
di Alessandro Bartoloni Saint Omer
Quando i Comuni affogano nei debiti, c’è sempre qualcuno pronto a speculare e, guarda caso, a bussare alla porta sono sempre loro: fondi immobiliari, Invimit, Confindustria e una cabina di regia al MEF che, sotto la nobile etichetta di valorizzazione, si prepara all’ennesimo smantellamento del patrimonio pubblico. Nel frattempo, le città italiane vengono svuotate dei propri abitanti: negli ultimi dieci anni, in città come Firenze, Napoli e Roma, una casa in affitto su due è sparita, risucchiata nel vortice di Airbnb e delle rendite facili. I canoni sono saliti ovunque, mentre gli acquisti immobiliari hanno ormai un solo scopo: la speculazione; lo dice Tecnocasa, non un centro sociale.
A Napoli, il Comune ha timidamente proposto di limitare gli affitti brevi al 30% delle case nel centro storico, una soglia già insostenibile, come denuncia la campagna SET – Resta Abitante che ha bloccato, almeno per ora, il passaggio di case popolari a Invimit; perché sì, il piano era (è) proprio questo: affidare le case pubbliche a una società di gestione del risparmio, che – tenetevi forte – assegnerebbe gli alloggi premiando i redditi più alti, escludendo le famiglie sotto i 15.000 euro. Altro che emergenza abitativa: qui si applica darwinismo sociale di Stato!
Ma il punto è più profondo: oltre la metà del debito degli enti locali deriva da interessi della Cassa Depositi e Prestiti: è un debito costruito a tavolino per legittimare la svendita del pubblico e spalancare le porte ai privati, un meccanismo tossico, fallimentare sul piano economico e devastante su quello sociale. Gli effetti? Sono sotto gli occhi di tutti. Prendete il caso degli studenti: una gestione talmente miope e clientelare che rischia di bruciare 1,2 miliardi del PNRR, con appena 11.000 posti letto creati su 60.000, in gran parte da enti ecclesiastici; a pagare, come sempre, sono gli ultimi. E il trend è chiaro: Bologna, Milano, Roma, Firenze… Tutte sulla stessa traiettoria: città svuotate, studenti espulsi, famiglie escluse, il patrimonio pubblico svenduto. E la politica che chiama tutto questo riqualificazione.















