarcazione iraniana utilizzando il suo cannone navale MK-45 da 127 mm; il 5 marzo, il portavoce del Comando Centrale delle Forze Armate iraniane, Hatem Anbia, aveva dichiarato che la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln era stata colpita da un drone della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane nel Mar d’Oman, a circa 340 chilometri dal confine marittimo iraniano. La USS Abraham Lincoln e i suoi cacciatorpediniere si sono rapidamente allontanati e, da allora, si trovano a oltre 1.000 chilometri dalla zona.

 

Nel frattempo…

Marinai statunitensi feriti in un incendio a bordo di una portaerei impegnata nella guerra contro l’Iran, titola il Washington Post; la portaerei sarebbe la Gerald Ford – QUELLA Gerald Ford:

Sullo sfondo la portaerei USS Gerald Ford. Ai lati due gabinetti pieni di feci. Donald Trump sporco di feci in primo piano“Due marinai statunitensi sono stati curati per ferite non gravi dopo che giovedì è scoppiato un incendio a bordo della portaerei USS Gerald R. Ford. La Marina ha riconosciuto l’incidente in una dichiarazione, affermando che l’incendio si è verificato – ed è stato contenuto – nella lavanderia principale della nave e non è stato causato da un combattimento. L’incendio di giovedì è il secondo grave inconveniente per la portaerei in mare durante quello che è diventato un dispiegamento prolungato ad alta intensità. La Ford ha anche riscontrato ripetuti problemi idraulici. È probabile che la Ford venga sostituita in mare dal gruppo d’attacco della portaerei USS George HW Bush, che sta completando le attività di addestramento prima del dispiegamento”.

 

Intanto, il rendimento dei titoli di Stato USA continua a crescere:

Prima di Epic Fury era sotto il 4. La consolazione di Trump è che agli alleati va pure peggio: il rendimento dei Bund decennali tedeschi è passato dal 2,6% del 27 febbraio, al 2,9; quello dei decennali spagnoli dal 3,1 al 3,5. Ma indovinate un po’ a chi spetta la medaglia d’oro?

Esatto!!! Il rendimento dei BTP a 10 anni italiani è passato dal 3,3 al 3,8: 50 punti base tondi tondi; equivalgono, più o meno, a una bolletta da 5-6 miliardi di euro l’anno, il nostro simpatico crowdfunding per permettere agli alleati Bibi e Donnie di sterminare qualche altro migliaio di bambini mediorientali in allegria.

Tags: alleati natobtp e spreaddonald trumpeconomia di guerraescalation medio orienteguerra iran-usala newsletter di ottolinaottoparlanteportaerei usaprezzo del petroliosanzioni alla russiastretto di Hormuz
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