Sembrava impossibile e invece, a quanto pare, addirittura anche Microsoft si sarebbe definitivamente rotta i coglioni di sostenere lo sterminio dei bambini palestinesi. A rivelarlo è il Guardian: il colosso big tech, scrivono, avrebbe “interrotto l’accesso dell’esercito israeliano alla tecnologia utilizzata per gestire il potente sistema di sorveglianza che raccoglieva milioni di telefonate di civili palestinesi effettuate ogni giorno a Gaza e in Cisgiordania“. Sarebbe, in assoluto, il primo caso di un gigante tecnologico USA che interrompe i servizi forniti all’IDF dall’inizio del genocidio; l’accordo, spiega Microsoft, sarebbe stato interrotto perché l’IDF avrebbe violato i termini di servizio, a loro insaputa. Strano… Il problema, infatti, era stato sollevato, già lo scorso gennaio, dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine; Microsoft, scrivevano, ha una “presenza in tutte le principali infrastrutture militari” in Israele e le vendite dei servizi cloud e di intelligenza artificiale dell’azienda all’esercito israeliano sono aumentate vertiginosamente dall’inizio dell’attacco a Gaza. Dopodiché, Microsoft aveva avviato un’indagine interna, ma, stranamente, a maggio dichiarava di “non aver trovato prove, fino ad oggi” che l’esercito non avesse rispettato i termini di servizio o utilizzato Azure e la sua tecnologia di intelligenza artificiale “per colpire o danneggiare le persone” a Gaza. Buffo, perché, a quel punto, i giornalisti del Guardian e di +972 non si sono dati per vinti e le prove – che, inspiegabilmente, la stessa Microsoft non aveva trovato – sarebbero venute fuori; alcuni dipendenti dell’azienda, allora, si sono incazzati come bisce: prima sono saliti sul tetto del data center del gruppo in Olanda e, poi, hanno occupato anche il quartier generale di Redmond. L’azienda all’inizio ha reagito facendone arrestare 5, fino a quando non ha ceduto; che dici, basterà per rifarsi una verginità?
Ma facciamo un passo indietro: siamo alla fine del 2021, quando il potente amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella riceve un ospite speciale: nessuno lo ha mai visto, nessuno sa il suo nome; si sa solo cosa fa di lavoro. E’ il capo della famigerata Unità 8200, il chiacchieratissimo braccio tecnologico della temutissima intelligence sionista; lo scopo? Convincere Nadella a fare di Microsoft il partner tecnologico per eccellenza della sua unità e custodire i suoi dati; ma perché un’unità così tecnologicamente avanzata, e che svolge un ruolo così delicato, dovrebbe affidare i suoi dati a un partner commerciale qualsiasi? Per capirlo, bisogna capire chi è l’uomo misterioso incontrato da Nadella, e che piani ha, un compito piuttosto difficile: nella sua lunga storia, l’Unità 8200 ha sempre custodito il segreto dell’identità di chi era stato chiamato di volta in volta a dirigerla con estrema cura. Per avere qualche indizio in più si sono dovuti aspettare altri 3 anni, quando, quasi per caso, un giovane stagista del Guardian si trova di fronte a questo libro: “The Human-Machine Team: come creare la sinergia tra umani e intelligenza artificiale che rivoluzionerà il nostro mondo“. Un libro un po’ particolare: non ha neanche un editore, eppure sembrerebbe di massimo interesse; a scriverlo, infatti, sarebbe stato – si legge nella descrizione – “un analista esperto, direttore tecnologico, comandante di un’unità di intelligence d’élite”, Si, esatto: proprio quella unità di intelligence.
A scrivere quel libro è stato proprio il misterioso capo della 8200; ovviamente, in forma del tutto anonima, ma, forse, non abbastanza: nel libro, infatti, è riportata anche una mail – anche lei, ovviamente, anonima, ma anche lei, forse, non troppo. In un paio di passaggi, il giovane stagista, infatti, riesce a risalire all’identità del suo proprietario; 30 anni di segretezza svaniscono nel niente: il capo della 8200 ha finalmente un nome e un cognome, e un volto. Vi presento Yossi Sariel, uno dei più feroci e spregiudicati criminali di guerra dell’era moderna. Quattro mesi dopo sarà costretto a rassegnare le sue dimissioni; nel suo caso, il famoso team uomo-macchina che aveva teorizzato nel suo libro non ha funzionato proprio benissimo, diciamo. Svelata l’identità, a questo punto diventa anche più facile capire cosa ci fosse in ballo in quel misterioso incontro del 2021: l’IDF, infatti, prima dell’arrivo di Sariel conduceva già intercettazioni su vasta scala, ma si affidava esclusivamente a infrastrutture di sua proprietà. Il punto è che, per quanto le comunicazioni intercettate fossero numerose, erano mirate: si decideva un bersaglio, si trovava il modo di carpirne le comunicazioni e i dati da archiviare ed elaborare riguardavano solo quelle, ma la sinergia uomo-macchina che aveva in mente Sariel funzionava diversamente. A identificare gli obiettivi non doveva più essere l’uomo, a priori; doveva essere l’intelligenza artificiale, ex post: per farlo, si doveva arrivare a intercettare letteralmente tutto, e anche ad archiviarlo e a processarlo, e poi sarebbe stata l’intelligenza artificiale ad identificare cosa era un pericolo o cosa no. Insomma: il più capillare progetto di sorveglianza di massa mai concepito.
Per farlo, le infrastrutture dell’unità da sole non potevano più bastare – e, tutto sommato, neanche le tecnologie; su questo Sariel il mitomane, col senno di poi, era stato lungimirante: non sono in grado manco a tenere segreta la mia identità, meglio che chiamiamo qualcuno che è del mestiere, va’. I dati raccolti nei server del cloud di Microsoft Azure, collocati principalmente nei data center in Irlanda e Olanda, verrebbero raccolti direttamente dall’Unità 8200 in modo, ovviamente, del tutto illegale; e non sono solo i dati dei territori occupati, dove Israele controlla direttamente l’intera infrastruttura di telecomunicazioni, ma anche nei territori che ricadono sotto il governo dell’Autorità Nazionale Palestinese. Secondo i file visionati dal Guardian, solo nei server olandesi sarebbero custoditi 11.500 terabyte di dati, equivalenti a oltre 200 milioni di ore di registrazioni audio: “Il progetto era così vasto”, scrive sempre il Guardian, “che i membri stessi dell’Unità 8200 parlavano di “un milione di chiamate all’ora“: questi dati, processati con l’intelligenza artificiale, sarebbero stati utilizzati per individuare gli obiettivi da colpire a Gaza. E’ il famigerato Lavander, il sistema svelato per la prima volta da una lunga inchiesta, sempre di +972 Magazine, nell’aprile del 2024, ma non solo; secondo quanto riportato dal Guardian, infatti, i dati verrebbero anche utilizzati per “ricattare persone, arrestarle o persino giustificarne l’uccisione a posteriori” in Cisgiordania: “Quando devono arrestare qualcuno e non c’è una ragione valida per farlo, è lì che trovano la scusa” avrebbe dichiarato una fonte anonima al Guardian. La decisione di Microsoft rappresenta, in assoluto, uno dei successi più clamorosi da parte delle mobilitazioni proPal in Occidente degli ultimi 2 anni: come lamenta la testata sionista Yedioth Ahronoth, infatti, “al momento, non esiste un’alternativa semplice“; “Passare a un nuovo fornitore richiederebbe il trasferimento di enormi quantità di dati, l’adattamento a una nuova piattaforma e la formazione del personale, un processo che potrebbe richiedere mesi”.
Prima di congratularmi con Microsoft, però, forse aspetterei un attimo: il rischio che si tratti, molto banalmente, di una furbata è piuttosto elevato; il punto è che per portare avanti quel tipo di sorveglianza di massa, servono comunicazioni che attraversano le reti di telecomunicazione, ma quelle reti, molto banalmente, sono state rase al suolo. Ma non solo: l’utilità stessa di un sistema capillare di sorveglianza di massa, infatti, potrebbe essersi sensibilmente affievolita; l’obiettivo finale della sorveglianza era individuare degli obiettivi più o meno precisi. Ora, però, siamo in un altra fase: non si tratta più di individuare obiettivi, ma – molto banalmente – di sterminare in modo indiscriminato l’intera popolazione; e in questo, nonostante tutto, il sostegno di Microsoft, come del grosso dei giganti tecnologici occidentali, è ancora oggi più solido che mai. Come ricorda il Guardian, infatti, “La decisione non ha influito sul più ampio rapporto commerciale di Microsoft con l’IDF, che è un cliente di lunga data e manterrà l’accesso ad altri servizi”. Ogni granellino di sabbia negli ingranaggi della gigantesca macchina di morte dello Stato terrorista di Israele è una conquista, e va festeggiata come si deve, ma l’unica assoluzione che al momento riesco a concepire è quella che si dovranno sudare davanti a un tribunale militare Internazionale quando riusciremo a mettere fine al massacro e a processare tutti i dirigenti sionisti e tutti i collaborazionisti per crimini contro l’umanità.
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