Facile la vita, eh? Per vostra fortuna, vi siete appena persi uno degli spettacoli più spaccapalle degli ultimi decenni; eppure, le aspettative erano altissime. Giovedì scorso, il segretario alla difesa USA Pete Hegseth aveva scatenato un terremoto tra le fila delle forze armate statunitensi: di punto in bianco, aveva convocato una mega-riunione a Quantico senza precedenti; tutti gli oltre 800 generali e ammiragli USA sparsi ai quattro angoli del pianeta, si sarebbero dovuti recare di corsa in Virginia per incontrarlo di persona, anche se erano impegnati in prima persona sui fronti più caldi. E anche alla svelta: la riunione era convocata per oggi; 4 giorni. Tra i generali e sui media era scoppiato il panico: cosa ci sarà di così urgente? D’altronde, nelle forze armate i nervi sono a fior di pelle: da quando si è insediato, Trump ha fatto fuori decine di nomi grossi, dal capo delle operazioni navali a quello dello Stato maggiore congiunto. Hegseth ha rincarato la dose, facendo fuori altri pezzi grossi come il direttore della Defense Intelligence Agency e il contrammiraglio Milton Sands e, poi, ha annunciato un taglio orizzontale del 20% del personale di massimo grado; un repulisti generalizzato in grande stile, sulla base di considerazioni prettamente politiche. Per valutare “chi verrà promosso a ufficiale militare di alto rango”, scrive il Washington Post, “sta esaminando attentamente quello che i candidati hanno detto o pubblicato sui social media”.
E i dissidenti politici, dal loro punto di vista, sono parecchi: secondo quanto trapelato, la nuova Strategia di Difesa Nazionale starebbe per rivoluzionare l’intera politica estera statunitense, con Russia e Cina relegate in seconda posizione, il rapporto con gli alleati in terza e, in pole position, la guerra interna e il controllo dell’emisfero occidentale; una linea che ha sollevato mal di pancia a non finire e anche qualche parolone.
Era l’occasione giusta per fargliele rimangiare? Preso dal panico, l’ex comandante generale dell’esercito americano in Europa, Ben Hodges, sul suo profilo X aveva accennato a un parallelo inquietante: nel luglio del 1935, scrive, “i generali tedeschi furono convocati a sorpresa a Berlino, e informati che il loro precedente giuramento alla costituzione di Weimar era nullo e che avrebbero dovuto prestare un giuramento personale al Fuhrer. La maggior parte dei generali prestò il nuovo giuramento per mantenere il proprio incarico”. Hegseth l’ha pure ritwittato: “Bella storia, generale”, ha scritto.
Quando alle 14 e 15 ora italiana di oggi, quindi, i principali leader delle forze armate USA si sono ritrovati nella sala congressi della base di Quantico, la tensione si tagliava col coltello, fino a che non è arrivato lui: Big Jim Hegseth, e non ha aperto bocca: Ora basta bimbi, eh?, ha tuonato; ma un vi vedete con quelle barbe come fate caà? E siete sordati, de. Vi dovete vesti’ ammodino. E questa è la parafrasi colta, diciamo; il discorso reale, più o meno, è stato questo, ma più cringe. Hegseth, da buon anchorman, ha cominciato a fare su e giù sul palco come se stesse presentando Sanremo; i generali – sia quelli contenti, che quelli contrari – si aspettavano una sorta di novello Hitler: si sono ritrovati di fronte Carlo Conti. No, via, Carlo Conti no: è inclusivo; diciamo Andrea Giambruno. “L’era del politically correct è finita per sempre” ha dichiarato contento, saltellando da un alto all’altro come in una televendita: “La propaganda gender vi hanno detto che maschi e femmine sono la stessa cosa, ma non è verooooo”; “è del tutto inaccettabile vedere generali e ammiragli grassi nei corridoi del Pentagono”; “L’era dell’aspetto non professionale è finita. Basta con le barbe” e “Se le parole che sto pronunciando oggi vi stanno facendo sprofondare il cuore, allora dovreste fare la cosa giusta e dimettervi”.
Nonostante l’evento abbia comportato costi enormi, mal di pancia e anche rischi, alla fine Hegseth non stava parlando alle forze armate; stava parlando al suo pubblico, agli elettori MAGA. I generali erano le comparse, e l’intervento di Hegseth, tutto sommato, è stata la parte più interessante; dopo di lui, era il turno di Trump: inizialmente, non sarebbe nemmeno dovuto andare, poi ha capito che era solo una pagliacciata a favore di telecamere e si è aggregato. Non voleva lasciare il palcoscenico tutto a Big Jim; l’ha pure detto, eh? “Odio che sia così bravo”, ha detto: “lo detesto”; “l’ho quasi licenziato”. Prima di salire sul palco, Trump ha fatto aspettare i generali per oltre mezz’ora e, quando è salito, non l’hanno cacato di pezza e Forrest c’è rimasto male: “Non ero mai entrato in una stanza così silenziosa” e, alla disperata ricerca di un po’ di cara, vecchia sottomissione, rivolgendosi alla platea ha detto “Se vuoi applaudire, applaudi”. L’ora successiva ha causato l’orchite anche ai divanetti: un’ora di parole in libertà senza nessun filo logico, con un evidente imbarazzo generalizzato, in una sala che non ha mai accennato un’interazione che fosse una. Si vede che ha ragione Hegseth: son tutti vecchi e grassi, tipo me, e si sono addormentati; e meno male che Hegseth li aveva incitati a tirar fuori lo spirito guerriero come se fosse uno Scurati qualsiasi…
Quando ha vinto, avevamo pensato: sarà un criminale, come tutti i suoi predecessori, ma almeno ci farà fare qualche risata, un po’ tipo il Silvione nazionale. Macché: manco quello; zero, due palle infinite, mai una gioia, mai… Prima dell’evento, Hegesth aveva scritto su X che “Oggi mettiamo fine alla guerra ai guerrieri”: hanno messo fine alla credibilità dell’unica istituzione che era rimasta estranea al loro teatrino da programma di seconda serata su Fox News. Sarà stata la mossa giusta per mettere fine ai mal di pancia che le forze armate cominciano a esprimere sempre più chiaramente nei confronti di Big Jim e Forrest Trump?















