
di Clara Statello
Gli Stati Uniti e le Filippine hanno avviato la più grande edizione delle esercitazioni militari congiunte Balikatan, nel segno dell’assoluta continuità politica da Biden a Trump in Asia. Circa 6.000 filippini si sono uniti agli oltre 12.000 americani che dal 21 aprile si addestreranno fino al 9 maggio, con simulazioni di battaglie su vasta scala contro scenari che coinvolgono la Cina. Gli USA schiereranno un secondo sistema missilistico Typhon nelle Filippine, rafforzando la loro presenza militare nella regione. Inoltre impiegheranno per la prima volta il lanciamissili antinave NMESIS, che con una gittata di 185 chilometri, potrebbe minacciare le navi che entrano nello Stretto di Luzon se posizionato di fronte Taiwan.
La Marina Militare filippina (PN) schiererà la sua arma antinave più potente, il missile da crociera superficie-superficie “sea-skimming” LIG NEX 1 C-Star di fabbricazione sudcoreana che verrà schierato durante la fase di “attacco marittimo” (MARSTRIKE) delle esercitazioni che simuleranno l’affondamento di una nave dismessa il 5 maggio. Inoltre testeranno il nuovo lotto di missili supersonici Brahmos di fabbricazione indiana. Giappone e Australia partecipano direttamente alle manovre, mentre diversi paesi europei, tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia e Paesi Bassi assistono come osservatori.
L’esercito filippino ha manifestato il suo potenziale coinvolgimento in qualsiasi scenario di guerra con la Cina per la vicina Taiwan. All’inizio di questo mese, il capo dell’esercito filippino, il generale Romeo Brawner, ha chiarito che Manila non sarebbe rimasta impassibile se Pechino avesse adottato misure drastiche contro l’isola autonoma, che però è riconosciuta dal diritto internazionale territorio della Repubblica Popolare Cinese.
In risposta la guardia costiera cinese ha preso il controllo della barriera corallina Sandy Cay, raggiungendo l’isola contesa e piazzando la bandiera della RPC. Secondo il diritto marittimo internazionale, la conquista è importante perché consentirebbe alla Cina di ottenere il controllo delle acque territoriali dell’isola entro un raggio di 12 miglia nautiche. Tuttavia, dai resoconti filippini, non sembra che le forze cinesi si siano insediate e dunque l’operazione sembra avere uno scopo puramente dimostrativo.















