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Le vere ragioni economiche dell’offensiva di Trump contro l’Unione europea

OttolinaTV by OttolinaTV
09/12/2025
in Economia, Europa, In evidenza, Pane e Volpi, U.S.A.
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Fermo, fermo! Stòppati subito! Smetti di scrollare a caso, che questa la devi sentire assolutamente! Ti sarà capitato qualche volta, almeno di sfuggita, di sentire che l’Europa è in crisi, che l’economia è una merda e che ormai siamo destinati all’estinzione, no? Ecco: a quanto pare, forse, non più! Secondo quello che circola in queste ore in rete, infatti, saremmo a un passo da liberarci dalle élite che c’hanno dissanguato fino ad oggi, e indovinate un po’ chi è che ci salverebbe? Esatto: lui! Il supereroe col ciuffo più sbarazzino del mondo libero e democratico: Forrest Trump. Altro che BRICS! Altro che mobilitazioni popolari! In pieno stile Batman, alla fine, a salvarci il culo tocca sempre a qualche povero miliardario e voi, rosiconi, che magari ne parlate pure male: secondo quanto si legge in rete, Trump sarebbe a un passo da liberare i popoli europei dal giogo delle élite globaliste, e l’avrebbe pure fatto scrivere nero su bianco sulla nuova National Security Strategy, il documento che mette in fila le priorità di politica internazionale della Casa Bianca e che però, forse, non proprio tutti hanno letto troppo attentamente; perché in quel documento, ahimè, non c’è traccia della volontà di contribuire all’implosione dell’Ue: d’altronde, l’hanno inventata gli USA e ha sempre servito benissimo i loro interessi. Il punto, semmai, è che l’agenda degli USA, per cause di forza maggiore, è cambiata; e, quindi, anche l’Unione europea deve cambiare, ma solo per “servire meglio, invece di ostacolare, gli interessi USA”; d’altronde, ho sempre avuto abbondantemente sul cazzo Batman: figuriamoci il suo sosia con la testa a forma di scopettone del cesso.

Ma andiamo per gradi, e facciamo un piccolo ripassino: c’era una volta l’Occidente collettivo; le élite del mondo libero e democratico vivevano d’amore e d’accordo e tutti riconoscevano l’autorevolezza della cabina di regia, che non stava né a Bruxelles, né a Washington e nemmeno ai piani alti della NATO o del G7, ma a Wall Street. E’ il famoso Wall Street Consensus, quando le regole d’ingaggio erano chiare e semplici e l’1% viveva felice e contento secondo i dettami della globalizzazione neoliberista: il grosso dei lavori sporchi e cattivi era appaltato agli Umpa Lumpa che vivevano alla periferia del sistema mondo e i principini e le principessine del mondo libero e democratico non dovevano fare altro che prendere i gettoni d’oro prodotti dagli Umpa Lumpa e portarli nella fabbrica dei soldini di Wall Street, dove si moltiplicavano da soli, senza dover fare assolutamente niente; fino a quando uno spettro non ha cominciato a rompere questo incantevole idillio – lo spettro della propaganda putiniana. Nutrendosi con i frutti dell’albero della propaganda putiniana, gli Umpa Lumpa hanno cominciato a perdere l’innocenza e sono diventati sempre più sospettosi e rancorosi, fino all’impensabile: si sono messi in testa che almeno una parte dei gettoni d’oro che, fino ad allora, davano in dote ai principini e alle principesse, se la potevano tenere per loro; da lì in poi, quell’equilibrio idilliaco che aveva dominato per decenni ha cominciato a scricchiolare. Il mondo libero e democratico ha realizzato che gli Umpa Lumpa avevano più potere di quanto, fino ad allora, non erano stati disposti ad ammettere e che il mondo incantato dei principini e delle principesse, caduto l’incantesimo, non aveva gli strumenti necessari per imporgli con la forza di continuare a prenderla nel culo senza reagire.

A quel punto, nella fabbrica incantata di Wall Street hanno realizzato che moltiplicare i gettoni d’oro non bastava più: bisognava produrre anche le cosine che servono per obbligare gli Umpa Lumpa a starsene tranquillini e non alzare la testa, tipo le munizioni all’uranio impoverito, le bombe a grappolo e i missili balistici intercontinentali con le loro testate nucleari; finisce così l’era del mondo incantato e si torna alla realtà brutta e cattiva, un po’ come quell’episodio di Mio Mini Pony dove la magia della disperazione ha fatto perdere a tutti fiducia e speranza, i colori sfavillanti sono scomparsi ed è diventato tutto grigio . Costretti ad abbandonare il loro mondo incantato, le élite europee si sono cominciate a porre dubbi che non avevano mai accarezzato prima e hanno cominciato a vedere la fabbrica incantata dei soldini di Wall Street per quello che era: una bolla, pronta ad esplodere e far sparire, così, tutti i gettoni d’oro che c’avevano buttato fino ad allora. Serviva una exit strategy e quella exit strategy si chiama Agenda Draghi, che si pone un obiettivo chiaro: costruire una nuova fabbrica di soldini in Europa; per farla, però, bisogna ricreare le condizioni che hanno permesso agli USA di rendere Wall Street quella che conosciamo oggi, a partire da un unico, grande mercato e dall’offerta di tanti bellissimi e coloratissimi prodotti finanziari. Per farlo, bisogna trasformare l’Unione europea, a tutti gli effetti, in un vero super-Stato come gli USA: gli Stati Uniti d’Europa; l’ossessione di Forrest Trump contro l’alleato europeo sta tutta qua.

La bolla di Wall Street, infatti, nonostante tutto continua a non esplodere per un solo, semplice motivo; e, cioè, che le élite globali hanno una quantità spropositata di gettoni d’oro e poche alternative alla fabbrica dei soldini di Wall Street in grado di assorbirli tutti: i mercati azionari USA, da soli, sono più grandi di tutti quelli del resto del mondo messi assieme, e le magnifiche 7, le mega-corporation dell’intelligenza artificiale, capitalizzano da sole oltre il 15% della capitalizzazione di borsa globale. Ora, tutto quello che Trump deve provare a fare se vuol fare l’America Great Again, rende quella bolla sempre più vicina ad esplodere; tutti lo sanno, ma, semplicemente, non sanno dove altro mettere i loro quattrini: ed ecco, allora, che per Forrest Trump impedire la nascita di altri poli finanziari in grado di competere con Wall Street diventa le priorità assoluta e il cuore della National Security Strategy. Quando parla di impedire con ogni mezzo necessario che emergano altre potenze egemoni, anche solo a livello regionale, intende esattamente quello: gli USA, ammette, non hanno più la forza di imporre la loro egemonia ovunque; possono, però, contribuire al consolidarsi di equilibri a livello regionale che impediscano l’emergere di potenze sufficientemente grandi e autonome da rappresentare un competitor degli USA come porto sicuro per i capitali finanziari globali. E nella lotta per garantirsi l’afflusso di capitali finanziari, il polo in assoluto potenzialmente più pericoloso è proprio quello dell’Unione europea, se non altro per un semplice motivo: a differenza che in Cina, in Europa c’è una forma di dittatura delle oligarchie finanziarie, esattamente come negli USA.

Un esempio su tutti: il ruolo della banca centrale, che in Cina è uno strumento al servizio dell’economia reale, e nell’eurozona al servizio della rendita del capitale finanziario; e, ovviamente, le oligarchie i soldi preferiscono metterli dove c’è la dittatura della finanza. Se l’Ue riuscisse a creare un mercato unico sufficientemente grande, con un numero sufficiente di mega-corporation continentali quotate sufficientemente grandi e un’industria finanziaria all’altezza, l’unica carta che tiene in piedi ancora la bolla USA verrebbe meno; ed ecco spiegato perché, per Trump, bastonare l’Ue è diventato più importante anche di contenere sia Russia che Cina – o, perlomeno, più urgente. E chi siamo noi per dirgli di no? Di sicuro, non saremo noi a scendere in piazza con Carletto Calenda e Mario Monti per difendere questo obbrobrio creato ad hoc dalle élite occidentali per finire di distruggere quello che rimaneva delle democrazie moderne del vecchio continente; ma anche sperare che Trump risolva i nostri problemi e restituisca l’Europa al popolo, potrebbe risultare leggermente velleitario, nonostante le apparenze.

Nella National Security Strategy c’è un passaggio che sembra scritto da un ottoliner: “L’unità politica fondamentale del mondo è e rimarrà lo Stato-nazione”, scrivono; e, sottolineano, ci dovremmo battere “per i diritti sovrani delle nazioni”, “contro le incursioni delle più invadenti organizzazioni transnazionali che minano la sovranità”, e non c’è istituzione transnazionale al mondo che abbia minato la sovranità degli Stati nazionali più di quella schifezza che è l’Unione europea (e, fin qui, siamo d’accordo). Ma gli USA di Trump e i loro partiti vassalli in Europa, ahimè, non hanno nessunissima intenzione di smantellare l’Unione europea e restituire agli Stati-nazione europei la loro sovranità: l’Unione europea è stata inventata dalle oligarchie occidentali, tutte insieme appassionatamente, come strumento contro l’esercizio della democrazia da parte dei popoli europei – e, in quel senso, continua ad essere utilissima; è solo che, col mondo che cambia, è cambiata anche l’agenda USA e ora l’Unione europea, come le altre organizzazione transnazionali inventate dagli USA per servire i loro interessi, devono essere riformate “in modo che assistano, anziché ostacolare, gli interessi americani” – e a tal fine, sottolineano, “la crescente influenza dei partiti patriottici europei dà davvero motivo di grande ottimismo”.

Esatto, avete capito bene: i partiti patriottici, tipo quello della Meloni, fanno ben sperare che sarà possibile non tanto distruggere l’Unione europea (che sarebbe una figata), ma riformarla per renderla (nuovamente) pienamente allineata agli interessi del padrone di Washington, nonostante abbia cambiato radicalmente agenda; banalmente, significa che Bruxelles rimarrà esattamente dov’è quando si tratta di imporre l’austerity ai singoli Paesi o quando si tratta di fare shopping di armi USA che il Pentagono non vuole più, ma non potrà organizzare il polo finanziario alternativo agli USA previsto dall’Agenda Draghi. La dialettica interna al partito unico dell’Occidente oligarchico e guerrafondaio sta tutta qui, tra i Meloni che vogliono fare la guerra ai Paesi ribelli del Sud globale come junior partner degli USA, e i Calenda che la vogliono fare da protagonisti; ne abbiamo parlato con qualcuno che non ha nessuna intenzione di farsi arruolare né dall’uno, ne dall’altro: il nostro sempre lucidissimo Alessandro Volpi.

Tags: agenda draghialessandro volpiausteritybolla finanziarianational security strategypane e volpiunione europeawall street
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