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La nuova dottrina Monroe di Trump è l’imperialismo MAGA – ft. John Bellamy Foster

OttolinaTV by OttolinaTV
05/12/2025
in Cultura, Internazionale, U.S.A.
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In questa seconda parte dell’intervista con John Bellamy Foster, analizziamo la politica estera trumpiana a seguito dell’articolo The Trump Doctrine and the New MAGA Imperialism, pubblicato nel numero di giugno 2025 di Monthly Review. L’analisi inizia con una panoramica dei quattro pilastri della dottrina, sviluppati dall’analista Michael Anton, un punto di riferimento teorico fondamentale per la politica estera di Trump già durante la prima amministrazione Trump. Populismo nazionalista, rifiuto dell’internazionalismo liberale, nazionalismo applicato in modo coerente a ogni Paese, ritorno ai concetti di ethne e polis come definizione omogenea delle identità nazionali: sembra assurdo, ma questo è scritto dallo stesso Anton, in prima persona, su Foreign Policy nel 2018. Questa concezione sembra confermare l’analisi che Ottolina ha da tempo proposto: la dottrina trumpiana equivarrebbe a un “imperialismo di tipo B”, diverso dall’imperialismo di tipo A sostenuto dai Democratici; all’idea di un impero globale, difesa attraverso narrazioni come democrazie contro autocrazie o improbabili giardini ben curati, Trump contrappone un imperialismo più pragmatico, disposto a scendere a compromessi in alcune aree (vedi la Russia) per concentrarsi sull’obiettivo strategico, cioè contenere la Cina. Questo, tuttavia, significa un’intensificazione dei meccanismi di centralizzazione imperiale all’interno delle aree sotto l’influenza statunitense: in primis il continente americano, ma anche l’Europa, sempre più trasformata in un vassallo da cui estorcere tributi imperiali. Nell’intervista, affrontiamo il conflitto in Medio Oriente tra Israele e Iran, le recenti tensioni in Nigeria e l’ormai prolungata crisi venezuelana; il filo conduttore, come sottolinea Foster, è il conflitto con la Cina e il tentativo di consolidare il dominio statunitense in aree ritenute almeno potenzialmente controllabili, da cui estorcere tributi imperiali. In questo senso, il controllo sugli idrocarburi si accompagna ora alla necessità di accaparrarsi quelle terre rare così cruciali per il sostentamento della grande tecnologia statunitense e della sua bolla finanziaria. L’avversario strategico è chiaramente identificato nella Cina, mentre la Russia è vista come una potenza con cui scendere a compromessi nel tentativo di ridimensionare – o, quantomeno, mettere in discussione – la partnership senza limiti emersa in opposizione alla politica estera democratica, che era invece determinata a impegnarsi in un confronto globale a partire proprio dalla Russia, identificata come il partner minore del sistema BRICS egemonizzato dalla Cina. Con questa analisi in mente, come europei, non possiamo che accogliere con favore il fatto che a causa delle contraddizioni interne al blocco imperialista statunitense, e non per una presunta volontà antimperialista da parte di Trump, una piccola apertura verso la pace in Europa sembra emergere. Questo è esattamente ciò di cui le nostre élite guerrafondaie sono terrorizzate: dopo anni di guerra per procura fino all’ultimo ucraino, si sono recentemente spinte fino a discutere di coscrizione obbligatoria, piani di riarmo da 800 miliardi di euro e persino attacchi preventivi contro una potenza che possiede oltre 6.000 testate nucleari. Come conclude John Bellamy Foster, “la pace è un valore in sé”; consapevoli che Trump non è un paladino del multipolarismo, ciò di cui avremmo invece bisogno è un’Europa capace di fare leva sulle contraddizioni interne all’amministrazione repubblicana per invertire il declino decennale del nostro continente e restituirgli un ruolo di autentico attore nella politica internazionale: questo significherebbe la pace in Ucraina e la riapertura del dialogo (e degli scambi commerciali) con il mondo BRICS, esattamente l’opposto dell’abisso in cui ci stanno trascinando le nostre classi dirigenti, spesso (inconsapevolmente?) sostenute da esponenti della sinistra imperialista che hanno sostituito il materialismo dialettico e l’analisi concreta delle condizioni concrete con un idealismo metafisico che li rende, semplicemente, gli utili idioti dell’imperialismo.

Tags: 99 media99mediabricsdonald trumpimperialismojohn bellamy fosterMAGAottolina english
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