L’archeologia non è una scienza neutrale: come ogni sapere, si converte in potere. In Palestina, questa diventa parte integrante di una strategia di potere: scavi, musei e narrazioni ufficiali servono a radicare un mito di continuità storica che giustifica l’appropriazione della terra. Il discorso archeologico viene mobilitato dal progetto sionista non per conoscere il passato, ma per produrre un passato funzionale al presente; in questo modo, l’archeologia diventa un dispositivo politico e un meccanismo di legittimazione che si intreccia alla colonizzazione materiale dello spazio palestinese. Ne hanno parlato il nostro Gabriele Germani e Federico Greco con l’archeologa Chiara Prascina.











Una lettura dell’archeologia molto interessante!