L’offensiva spietata degli Stati Uniti contro l’Unione europea fa muovere i dirigenti di quest’ultima come topini impazziti: come giudicare altrimenti la decisione di Emmanuel Macron di convocare un vertice “d’emergenza” sulla questione ucraina limitato a otto Paesi – Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Italia, Danimarca, Olanda, Polonia più presidenza Ue, Commissione e NATO – escludendo gli altri 19 membri dell’Unione? La Francia vorrebbe reagire in qualche modo alla spartizione europea tra Putin e Trump, ma si è svegliata decisamente troppo tardi: è guidata da un leader delegittimato in patria, e i nodi strutturali delle istituzioni comunitarie e la debolezza dei singoli Paesi nei confronti del padrone atlantico stanno semplicemente venendo al pettine.
Si è così concluso il vertice europeo di Parigi, convocato d’urgenza da Macron, con il solito nulla di fatto che ha contraddistinto le politiche comunitarie europee degli ultimi 30 anni: troppo diversi gli interessi delle forze politiche dei rispettivi Paesi per arrivare una qualche linea comune su una questione così fondamentale e storica, ossia su che tipo di rapporti dovrebbe intrattenere l’Europa nella nuova epoca nei confronti degli Stati uniti. Nel concreto della questione ucraina, gli europei si sono divisi prima di tutto tra coloro che vorrebbero far rientrare nei giochi l’Europa attraverso lo stanziamento di truppe europee in Ucraina, come Starmer, Macron, e gli svedesi, che si sono detti pronti a mettere i boots on the ground, e la linea di Germania e Italia che, invece, rifiutano questa ipotesi e non si capisce bene cosa propongono in alternativa.
“Noi possiamo anche farci carico di una presenza in Ucraina, di uomini e mezzi” dice anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ma solo se “verremo coinvolti nell’architettura della pace”. Il premier inglese Keir Starmer, inglobato in questa mini-Ue d’assalto, si è presentato proponendo la leadership britannica di una eventuale forza armata; Macron la definisce forza di assicurazione e dovrebbe contare 25-30 mila soldati. L’ Europa è cosciente che se riuscirà a ritagliarsi un ruolo veramente di peso nelle trattative di pace tra Russia e Ucraina, questo riguarderà le imprescindibili garanzie di sicurezza richieste da Kiev. Più che un’Europa guerrafondaia che, in nome della sua russofobia, vorrebbe continuare la guerra con la Russia, si tratta di un’Europa disposta a tutto pur di avere voce in capitolo nel tavolo negoziale. E, al momento, l’unica arma che ha è fare quadrato con Kiev e con le sue richieste per le garanzie di sicurezza, alle quali Trump non sembra particolarmente attento.
Ma il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha fatto capire che la presenza di truppe di peacekeeping sarà più complicata se fra queste ci saranno soldati di Paesi che hanno sostenuto attivamente la causa ucraina o che fanno parte della NATO; non è un caso che gli Stati Uniti stiano pensando di includere nelle forze di contrapposizione Paesi non europei come Brasile o Cina che si collocherebbero lungo un’eventuale linea di cessate il fuoco creando una zona cuscinetto.
Il dilemma che sembra profilarsi alle cancellerie europee e che sembra dividerle è dunque questo: aumentare le spese militari all’interno di un progetto a medio-lungo termine di maggiore autonomia strategica, o riarmarsi, come vorrebbe Trump, solo per farci spendere a noi i soldi della nostra difesa convenzionale, ma in un chiara e sempre più forte subordinazione politica ed economica agli USA? In ogni caso, per avere un’anticipazione di ciò che ci attende con l’aumento dei budget per armi e difesa, può essere utile guardare ciò che sta accadendo in Gran Bretagna, dove Il ministero del Tesoro britannico ha chiesto a diversi dipartimenti governativi di prepararsi a tagli fino all’11% dei loro bilanci per far fronte al maggior impegno bellico. Per ora, dalla lista dei tagli, dovrebbero rimanere escluse sanità ed istruzione; le voce soggette ai possibili tagli includono i governi locali, la cultura, la giustizia, il ministero dell’Interno, l’ambiente, l’energia e il lavoro e le pensioni.










