Come cambierà il mondo, sul lungo termine, la crisi di Hormuz? Eh, è una parola… Qualche indizio, però, lo possiamo cercare nella storia, perché una cosa del genere è già successa nel 1956: la crisi di Suez, che ha tante, tantissime analogie con quella che viviamo in questi mesi, compresa quella di essere stata un gran teatrino. Come oggi USA e Israele, anche allora Francia, Inghilterra e Israele si divisero scientificamente i compiti: Israele faceva la parte del cattivo, pronto a scatenare l’inferno; Francia e Inghilterra sarebbero intervenute in un secondo momento, recitando la parte dei pacieri. Avrebbero chiesto a entrambe le parti di ritirarsi: l’Egitto di Nasser avrebbe rifiutato e, così, sarebbero passati alla guerra vera. E allora, come oggi, per dissimulare questo piano si inventavano un sacco di vaccate, una diversa a seconda del pubblico: agli imprenditori dicevano di voler garantire la libertà di navigazione, ai cattolici di contenere l’influenza sovietica, ai liberali di stoppare un regime autoritario. Il bello delle ideologie è quello: a distanza di decenni, puoi raccontare le stesse identiche puttanate e ci credono sempre. Di come Suez ci può aiutare a capire cosa succederà nel prossimo futuro abbiamo parlato con Giuliano Garavini, storico delle relazioni internazionali e professore associato presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre.















