Il Marru
A poche ore dallo scadere dell’ennesimo ultimatum, Trump spera che gli iraniani siano svegli quanto il telespettatore medio di Fox News e si affida, ancora una volta, alle minacce:

Il presidente intensifica le minacce di colpire le infrastrutture civili se Teheran non raggiungerà un accordo entro martedì sera, titola il Financial Times: “L’intero Paese può essere messo fuori combattimento in una sola notte, e quella notte potrebbe essere domani sera“, ha dichiarato Forrest Trump ai giornalisti ieri alla Casa Bianca; ha inoltre specificato che gli Stati Uniti avevano un piano “in base al quale ogni ponte in Iran sarebbe stato distrutto“ e “ogni centrale elettrica in Iran sarebbe stata messa fuori servizio, in fiamme, esplodendo e non sarebbe mai più stata utilizzata“ entro poche ore dalla scadenza da lui fissata per martedì alle 20.00, ora di New York. Il comando militare iraniano ha definito le ultime minacce di Trump deliranti: “Trump in passato aveva già intensificato le sue minacce per poi fare marcia indietro”, ricorda il Financial Time, “ma lunedì ha affermato che era altamente improbabile che prorogasse la scadenza di martedì”; “Le dichiarazioni del presidente alla Casa Bianca, lunedì”, sottolinea ancora l’articolo, “sono giunte poche ore dopo che Iran e Stati Uniti si erano reciprocamente respinti le rispettive proposte per porre fine alla guerra”.
Anche il Wall Street Journal è pessimista:

Le speranze di un accordo con l’Iran si affievoliscono in vista della scadenza di martedì sera, titola: “I negoziatori”, sottolinea l’articolo, “sono pessimisti sul fatto che l’Iran cederà alla richiesta del presidente Trump di riaprire lo Stretto di Hormuz prima della scadenza di martedì sera, aprendo così la strada a possibili attacchi statunitensi contro ponti e centrali elettriche iraniane, in una nuova escalation del conflitto”; “Le speranze di un accordo”, continua l’articolo, “si sono affievolite lunedì mattina dopo che l’Iran ha respinto la proposta di cessate il fuoco degli Stati Uniti, sostenendo che Washington cercava concessioni massimaliste, anche sul suo programma nucleare”. “Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi”, specifica però l’articolo, “Trump non vede l’ora di porre fine alla guerra. Il presidente si rende conto che l’opinione pubblica americana ha una tolleranza limitata per ulteriori operazioni militari e, lunedì, ha dichiarato ai giornalisti di preferire conservare il petrolio iraniano, pur essendo consapevole della diffusa opposizione a un dispiegamento a lungo termine in Iran. Inoltre, i repubblicani stanno discretamente comunicando a Trump il timore che l’aumento dei prezzi della benzina, in un contesto di prolungato conflitto in Medio Oriente – in contrasto con le promesse elettorali del presidente – possa compromettere le loro possibilità di vittoria alle elezioni di medio termine di novembre”; allo stesso tempo, rispetto all’attacco indiscriminato alle infrastrutture civili che scatterebbe dopo la scadenza dell’ultimatum, l’articolo ricorda che “Trump ha dichiarato che il popolo iraniano appoggia queste azioni, sostenendo che si arrabbierebbe se gli attacchi statunitensi cessassero. Vogliono sentire le bombe perché vogliono essere liberi, ha affermato”.
Secondo quanto riportato da Ynet News, per portare la libertà agli iraniani, nel bel mezzo delle operazioni di soccorso per recuperare il pilota dell’F-15 abbattuto, gli USA sarebbero tornati a schierare due bombardieri B-2 e ad impiegare la madre di tutte le bombe:

“Durante la notte tra lunedì a martedì”, riporta Ynet News, “Fox News ha riferito che durante gli sforzi di salvataggio, il comandante degli Stati Uniti Brad Cooper, ha ordinato un attacco su un quartier generale sotterraneo della Guardia Rivoluzionaria iraniana vicino a Teheran. La missione è stata effettuata da bombardieri B-2 utilizzando bombe bunker buster GBU-57, conosciute come la madre di tutte le bombe”; Cooper, continua l’articolo, “avrebbe ordinato ai bombardieri B-2 di decollare dalla Whiteman Air Force Base negli Stati Uniti dopo aver ricevuto intelligence sensibile sulla posizione di un gran numero di comandanti della Guardia Rivoluzionaria all’interno del bunker sotterraneo vicino a Teheran”.
The War Zone dedica un lungo articolo alla ricostruzione dell’operazione di soccorso: l’articolo ricorda come “La missione di salvataggio ha coinvolto centinaia di soldati, decine di velivoli, e una serie di operazioni diverse che hanno riguardato oltre mezza dozzine di diverse zone dell’Iran”; ed era soltanto la prima, quella per recuperare il pilota. Secondo quanto affermato dal Pentagono, la task force di ricerca e soccorso in combattimento (CSAR) era composta da aerei HC-130J Combat King, da elicotteri HH-60W Jolly Green II e dal supporto di una decinda di jet A-10C Thunderbolt II: l’A-10 che guidava lo schieramento e che era il principale responsabile delle comunicazioni con il pilota abbattuto, ha sottolineato in conferenza stampa il Generale Caine, “è stato colpito da fuoco amico. Il pilota ha continuato a combattere, ha proseguito la missione e poi, una volta uscito dal territorio, ha fatto atterrare il suo aereo in un altro Paese e ha stabilito che l’aereo non era in grado di atterrare… Il pilota ha quindi deciso di eiettarsi sul territorio amico ed è stato recuperato rapidamente e in sicurezza e sta bene”. Dopo aver recuperato il pilota dell’F-15E, ha affermato Caine, l’HH 60W Jolly Green ”è stato preso di mira da ogni singola persona in Iran che possedeva un’arma da fuoco leggera, e uno degli aerei, quello che seguiva, è stato colpito più volte”:

Ma il bello doveva ancora arrivare: rimaneva da recuperare l’altro membro dell’equipaggio dell’F-15, nome in codice DUDE 44 Bravo, l’ufficiale di volo responsabile dei sistemi d’arma, dei sensori e delle comunicazioni. “L’ufficiale addetto al controllo del traffico aereo”, sottolinea The War Zone, “era ancora là fuori, da solo e braccato da militari e civili. Le autorità di Teheran avevano offerto una cospicua ricompensa per la sua cattura. Se fosse stato catturato o ucciso, sarebbe stato un enorme successo propagandistico per l’Iran e un grosso problema per gli Stati Uniti”: DUDE 44 Bravo “è rimasto gravemente ferito e bloccato in una zona brulicante di terroristi del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, un gruppo pericoloso, nonché della milizia Basij e delle autorità locali”, ha raccontato Trump, che ha assistito a tutta la scena in tempo reale. Nonostante il pericolo, l’agente si è arrampicato sulle pareti rocciose sanguinando copiosamente, si è medicato le ferite e ha contattato le forze americane per comunicare la sua posizione, ha continuato il presidente”. A localizzarlo sarebbe stata la CIA che, ha dichiarato il direttore John Ratcliffe durante la conferenza stampa, “possiede capacità uniche che solo il presidente può impiegare. Alcune di queste capacità rientrano nell’ambito delle operazioni segrete, e poiché segrete significa proprio questo, non potrò rivelarvi tutto ciò che desiderate sapere. Su indicazione del presidente, abbiamo impiegato risorse umane e tecnologie sofisticate, di cui nessun altro servizio di intelligence al mondo è in possesso, per affrontare una sfida ardua, paragonabile alla ricerca di un singolo granello di sabbia in mezzo al deserto”; una volta localizzato l’agente, ”abbiamo immediatamente mobilitato un’imponente operazione per recuperarlo dalla montagna”, ha continuato Trump: “La seconda missione di salvataggio ha coinvolto 155 velivoli, tra cui quattro bombardieri, 64 caccia, 48 aerei cisterna per il rifornimento in volo, 13 aerei di soccorso e altri ancora”. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i bombardieri hanno sganciato la bellezza di 100 bombe da 2000 libbre, vale a dire circa 900 kg: “Tutte queste risorse, tuttavia”, sottolinea The War Zone, “non erano destinate solo al luogo in cui si trovava l’agente. Molti di questi velivoli partecipavano a operazioni diversive per depistare gli iraniani e farli desistere dal loro obiettivo”; ”Volevamo far credere loro che fossimo in un luogo diverso, perché avevano schierato un’enorme forza militare, migliaia e migliaia di persone che li stavano cercando”, ha dichiarato Trump. Nel frattempo, “I militari avevano creato un punto di rifornimento e armamento avanzato in una fattoria”, ha affermato ancora Trump: avrebbe dovuto permettere l’atterraggio di due giganteschi aerei da trasporto per operazioni speciali MC-130J, con le stive piene di tutto, compresi diversi elicotteri H-6 Little Bird; dopo aver ritrovato l’agente ferito, sarebbe stato immediatamente riportato nel punto rifornimento allestito nella fattoria, ma i problemi non erano terminati: il terreno della fattoria, ha sottolineato lo stesso Trump, “era bagnato e sabbioso” e rendeva impossibile il decollo degli MC-130J. Hanno deciso, quindi, di farli saltare in aria insieme a buona parte di quello che avevano nelle stive e, al loro posto, “sono arrivati aerei più leggeri e veloci”, ha detto Trump: “Quest’operazione di salvataggio”, commenta The War Zone, “è stata senza dubbio un raggio di luce per la Casa Bianca e il Pentagono, assediati dalle critiche internazionali per una guerra impopolare che si protrae da oltre un mese senza una chiara fine in vista”, ma ha anche sottolineato come, “per quanti danni siano stati inflitti da Stati Uniti e Israele alle infrastrutture di difesa aerea della Repubblica Islamica, l’Iran rappresenta ancora un pericolo per gli equipaggi che sorvolano il suo spazio aereo”. Un tale impiego di risorse per salvare un unico pilota non poteva che destare, però, qualche sospetto: come ha sottolineato lo stesso Trump, “C’erano militari, molto professionali, che avrebbero preferito non farlo e che dicevano: Non si fa. Non ci si addentra nel cuore di un esercito così potente“.
Secondo Brian Berletic, “L’operazione statunitense in Iran che ha coinvolto C-130, MH-6 e A-10 è stata probabilmente un’offensiva trasformatasi in disastro a causa delle perdite di F-15/A-10”: Berletic ricorda come “nel 2023, i media del Wyoming hanno riportato un’esercitazione delle forze speciali lungo un’autostrada che prevedeva esattamente il tipo di operazione di cui si è parlato in profondità nel territorio iraniano: l’atterraggio di C-130 e lo sbarco di elicotteri MH-6 per proiettare la potenza in profondità nel territorio nemico”; “È possibile che un’operazione del genere sia stata lanciata a supporto delle operazioni di ricerca e soccorso”, continua Beletic, “ma il fatto che sia stata sviluppata principalmente per proiettare la propria potenza nell’ambito del più ampio impiego agile in combattimento (ACE, Agile Combat Employment) apre alla possibilità che si trattasse di un’operazione delle forze speciali andata male o compromessa dalla perdita degli aerei di supporto aereo, e che si sia conclusa con una costosa operazione di ricerca e soccorso”. A spiegare la logica dell’operazione, durante l’esercitazione, ci aveva pensato il tenente colonnello Dave Meyer, secondo il quale “Un avversario che anche fosse in grado di negare l’uso di una base militare o un aeroporto, non sarebbe comunque in grado di difendere ogni singolo miglio lineare di strada. È semplicemente un territorio troppo vasto da coprire e questo ci dà accesso a luoghi e aree che loro non possono assolutamente difendere”: “Probabilmente”, commenta Berletic, “non è una coincidenza che l’esercito statunitense si stesse addestrando in un terreno simile a quello iraniano per operazioni che sapevano di dover condurre in Iran già dal 2023”; secondo Berletic, infatti, “Condurre in Iran già dal 2023 – come ho ripetutamente spiegato – questa guerra non riguarda Israele che inganna gli Stati Uniti per trascinarli in guerra, ma gli Stati Uniti che conducono una guerra per la quale si sono preparati per decenni, indipendentemente da chi sia il presidente e dalla retorica che ha usato prima delle elezioni”. Come riporta Al Mayadeen, “Le dichiarazioni iraniane hanno descritto l’operazione non come un’azione di salvataggio circoscritta, bensì come un’incursione fallita che ha coinvolto diversi velivoli statunitensi, intercettati e distrutti in seguito a una rapida azione difensiva”; “Le autorità hanno inoltre evidenziato incongruenze operative nella versione dei fatti fornita dagli Stati Uniti, tra cui discrepanze nella posizione indicata per il salvataggio rispetto al luogo dell’incidente”: “Queste versioni contrastanti alimentano ulteriori speculazioni sulla vera natura e sugli obiettivi della missione. Al di là dell’immediata dimensione tattica del recupero del personale, l’operazione solleva interrogativi sul fatto che sia servita come sonda per un’offensiva aviotrasportata e terrestre più complessa, mirata alle infrastrutture strategiche dell’Iran, in particolare al suo programma nucleare”.
Nel frattempo, aumentano i segnali che lasciano pensare che gli alleati degli USA non abbiano intenzione di aspettare i comodi di Trump e abbiano deciso di provare a parlare direttamente con Teheran:

Il Japan Times riporta le affermazioni di Takaichi Sanae secondo la quale “Il Giappone sta organizzando un vertice con l’Iran”; secondo l’articolo, “La premier Sanae Takaichi ha dichiarato di voler avviare un dialogo con il leader iraniano”: “Continueremo a fare tutto il possibile per trovare una via d’uscita da questa situazione e tornare alla pace”, avrebbe affermato ieri durante una sessione parlamentare. “Nei giorni scorsi”, ricorda ancora l’articolo, “due navi giapponesi sono riuscite ad attraversare con successo il canale, per la prima volta dall’attacco congiunto israelo-americano all’Iran di oltre un mese fa”: “La compagnia giapponese Mitsui OSK Lines ha confermato venerdì che una nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), di cui detiene una quota, ha attraversato lo Stretto”.
Secondo un’esclusiva della testata sudcoreana Hankyoreh, invece, “Il presidente coreano Lee ordina una revisione degli aiuti umanitari all’Iran per il salvataggio delle navi incagliate”:

L’articolo sottolinea come “Con 26 navi battenti bandiera coreana bloccate nello Stretto di Hormuz a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il presidente coreano Lee Jae Myung ha ordinato al governo di valutare se fornire aiuti umanitari all’Iran possa essere una soluzione per liberare le navi coreane dallo stretto“.
I mercati sembrano apprezzare questi gesti distensivi e, mentre Trump continua a invocare l’inferno, si sono risvegliati di buon umore, con gli indici sostanzialmente tutti in positivo, dal NIkkei, al KOSPI, ai principali indici europei.










