1974, Stati Uniti. Norma Jean Serena, una giovane donna di discendenza nativo americana residente nella contea di Armstrong, intenta una causa contro il Citizen General Hospital di Pittsburgh chiedendo un risarcimento danni per le violazione di due suoi fondamentali diritti costituzionali: il diritto a poter procreare e il diritto alla custodia dei suoi figli. Lβaccusa Γ¨ delle piΓΉ gravi: Serena sostiene, infatti, di essere stata sterilizzata dai medici dellβospedale senza il suo consenso e di essere stata ingiustamente privata della custodia dei suoi tre figli piccoli da parte dei servizi sociali locali. Per quanto incredibili, le accuse si rivelano fondate: i dottori dellβospedale, Donald L. Carter e James L. Houston, ammettono di aver sterilizzato la donna a sua insaputa rimuovendo chirurgicamente le sue tube di Falloppio e dal processo emerge anche come i servizi sociali dellβospedale si fossero inventanti di sana pianta una grave malattia ai suoi precedenti figli per togliergliene la custodia e ricollocarli in famiglie separate (famiglie bianche, naturalmente).
Quella che vi stiamo raccontando, cari amici, non Γ¨ la prima puntata di un nuovo format di cronaca nera, nΓ© la solita storia dellβorrore su qualche serial killer americano; quello di Norma, infatti, Γ¨ solo un esempio di un vero e proprio fenomeno sociale di una gravitΓ assoluta e quasi del tutto sconosciuto al grande pubblico: stiamo parlando della sterilizzazione di massa delle donne nativo-americane. SΓ¬; avete sentito bene: nel XX secolo decine di migliaia di donne nativo-americane sono state forzatamente sterilizzate attraverso crudeli raggiri o, come nel caso di Norma, contro la loro volontΓ . Un fenomeno ben radicato e potremmo dire istituzionalizzato negli Stati Uniti fino a pochi decenni fa e che aveva lβobiettivo dichiarato di non permettere ai nativi americani di continuare a riprodursi, portando a termine il genocidio del loro popolo cominciato nei secoli precedenti. Per darvi unβidea della scala del fenomeno e di come si sia trattato di tutto fuorchΓ© di una pratica isolata, da uno studio di Jane Lawrence per la University of Nebraska, emerge come nel solo periodo 1970-1976, tra il 25 e il 50% delle donne di discendenza indiana siano state sterilizzate.
E quella delle donne nativo americane non Γ¨ stata nemmeno la sola categoria di donne a subire un destino simile: nel 900, migliaia di donne afro-americane – o in generale donne in grave difficoltΓ economica – hanno subito la sterilizzazione forzata negli Stati Uniti affinchΓ© diminuisse il tasso di nascite ritenute, per un motivo o per un altro, indesiderabili. Come vedremo in questo video, molte delle operazioni in questione – come riportano le testimonianze delle donne – furono fatte senza il consenso delle interessate o per mezzo di raggiri, fornendo quasi sempre informazioni sbagliate circa la natura e le conseguenze dellβintervento chirurgico. In questa nuova puntata del format di divulgazione storica di Ottosofia, grazie allo straordinario lavoro di Michele Manfrin – membro e docente di Wambli Gleska, organizzazione non governativa rappresentante ufficiale in Italia e in Europa delle tribΓΉ Lakota Sicangu e Oglala – faremo dunque luce su una delle pagini piΓΉ crudeli e infamanti della storia degli Stati Uniti e del genocidio dei nativi nord americani; e lo faremo non solo raccontandovi altre storie come questa, ma anche cercando di capire attraverso quali teorie e narrazioni i coloni statunitensi hanno cercato di giustificare a se stessi queste pratiche, dalle teorie dellβeugenetica al razzismo scientifico, al suprematismo duro e puro.
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La storia del genocidio dei nativi nord-americani, lβunico genocidio della storia effettivamente riuscito di cui abbiamo traccia, Γ¨ lunga diversi secoli e, cioΓ¨, da quando le compagnie commerciali europee si sono insediate sulle coste orientali del continente aprendo la strada ai primi coloni, fino ai giorni nostri. La rimozione dalla coscienza collettiva occidentale dello sterminio sistematico di questo popolo Γ¨ probabilmente una delle piΓΉ riuscite operazioni propagandistiche della storia umana, una sorta di revisionismo storico confezionato alla perfezione per non delegittimare la civiltΓ dei coloni statunitensi che, a suon di carri armati e industria culturale, anche grazie ad operazioni manipolatorie come questa erano davvero riusciti a convincere anche un paio di generazioni di europei di rappresentare lo stadio piΓΉ evoluto della coscienza e della civiltΓ umana; ma noi che, invece, a questa favola hollywoodiana non abbiamo mai creduto, del genocidio americano abbiamo parlato in diverse occasioni (e vi rimando ad uno dei classici assoluti di Ottolina Tv su questo tema).
Nel XX secolo i coloni bianchi, a genocidio ormai quasi completato – essendo la popolazione dei nativi nord americani giΓ passata da circa 20 milioni di fine settecento a poche migliaia di individui confinati in delle riserve – cominciarono a lavorare di fino; e uno di questi lavori di fino, oltre allβaffidamento illegale dei bambini di discendenza nativa a famiglie bianche, Γ¨ stata proprio la sterilizzazione forzata delle donne, una pratica che ha tratto la sua giustificazione ideologica nel razzismo scientifico e nelle teorie eugenetiche del tempo, teorie di impronta coloniale che ambivano (a loro dire) a proteggere la razza bianca dalle razze considerate inferiori e indesiderate e, cosΓ¬, salvaguardare la societΓ e la potenza della nazione. Ed Γ¨ proprio su queste teorie che dobbiamo adesso concentrarci per capire meglio la base ideologica su cui si innestarono pratiche atroci come quelle di cui ci occupiamo in questa puntata.
Il razzismo scientifico, definito anche razzismo biologico, Γ¨ la convinzione pseudoscientifica che la specie umana sia divisa biologicamente in razze e che esistano prove empiriche per sostenere o giustificare la discriminazione razziale. Prima della metΓ del XX secolo, il razzismo scientifico era accettato da quasi tutta la comunitΓ scientifica: la scienza della razza studiava la divisione dell’umanitΓ in gruppi biologicamente separati, insieme all’assegnazione di particolari caratteristiche fisiche e mentali a questi gruppi attraverso l’applicazione di modelli corrispondenti. Uno dei primi a dare una veste scientifica alla teoria delle razze Γ¨ stato FranΓ§ois Bernier, un medico e viaggiatore francese: nel 1684 pubblicΓ² un breve saggio che divideva l’umanitΓ in quelle che chiamava razze, distinguendo gli individui (in particolare le donne) per il colore della pelle e alcuni altri tratti fisici; quello di Bernier era quindi il primo tentativo di dividere lβumanitΓ in distinte razze.
Il naturalista francese Georges-Louis Leclerc e l’anatomista tedesco Johann Blumenbach furono invece sostenitori del monogenismo, il concetto che tutte le razze hanno un’unica origine, ma che poi alcune di esse sono andate incontro a processi di degenerazione dovuta a fattori ambientali o sociali: secondo questo modello, i fattori ambientali, la povertΓ e l’ibridazione sarebbero la causa del degenerare delle razze e della differenziazione dalla razza bianca originaria; entrambi sostenevano che la degenerazione potesse essere invertita se fosse stato preso un adeguato controllo socio-ambientale, permettendo il ritorno alla razza bianca originale. Benjamin Rush, medico e tra i padri fondatori degli Stati Uniti, pensava che essere neri fosse una malattia ereditaria della pelle, che chiamΓ² negroidismo, e che potesse essere curata; le popolazioni bianche non avrebbero dovuto sposarsi e procreare con i neri poichΓ© questo avrebbe infettato i posteri e fatto proseguire il disordine. Thomas Jefferson, scienziato e tra i padri fondatori degli Stati Uniti, nonchΓ© terzo presidente e proprietario di schiavi, scrisse diversi articoli dove sosteneva la differenza razziale dei neri e dei nativo-americani conferendo loro caratteristiche specifiche per la loro appartenenza razziale; a queste idee si deve anche la nascita del darwinismo sociale, e proprio dal razzismo scientifico e dal darwinismo sociale prende piede lβeugenetica, ovvero la teoria del miglioramento razziale e della riproduzione pianificata.
Nel corso dellβ800 e del 900, eugenisti di tutto il mondo hanno creduto di poter perfezionare gli esseri umani eliminando i cosiddetti mali sociali attraverso la genetica e l’ereditarietΓ : credevano che l’uso di metodi come la sterilizzazione, la segregazione e l’esclusione sociale avrebbe liberato la societΓ da individui da loro ritenuti inadatti alla vita; in altre parole, l’eugenetica aveva lo scopo di incoraggiare la riproduzione tra le persone geneticamente avvantaggiate, ad esempio le persone eminentemente intelligenti, sane e di successo. Anche in questo caso, si tratta di teorie e pratiche che hanno a lungo ottenuto un riconoscimento e una legittimazione scientifica: l’eugenetica era diventata infatti una disciplina accademica in molti college e universitΓ e ricevette finanziamenti milionari. Diverse organizzazioni sono state formate per ottenere il sostegno pubblico e per influenzare l’opinione pubblica verso valori eugenetici: cosΓ¬ videro la luce la British Eugenics Education Society del 1907 e l’American Eugenics Society del 1921; il primo Congresso Internazionale di eugenetica, svolto a Londra nel 1912, venne organizzato dal British Eugenetic Education. Le politiche eugenetiche negli Stati Uniti furono attuate per la prima volta dai legislatori a livello statale nei primi anni del Novecento; facoltosi imprenditori e banchieri aprirono le loro grandi borse: la Carnegie Institution, la Rockefeller Foundation e il re delle ferrovie E. H. Harriman sono solo alcuni degli uomini di spicco della societΓ statunitense che hanno finanziato programmi e propaganda del razzismo scientifico e dellβeugenetica.
Ma veniamo a noi. Negli Stati Uniti la schiavitΓΉ dei neri, la colonizzazione delle terre dei nativi americani, le paure della mescolanza razziale e l’eugenetica erano profondamente connesse: eminenti eugenisti americani esposero le loro preoccupazioni sul cosiddetto suicidio razziale, ossia sui tassi di natalitΓ sempre piΓΉ alti tra immigrati e razze non bianche. In Indiana, nel 1899, viene effettuata la prima sterilizzazione e, nel 1907, i legislatori di questo Stato emanano una legge che consente la sterilizzazione di tutti i malati mentali e di coloro che presentano geni non graditi; nel 1909 anche California e Connecticut adottano simili leggi. Nel 1911, Nevada, Iowa e New Jersey introducono la sterilizzazione; nel 1912 Γ¨ la volta di New York, mentre nel 1913 di Kansas, Michigan, North Dakota e Oregon. Nel 1929, lβArizona Γ¨ il 30Β° stato USA ad adottare politiche eugenetiche che prevedono anche questa pratica. E’ importante sottolineare come il ricorso alla sterilizzazione fosse indicata per coloro che presentavano sintomi come debolezza di mente e malattie mentali, alcolismo cronico, epilessia, cecitΓ , sorditΓ , ma anche nomadismo, vagabondaggio o anche solo per il colore della propria pelle; Γ¨ quindi in questo contesto politico e ideologico che rientra il fenomeno della sterilizzazione forzata delle donne nativo -americane.
Nel 1976, un’indagine del General Accountability Office degli Stati Uniti scoprΓ¬ che quattro aree del servizio sanitario indiano non erano conformi alle politiche dellβIHS (Indian Health Service) che regolavano il consenso alla sterilizzazione: in molti casi, ad esempio, le donne sono state indotte a credere che la procedura fosse reversibile; in altri, la sterilizzazione era stata eseguita senza l’adeguata comprensione e il consenso del paziente ed erano compresi casi in cui la procedura era stata eseguita su minori di 11 anni. L’inadeguatezza dei moduli di consenso era un problema ricorrente: il modulo piΓΉ comune non registrava se gli elementi del consenso informato fossero stati presentati al paziente o ciΓ² che gli era stato detto prima di ottenere il consenso, per non parlare poi delle vere e proprie sterilizzazioni forzate fatte tramite lβinganno oppure sotto la minaccia dei servizi sociali. Dallβindagine emergeva, ancora, come gli operatori sanitari per convincere le donne a sterilizzarsi utilizzavano crudeli forme di coercizione, tra cui la minaccia di privarle dellβassistenza sanitaria o di togliere loro i propri figli. L’indagine del General Accountability Office, concentrata su quattro aree su dodici totali dellβIndian Health Service, ha rivelato che tra il 1973 e il 1976 sono state sterilizzate 3.406 donne, inclusi 36 casi di donne di etΓ inferiore ai 21 anni, nonostante ciΓ² fosse espressamente vietato, mentre altri studi, come quello di Jane Lawrence per la University of Nebraska, hanno accusato l’IHS di aver sterilizzato tra il 25 e il 50% delle donne nativo-americane nel periodo 1970-1976. Nel 1977, Marie Sanchez, giudice tribale capo della riserva Cheyenne settentrionale, arrivΓ² a Ginevra con un chiaro messaggio da consegnare alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti degli indigeni; le donne indiane d’America, sosteneva, erano bersaglio di unβatroce forma moderna di genocidio: la sterilizzazione.
Concludiamo questo racconto dellβorrore citando un importante documentario che vi invitiamo tutti a guardare: AmΓ‘ Γ¨ un documentario che si concentra sulla giustizia riproduttiva e sull’ereditΓ duratura degli abusi sistematici e delle violazioni dei diritti umani subite dalle donne indigene e dalle loro famiglie negli Stati Uniti negli anni ’60 e ’70; il film Γ¨ stato proiettato nell’ambito della conferenza annuale del 2022 di AMCHP (Associazione dei programmi di salute materna e infantile). La prima parte del film racconta i retroscena e la storia della sterilizzazione forzata tra le comunitΓ indigene del New Mexico: le donne di queste comunitΓ sono state costrette a trasferirsi dalle loro terre tradizionali e sono state allontanate dalle loro famiglie per frequentare collegi dove molte di loro sono state sottoposte a sterilizzazione forzata. Si racconta anche la storia di Jean Whitehorse, una donna indigena sterilizzata senza consenso che ha deciso di condividere la sua esperienza: Jean racconta di come avesse bisogno di un’operazione per la sua appendice infetta e di come, mentre le venivano consegnati molti documenti da firmare, fosse stata indotta a firmarne uno per lβintervento di sterilizzazione di cui non era minimamente a conoscenza. “Non sapevo che fossi stata sterilizzata fino a quando non sono andata dai medici due anni dopo, i quali mi hanno detto che non potevo avere altri bambini, ero completamente scioccata” ha detto Jean Whitehorse.
La tragedia e le vessazioni subite da questo popolo non sembra davvero finire mai: anche oggi, i discendenti degli indiani dβAmerica vivono quasi sempre in condizioni psicologiche e materiali spaventose a causa della cancellazione della loro sovranitΓ , dignitΓ e cultura; i pochi sopravvissuti al genocidio, come vi avevamo raccontato nel documentario che giΓ abbiamo citato, vanno spesso incontro a vite e destini infelici. Difficilmente vedrete mai queste storie raccontate sulla RAI o sui media tradizionali, e proprio per questo cβΓ¨ sempre piΓΉ bisogno per lβopinione pubblica italiana di un media di approfondimento teorico e di divulgazione culturale come questo, che ci dia a tutti gli strumenti per comprendere il mondo senza filtri e mistificazioni e che ci prepari ad una stagione di lotta e organizzazione politica. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottosofia su PayPal e GoFundMe..
E chi non aderisce Γ¨ Paolo Mieli











UNA BANDIERA UCRAINA???