Il Marru
Trump sta trionfando o sta sconigliando?

Secondo il Wall Street Journal, I consiglieri di Trump temono una reazione politica, e lo stanno esortando a trovare una via d’uscita dall’Iran: “Negli ultimi giorni”, sostiene l’articolo, “alcuni consiglieri di Trump lo hanno incoraggiato a elaborare un piano per far uscire gli Stati Uniti dalla guerra e a sostenere che l’esercito aveva ampiamente raggiunto i suoi obiettivi”. L’avviso di shock petrolifero di ieri potrebbe rappresentare la red line che l’amministrazione Trump non può superare, sia per gli equilibri interni, che per quelli internazionali; una specie di vincolo esterno che determina lo spazio di manovra a disposizione dell’amministrazione, anche perché la guerra non è l’unica forza destabilizzatrice in campo:

Come riporta Bloomberg, sul tavolo c’è anche lo “stress da intelligenza artificiale” e il “crack del credito”: “All’alba di lunedì”, sottolinea l’articolo, “il clima sui mercati finanziari era cupo. Il petrolio era improvvisamente schizzato a poco meno di 120 dollari al barile e i future azionari stavano crollando mentre la guerra infuriava in Medio Oriente”; “La decisione di Trump di attaccare l’Iran, indipendentemente da ciò che potrebbe dichiarare ora, ha iniettato un nuovo shock potenzialmente duraturo nell’economia globale, in un momento in cui gli investitori erano già alle prese con una serie di forze che minacciavano di mettere a dura prova la fiducia degli investitori che, fino a poco tempo fa, sembrava inattaccabile”. “C’è l’emergere dell’intelligenza artificiale come tecnologia dirompente in grado di cancellare improvvisamente, oltre a creare, ricchezza per azionisti e creditori. Ci sono i prestiti in sofferenza che stanno iniziando a spuntare in numero crescente nel fiorente settore del credito privato. C’è il rallentamento del mercato del lavoro statunitense. E c’è l’inflazione ostinatamente elevata che mette in dubbio la capacità della Federal Reserve di riprendere a tagliare i tassi di interesse – e forse persino di costringere le banche centrali europee a iniziare ad alzarli”: “Ogni shock, preso singolarmente, può essere gestibile. Ma insieme, stanno creando nuove fragilità nei mercati globali che nessuna singola leva politica può risolvere, rendendo la situazione diversa, ad esempio, dalla disfatta innescata un anno fa dall’introduzione dei dazi da parte di Trump”; “A fine giornata”, ricorda Bloomberg, “il presidente Donald Trump aveva segnalato che il conflitto stava per concludersi, il petrolio era sceso sotto i 90 dollari e l’indice S&P 500 aveva registrato il suo maggiore rally giornaliero in un mese”, ma come sottolinea Amy Wu Silverman, responsabile della strategia sui derivati di RBC Capital Markets ”anche se l’Iran inizia a passare in secondo piano, abbiamo diverse altre questioni da affrontare”.
Per evitare il patatrac, Trump, oltre a una fine vicina del conflitto, ha messo sul tavolo un altro carico da 11:

“Il presidente Donald Trump”, riporta Bloomberg, “ha dichiarato che avrebbe revocato le sanzioni legate al petrolio”, e che “avrebbe fatto scortare le petroliere dalla Marina statunitense attraverso lo Stretto di Hormuz”: Trump ha affermato di poter rinunciare ad ”alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi”, ma non ha fornito ulteriori dettagli oltre ad aver ammesso di aver discusso l’argomento con il presidente russo Vladimir Putin in una telefonata lunedì mattina. “Secondo fonti vicine alla questione, Trump starebbe valutando diverse opzioni per contrastare l’impennata dei prezzi del petrolio e della benzina in seguito alla guerra con l’Iran. Tra queste, potrebbero rientrare lo sblocco delle scorte di emergenza, la sospensione della riscossione delle imposte federali sulla benzina – un provvedimento che dovrebbe essere approvato dal Congresso – e il coinvolgimento del Dipartimento del Tesoro nel mercato dei futures sul petrolio. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva precedentemente suggerito che gli Stati Uniti avrebbero potuto revocare ulteriori sanzioni sul petrolio russo, dopo aver deciso la scorsa settimana di consentire temporaneamente alle raffinerie indiane di acquistare maggiori quantitativi di petrolio russo”.
Ma se ci sono vincoli esterni che spingono in direzione di una exit strategy raffazzonata dall’avventura iraniana, ce ne sono anche altri che vanno in direzione diametralmente opposta, a partire dai successi commerciali che il socialismo di mercato cinese continua a registrare:

“Prima dello scoppio della guerra in Medio Oriente”, riporta Bloomberg, “le esportazioni cinesi sono aumentate del 22%”: “La crescita delle esportazioni cinesi”, sottolinea l’articolo, “ha registrato un’accelerazione molto più rapida del previsto nei primi due mesi dell’anno, portando le spedizioni su un percorso record”, aumentando “di quasi il 22% rispetto all’anno precedente, rispetto a una stima mediana del 7,2% in un sondaggio Bloomberg tra gli economisti”.
Scatenare un altro inferno geopolitico sarebbe stata l’unica arma a disposizione di Forrest Trump per ostacolare questa inarrestabile conquista dei mercati, che, secondo il South China Morning Post, se non contrastata, potrebbe avere conseguenze strutturali gigantesche:

Il potente motore commerciale della Cina, si chiede la testata di Hong Kong, può alimentare la sfida dello yuan al dollaro statunitense? “Pechino”, sottolinea l’articolo, “sta usando il suo potere economico per rimodellare la sua influenza finanziaria globale: una strategia che, secondo gli analisti, potrebbe avere effetti per decenni”.
Il Soddu
Le azioni asiatiche salgono forte mentre Trump rassicura che la guerra in Iran finirà presto. I mercati asiatici rimbalzano dal crollo di lunedì: il petrolio scende sotto i 90 dollari dopo le parole di Trump che il conflitto terminerà presto; il Kospi recupera oltre il 5%, il Nikkei oltre il 3%. Gli investitori festeggiano la possibile fine rapida della guerra che aveva fatto schizzare il greggio: sentiment positivo in tutta l’Asia, con acquisti su settori tech e manifatturiero. Gli analisti notano che l’ottimismo è forte nonostante i rischi residui di volatilità: il rimbalzo riflette scommesse su una guerra breve e limitata.
Le azioni asiatiche avanzano e il petrolio riduce le perdite. L’indice MSCI Asia Pacific sale del 2,4%; il petrolio cala dopo le dichiarazioni di Trump sulla fine imminente del conflitto con l’Iran. Settori tech ed energia guidano i guadagni in tutta la regione; il rimbalzo arriva dopo il sell-off di lunedì causato dai prezzi energetici record.
Kospi e Nikkei rimbalzano oltre il 5% dopo le rassicurazioni Trump. I mercati asiatici registrano un forte recupero: il petrolio scende e gli investitori comprano dopo i segnali di Trump che la guerra con l’Iran finirà presto; il Kospi e il Nikkei guadagnano oltre il 5%, mentre l’Hang Seng è positivo; le economie importatrici di greggio respirano dopo lo shock di lunedì e gli analisti sottolineano che il rimbalzo è guidato da aspettative di fine rapida del conflitto e minore impatto sui costi energetici. La volatilità resta, ma il sentiment è nettamente migliorato.
I mercati asiatici festeggiano. I prezzi del greggio sono scesi di nuovo sotto i 100 dollari dopo che i ministri delle Finanze del G7 hanno dichiarato che il gruppo è pronto a rilasciare petrolio dalle riserve di emergenza: lunedì mattina, il prezzo del petrolio era balzato a 119 dollari, il livello più alto dal 2022; anche il Giappone ha iniziato a dar fondo alle sue cospicue riserve (qui gli approfondimenti del Financial Times e di U.S.News, un video che fa una panoramica e la visione del The Hindu sul rimbalzo asiatico).
La guerra con l’Iran vanifica la strategia “Vendi America, compra Asia”. La strategia “Vendi America, compra Asia” subisce pressione per la guerra Iran; l’articolo analizza come il conflitto abbia temporaneamente interrotto il flusso di capitali verso l’Estremo Oriente.
Nessuna chiara conclusione per l’Iran, mentre la posizione di Trump cambia di ora in ora. La posizione di Trump sulla guerra Iran cambia di ora in ora, trasformando i messaggi USA in rumore: alleati e avversari asiatici restano senza punti di riferimento chiari e il petrolio e i mercati oscillano senza ancoraggio; l’articolo analizza come l’assenza di una strategia di uscita chiara stia creando incertezza globale, con Pechino e Tokyo che seguono con preoccupazione le fluttuazioni americane.
Gli obiettivi di Israele sono probabilmente il fattore determinante per la durata della guerra con l’Iran. Gli obiettivi di Israele di distruggere sia la leadership militare che politica dell’Iran suggeriscono che la guerra potrebbe durare molte settimane: Netanyahu deciderà la durata; l’articolo spiega come questi obiettivi ambiziosi rendano il conflitto potenzialmente lungo, nonostante le parole di Trump, e l’Asia osserva con timore le implicazioni energetiche e di sicurezza.
Le ambizioni di superpotenza finanziaria della Cina ottengono sostegno legale nelle “Due Sessioni”: La Cina approverà una nuova legge finanziaria e una legge sulla stabilità finanziaria nel 2026 per trasformare l’ambizione di superpotenza finanziaria in regole codificate: il rapporto del NPC include emendamenti alla legge della Banca Popolare e alla supervisione bancaria; l’articolo sottolinea come Pechino voglia ridurre rischi e sostenere lo yuan globale e la finanza verde.
Il parlamento nazionale cinese tiene la seconda riunione plenaria. La quarta sessione della XIV Assemblea Nazionale del Popolo ha tenuto la seconda riunione plenaria: Zhao Leji ha presentato il rapporto del Comitato Permanente; i deputati esaminano progetti di legge su ambiente ed etnie. L’incontro rafforza la legislazione di alta qualità per riforma e sviluppo in un contesto internazionale complesso.
Le forze armate statunitensi e sudcoreane terranno esercitazioni congiunte a marzo. Stati Uniti e Corea del Sud condurranno esercitazioni congiunte Freedom Shield dal 9 al 19 marzo: le manovre rafforzano le capacità difensive combinate mentre le tensioni con la Corea del Nord aumentano; l’annuncio arriva in un momento di stallo diplomatico con Pyongyang, mentre Seoul e Washington ribadiscono l’impegno per la deterrenza.
Il Giappone collegherà l’India nordorientale al Golfo del Bengala. Il Giappone sosterrà piani di connettività che collegheranno il Nord-Est dell’India al Golfo del Bengala e all’Oceano Indiano: il vice ministro degli Esteri Horii Iwao ha confermato l’impegno nell’ambito della politica FOIP; il progetto promuoverà sviluppo regionale e catene del valore industriale.
Il conflitto in Iran rafforza la posizione nucleare della Corea del Nord. Il conflitto in Iran rafforza la convinzione di Pyongyang che le armi nucleari siano l’unica garanzia di sopravvivenza del regime: l’alleato mediorientale di Kim subisce attacchi USA-Israele; l’articolo spiega come la sorte dell’Iran spinga la Corea del Nord a mantenere una postura nucleare dura.
Gli alleati e i rivali degli Stati Uniti in Asia valutano le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Alleati e rivali asiatici degli USA valutano le conseguenze della guerra in Medio Oriente: Seoul e Tokyo preparano i piani per uno shock economico e per le minacce di sicurezza a lungo termine; il primo ministro giapponese Takaichi e i funzionari sudcoreani monitorano l’impatto sul petrolio e sulla stabilità regionale.
Perché le serate tradizionali di canto e poesia stanno tornando di moda a Hyderabad. A Hyderabad tornano di moda le intime serate di canto e poesia con ghazal, musica sufi e folk: eventi come L’Esperienza del Jogi e Sukoon offrono tè, libretti di canzoni, cuscini tradizionali dove riposare e artisti come i Nizami Bandhu; giovani e famiglie riscoprono esperienze autentiche, conversazioni e connessione emotiva, mescolando nostalgia e tocchi moderni. Le serate si tengono in circoli e case private, ridefinendo la musica dal vivo lontano dai grandi palchi: in un mondo che dà scarsa speranza e tanto stress, ci vuole anche un po’ di questo.










