Il Marru
La Coalizione Epstein sta per concedere a Forrest Trump altri 20 giorni di tempo per provare perlomeno a fare finta di aver vinto questa fase della guerra mondiale contro il Nuovo Ordine Multipolare:

Come riporta in esclusiva il Wall Street Journal, LβAIE propone il piΓΉ grande rilascio di petrolio mai effettuato dalle riserve strategiche: βLa quantitΓ immessaβ, riporta lβarticolo, βsupererebbe i 182 milioni di barili di petrolio immessi sul mercato dai paesi membri dell’AIE in due rilasci nel 2022, quando la Russia lanciΓ² la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina, hanno affermato i funzionariβ; la misura sarebbe resa necessaria dal fatto che, nonostante gli annunci roboanti nelle varie deliranti conferenze stampa, Teheran continua ad essere tranquillamente in grado di bloccare a suo piacimento il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz:

Prima dellβinizio di questa ennesima aggressione illegale USA nei confronti dellβIran, attraverso lo Stretto di Hormuz transitavano in media 20 milioni di barili al giorno; lβagenzia propone di rilasciarne tra i 3 e i 400 milioni di barili, equivalenti, appunto, a 20 giorni di blocco dello Stretto. Ovviamente, se non Γ¨ mai stato fatto in questi oltre 50 anni – da quando lβAIE Γ¨ stata fondata nel 1974 – un motivo ci sarΓ …
Dal punto di vista della capacitΓ della talassocrazia statunitense di garantire la sicurezza energetica del capitalismo internazionale, siamo al livello piΓΉ critico di sempre da quando gli USA hanno imposto lβordine mondiale fondato sul petrodollaro:

LβAmerica Γ¨ diventata causa di caos nei mercati energetici mondiali, titola il Financial Times: quando, a inizio 2022, i 32 Paesi membri dellβAIE concordarono un rilascio di 182 milioni di barili per contrastare la crisi scatenata dallβinizio dellβOperazione Militare Speciale della Federazione russa in Ucraina, inizialmente i mercati reagirono con un aumento delle quotazioni del Brent nellβordine del 20%; lo avevano interpretato come la prova che la crisi petrolifera era piΓΉ grave del previsto. La situazione Γ¨ poi rientrata gradualmente nei giorni successivi. A questo giro, quando lβipotesi del rilascio delle riserve Γ¨ cominciata a trapelare, i mercati hanno reagito alla grandeΒ invertendo completamente quello che era stato uno dei piΓΉ rapidi e imponenti aumenti di prezzo del petrolio di sempre.
Quello che abbiamo imparato lunedΓ¬ scorso Γ¨ che la crisi energetica che il blocco di Hormuz Γ¨ in grado di scatenare Γ¨ il vero vincolo esterno che lβimperialismo USA Γ¨ tenuto ad osservare: lo schema Ponzi dei suoi mercati finanziari non Γ¨ in grado di reggere allβonda dβurto; Forrest Trump ha a disposizione questa finestra di tempo, durante la quale, perΓ², deve riuscire a rassicurare i mercati sullβesito. Come sempre, ci sta provando con una serie di annunci roboanti:

Gli Stati Uniti avrebbero eliminato 16 navi posamine nei pressi dello Stretto di Hormuz dopo che Donald Trump ha avvertito l’Iran di non posizionare esplosivi nello stretto canale: il Comando Centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle operazioni militari americane in Medio Oriente, ha affermato che le forze americane hanno βeliminato diverse navi iraniane il 10 marzo, tra cui 16 posamine vicino allo Stretto di Hormuzβ. Poche ore prima, il Segretario all’Energia statunitense Chris Wright aveva affermato che la Marina statunitense aveva scortato una petroliera attraverso lo stretto, fino a quando, in conferenza stampa, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt Γ¨ stata costretta ad ammettere che si trattava di una bufala:

Nonostante la reazione positiva dei mercati, secondo lβEconomist, Le opzioni di Donald Trump per raffreddare i prezzi del petrolio sono estremamente limitate: βParlando con chiunque non sia un trader di petrolioβ, scrive lβEconomist, βil nervosismo persiste, anche perchΓ© Trump non puΓ² porre fine alle ostilitΓ da solo, anche se fosse seriamente intenzionato a farlo. Il capo di Saudi Aramco, il colosso petrolifero mondiale, ha avvertito di conseguenze catastrofiche se la guerra si protraeβ; essere riusciti a far rientrare il balzo di lunedΓ¬ puΓ² instillare una certa dose di ottimismo, ma Γ¨ bene ricordarci che le proiezioni iniziali parlavano di un graduale aumento dei prezzi che avrebbe portato le quotazioni intorno a quota 120/130 dollari nellβarco di circa 3 settimane. Quello che Γ¨ successo alle prime ore di lunedΓ¬ Γ¨ che, di colpo, le 3 settimane si sono trasformate in 3 ore; quello che Γ¨ successo dopo, Γ¨ semplicemente tornare alle proiezioni iniziali al prezzo, appunto, di mettere sul tavolo il piΓΉ grande rilascio di riserve strategiche di tutti i tempi.
Secondo Haaretz, LβIran di Khamenei Jr. scommette su una brutale guerra economica di logoramento:

Haaretz sottolinea come il petrolio potrebbe a breve tornare a salire βdopo la decisione dell’Iraq di ridurre la produzione del 60%. La decisione Γ¨ stata seguita da misure simili da parte di Kuwait, Bahrein e Arabia Saudita. Nel frattempo, i depositi in Arabia Saudita si stanno rapidamente riempiendo, poichΓ© le petroliere vuote non riescono a raggiungere i porti petroliferi del Golfo Persicoβ; Haaretz sottolinea ancora come βGli stati arabi non prendono parte alla guerra, nonostante gli attacchi iraniani sul loro territorio. Teheran sembra scommettere che le difficoltΓ economiche susciteranno la rabbia dell’opinione pubblica in questi Paesi e ne mineranno la stabilitΓ – e la preoccupazione sta giΓ iniziando a diffondersiβ. Haaretz ricorda anche come, in realtΓ , βLβArabia Saudita non ha una rotta alternativa per l’esportazioneβ: come sappiamo, esiste βun oleodotto lungo circa 1.200 chilometri che va da Abqaiq, a est, fino a Yanbu, sul Mar Rosso. E gli Emirati Arabi Uniti, da parte loro, gestiscono un oleodotto che raggiunge il Golfo dell’Oman, oltre lo Stretto di Hormuz. Il petrolio che raggiunge Yanbu puΓ² proseguire attraverso il Canale di Suez verso il Mediterraneo e l’Europa, oppure proseguire verso l’Asia attraverso la rotta piΓΉ lunga. Tuttavia, finchΓ© gli Houthi dello Yemen non avranno deciso se unirsi alla guerra, la minaccia che rappresentano per questa rotta commerciale rimane significativa, cosΓ¬ come la loro capacitΓ di colpire direttamente gli impianti petroliferi sauditiβ.
In questa corsa contro il tempo, gli USA sembrano determinati a ricorrere allβartiglieria pesante:

Lβundicesimo giorno dellβoperazione Epic Fury, promette Pete Hegseth, sarΓ βil giorno di attacchi piΓΉ intensiβ contro lβIran fino ad oggi: Γ¨ vero che dare retta a Pete Hegseth Γ¨ un poβ come dare retta a un Fabrizio Corona qualsiasi, ma tantβΓ¨… βTra le risorse statunitensi coinvolte nei recenti attacchiβ, sottolinea The War Zone βc’Γ¨ il cacciatorpediniere classe Arleigh Burke USS Frank E. Petersen Jr. , visto ieri lanciare un missile d’attacco terrestre Tomahawk contro l’Iranβ; βSecondo quanto riferitoβ, inoltre, βla portaerei USS Gerald R. Ford Γ¨ in movimento. Sulla base dei dati di tracciamento dei voli open source, la super-portaerei starebbe ora operando nella zona centrale del Mar Rosso, al largo della costa di Jeddah, in Arabia Saudita. CiΓ² suggerisce che il gruppo d’attacco della portaerei si stia avvicinando al teatro di combattimento. Resta da vedere se attraverserΓ lo stretto di Bab El Mandeb, che i delegati iraniani in Yemen potrebbero mettere a repentaglioβ. βUlteriore potenza di fuoco a lungo raggio statunitense Γ¨ arrivata alla RAF di Fairford, in Inghilterra, dove altri tre bombardieri B-1B sono atterrati oggi. Questi si aggiungono ad altri tre B-1 arrivati ββvenerdΓ¬ e sabato, cosΓ¬ come ai tre B-52H atterrati ieri alla base aereaβ; ancora da capire se le antiaeree iraniane sono sufficientemente degradate da permettere il passaggio da attacchi stand off (con missili lanciati da aerei che si mantengono a debita distanza), ad attacchi diretti (con bombe a gravitΓ o di tipo JDAM sganciate a ridosso degli obiettivi). βLe immagini satellitariβ, continua The War Zone, βindicano recenti attacchi su almeno due diverse basi missilistiche iraniane, a Baharestan e Khormuj. Gli attacchi hanno preso di mira punti specifici sulla superficie di queste strutture, principalmente gli ingressi dei tunnel, limitando la possibilitΓ di spostare i missili dai loro depositi sotterranei o addirittura di depositarli sottoterra per proteggerli. Come abbiamo ripetutamente osservato, mantenere queste strutture sigillate Γ¨ chiaramente una prioritΓ assoluta per Stati Uniti e Israele, poichΓ© impedisce la presenza di tutte le armi a corto raggio sepolte al loro internoβ; il generale Dan Caine, presidente dello Stato Maggiore congiunto, avrebbe anche segnalato βuna riduzione degli attacchi iraniani, affermando che gli attacchi con missili balistici continuano a diminuire, del 90% rispetto all’inizioβ, ma βI media iraniani continuano a mostrare lanci di vari missili contro obiettivi nella regione, con quelli che si dice siano diretti contro basi militari statunitensi in Kuwait. Oltre al piΓΉ familiare missile balistico a corto raggio, le immagini includono anche missili da crociera iraniani della serie Paveh lanciati da terraβ.
In unβesclusiva, Reuters riporta che Finora almeno 150 soldati americani sono rimasti feriti nella guerra contro lβIran:

Intanto, come riportato anche da Middle East Eye, La Corea del Sud conferma che gli Stati Uniti stanno trasferendo i loro sistemi di difesa aerea in Medio Oriente:

Come ricorda Arnaud Bertrand su X, βquesta Γ¨ una notizia di enorme attualitΓ in Cina, considerando il grande clamore suscitato dallβinstallazione di questo dispositivo (il THAAD, appunto) nel 2017: il turismo cinese in Corea del Sud Γ¨ stato bloccato, il Lotte Group Γ¨ stato sostanzialmente chiuso in Cina (quasi tutti i 112 negozi cinesi di Lotte Mart sono stati chiusi a causa di problemi di sicurezza antincendio), Hyundai e Kia hanno dovuto chiudere le fabbriche, il k-pop Γ¨ scomparso dai media cinesi, ecc. E ora gli Stati Uniti lo stanno semplicemente smantellando per inviarlo in Medio Oriente… Quindi, letteralmente, per ottenere questo risultato, la Corea del Sud ha subito decine di miliardi di dollari di danni economici e ha danneggiato enormemente i suoi rapporti con il suo vicino e principale partner commerciale… solo per vedere gli Stati Uniti riprenderselo quando gli faceva comodoβ.

Il THAAD Γ¨ il sistema di difesa antibalistica piΓΉ sofisticato in dotazione alle forze armate USA: se Washington Γ¨ disposta a far incazzare Seoul per riprenderselo e portarlo in Medio Oriente, evidentemente lβannichilimento delle capacitΓ missilistiche iraniane, al momento, non Γ¨ altro che uno slogan da conferenza stampa; la sfida contro il tempo di Forrest Trump continua ad essere decisamente complicata.
Il Soddu
I mercati asiatici avanzano in modo moderato mentre attendono segnali sulla guerra. Oggi i mercati asiatici registrano guadagni moderati tra l’1 e il 3%, mentre gli investitori valutano gli sviluppi nel Medio Oriente e attendono indicazioni sulla durata della guerra in Iran: il petrolio oscilla intorno agli 85/90 dollari al barile dopo i forti cali di ieri; il mercato giapponese sale dello dell’1,40, quello sudcoreano (KOSPI) all’1,40% in attesa di dati, quello di Hong Kong in negativo dello 0,25%. Le economie importatrici di greggio respirano, ma restano caute per possibili interruzioni nelle forniture; il recupero dovrebbe essere guidato da aspettative di conflitto limitato e minore impatto sui costi energetici: il sentimento Γ¨ migliorato rispetto ai giorni precedenti, ma lβincertezza resta alta per inflazione e crescita globale. Anche lβindice australiano S&P/ASX 200 sale dello 0,59% nelle prime ore: gli investitori monitorano possibili interruzioni nelle forniture energetiche e lβimpatto sulle economie importatrici; il recupero riflette ottimismo per una risoluzione rapida del conflitto, ma con prudenza per i rischi residui di volatilitΓ (qui gli approfondimenti di CNBC e Yahoo Finance). Il mercato americano ha cancellato i guadagni precedenti, ma il sentimento asiatico resta ottimista: appare chiaro che se domani Trump dovesse smentirsi, o la guerra si allunga, questo rimbalzo potrebbe svanire in poche ore.
Le azioni di Hong Kong estendono il recupero con la proposta di rilascio di riserve petrolifere. Le azioni di Hong Kong estendono il recupero grazie alla proposta di rilascio di riserve petrolifere per contrastare lo shock energetico: il gigante delle batterie cinese Contemporary Amperex Technology guida i guadagni con un rialzo del 5% dopo risultati forti. Gli investitori comprano azioni del settore tecnologico e manifatturiero: il mercato riflette ottimismo per le misure di stabilizzazione dei prezzi energetici nonostante le tensioni in Medio Oriente.
I Paesi asiatici poveri di petrolio spingono per settimane di quattro giorni e condivisione di auto. I Paesi asiatici poveri di petrolio introducono misure di risparmio energetico come settimane lavorative di quattro giorni e condivisione di auto per affrontare lo shock dei prezzi del greggio causato dalla guerra in Iran; i governi mirano a ridurre il consumo di carburante e limitare lβimpatto economico sulle importazioni. Le misure riguardano soprattutto nazioni importatrici come Filippine, Thailandia, Vietnam e Pakistan: queste iniziative aiutano a mitigare lβinflazione e il rallentamento della crescita.
La Cina emerge come rifugio inatteso mentre lo shock del petrolio colpisce i mercati globali. La Cina emerge come rifugio inatteso per gli investitori mentre lo shock del petrolio, dovuto alla guerra in Iran, colpisce i mercati globali: le azioni cinesi guadagnano terreno grazie alle riserve energetiche strategiche accumulate negli anni. Gli investitori spostano capitali verso Pechino per proteggersi dalla volatilitΓ : il mercato riflette fiducia nella capacitΓ cinese di gestire lβimpatto energetico grazie a diversificazione e accordi con produttori alternativi; il recupero arriva dopo giorni di forti cali regionali causati dalle tensioni nel Medio Oriente (qui gli approfondimenti di Bloomberg (1) e di Bloomberg (2)).
La guerra in Iran potrebbe spingere lβeconomia americana giΓ debole oltre il limite. La guerra in Iran potrebbe spingere lβeconomia americana giΓ debole oltre il limite con calo dellβoccupazione, crescita rallentata e rischi di inflazione; lo shock petrolifero rischia di provocare recessione negli Stati Uniti; lβarticolo di Asia Times analizza come lβaumento dei prezzi energetici e la distrazione militare possano aggravare problemi strutturali americani.
Il Primo ministro giapponese segue da vicino la crisi in Medio Oriente. Il Primo ministro giapponese monitora la crisi in Medio Oriente durante le riunioni legislative: Tokyo rafforza alleanze con produttori di petrolio per garantire stabilitΓ energetica; il governo prepara piani di emergenza per importazioni e riserve strategiche.
LβIndia Γ© preoccupata per i prezzi del petrolio. LβIndia segue la guerra in Iran con allarme per lβaumento dei prezzi energetici: Nuova Delhi accelera la diversificazione dei fornitori e rafforza le riserve strategiche; il governo Modi prepara misure per mitigare lβimpatto sullβeconomia. E’ lβimpegno indiano per stabilitΓ energetica nonostante le tensioni geopolitiche.










