Il capitalismo USA scarica la FED per schierarsi con Trump? Se gli scontri tra la superpotenza USA e Paesi periferici come Iran e Venezuela non sono stati sufficienti a capire che qualcosa di grosso sta effettivamente succedendo sotto i nostri occhi, sentite questa: la FED, la banca centrale statunitense, ha ricevuto dal Dipartimento di Giustizia una citazione in giudizio da una giuria popolare con la minaccia di un’incriminazione penale per il presidente Jerome Powell: siamo alla guerra tra la presidenza della principale superpotenza del pianeta e quella che, è in assoluto, la più importante istituzione monetaria e finanziaria del globo; “La minaccia di accuse penali”, ha dichiarato Powell, “è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse in base alle nostre valutazioni di quello che è nell’interesse pubblico, piuttosto che in base alle preferenze del presidente”. E quando Powell parla di interesse pubblico, ovviamente, si riferisce all’unico pubblico che gli interessa: le oligarchie finanziarie. L’indipendenza della FED è stata, per decenni, la principale garanzia che gli USA avrebbero fatto sempre e solo l’interesse delle oligarchie finanziarie, a qualunque costo; ma quel mondo, non esiste più: la debacle contro la Russia in Ucraina e nella guerra commerciale contro la Cina l’hanno finito di polverizzare. Trump lo dice dai tempi della campagna elettorale, ma, all’inizio, il gotha della finanza che ha conquistato il mondo in questi decenni di globalizzazione neoliberista era scettico; ora, sembra essersi convinta. Nell’ambito delle vecchie regole, il capitalismo finanziario USA ha perso; l’unica speranza, ora, è riuscire a cambiare radicalmente le regole del gioco. Anzi: cancellare l’idea stessa di regole, anche quelle che, fino ad oggi, hanno sempre avuto la libertà di interpretare come gli faceva comodo; “L’ultimo attacco di Trump alla FED”, titola William Pesek su Asia Times, “solleva nuove preoccupazioni sulla credibilità finanziaria degli Stati Uniti”, “tutta musica per le orecchie della Cina”. Che la Cina riesca, o anche solo voglia (o meno), ad approfittare di questa escalation per porsi come garante di un nuovo ordine globale che tiene insieme tutto il mondo, a parte gli USA, è tutto da vedere; quello che è certo è che questa è la vera partita del secolo. Ne abbiamo parlato con il nostro Alessandro Volpi.










