Dopo mesi di concertazione con i principali attori pubblici e privati del settore, il 20 giugno 2024 il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega alle politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, ha approvato la prima legge italiana sullo Spazio e sulla Space Economy. Su iniziativa di Giorgia Meloni e dello stesso Urso, il disegno di legge βDisposizioni in materia di economia dello Spazioβ, o piΓΉ semplicemente DDL Spazio, Γ¨ stato quindi presentato alla Camera il 10 settembre 2024, dove ha iniziato il suo iter parlamentare. Il ministro ha subito mostrato un certo ottimismo: βla nostra legge punta a essere un modello per lβEuropaβ, ha affermato, dichiarando poi, a margine di unβiniziativa organizzata dallβAgenzia Spaziale Italiana, che la legge βsarΓ approvata con certezza entro la prossima primaveraβ.
Il 5 gennaio di questβanno, invece, a seguito dellβincontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida, Bloomberg ha sganciato la bomba atomica: lβItalia starebbe negoziando con SpaceX di Elon Musk un accordo da 1.5 miliardi di euro, che prevede la fornitura di telecomunicazioni sicure per il governo e per le forze armate italiane che operano nel Mediterraneo. Palazzo Chigi ha smentito, parlando di generiche βinterlocuzioni con SpaceXβ, anche se il ministro Crosetto ha ammesso in parlamento che sΓ¬, Starlink ha tutte le capacitΓ necessarie per fornire i servizi in parola. La notizia, ovviamente, ha sollevato un certo scalpore. E a ragion veduta: affidare le piΓΉ alte comunicazioni istituzionali ad un egocentrico monopolista dellβalt-right americana sembrava troppo perfino per questo governo di finti-sovranisti svendipatria (che comunque puΓ² sempre contare sulle cheerleader del Foglio). Il DDL Spazio e lβaffare Starlink sono strettamente intrecciati – e in questo video cercheremo di spiegarvi il perchΓ©, senza farci mancare guerre sotterranee, servizi segreti, dossieraggi e succulenti retroscena. Come piccola anticipazione, possiamo dirvi che si tratta di un enorme tentativo di aprire agli interessi privati il settore spaziale, ovviamente con l’obiettivo di indirizzarlo geopoliticamente. Un altro modo, insomma, di sacrificare gli interessi e la sovranitΓ italiana in funzione del grande decoupling e della guerra degli USA contro il resto del mondo. Buona visione.
Nelle intenzioni del Governo, il DDL Spazio si pone dei propositi alquanto ambiziosi. Lβobiettivo Γ¨ infatti quello di βsostenere lo sviluppo, la crescita e lβinnovazione tecnologica dellβindustria spaziale italianaβ, al fine di βfavorire la ricerca scientifica, accrescere la competitivitΓ nazionaleβ e βtutelare gli interessi nazionali in materia di sicurezza, difesa e politica esteraβ. Il settore della space economy Γ¨ enormemente diversificato: comprende, solo per fare alcuni esempi, lo sviluppo di stazioni commerciali in orbita terrestre, la pianificazione e lβesecuzione di missioni lunari e interplanetarie, la produzione di lanciatori e sistemi di logistica e infine il prodotto – di importanza enorme e difficilmente quantificabile – della raccolta dati tramite servizi satellitari. Davanti alle prospettive di crescita globale della space economy, lβindustria aerospaziale italiana Γ¨ particolarmente rilevante, data la sua capacitΓ di integrare distretti tecnologici, universitΓ e centri di ricerca con aziende ad elevato grado di specializzazione. Come anticipato nella relazione introduttiva al DDL, βa soggetti specializzati in nicchie produttive ad alto contenuto tecnologico, che offrono soluzioni personalizzate e allβavanguardia, si affiancano alcuni grandi player, integrati e con unβofferta altamente diversificataβ. Parliamo in totale di circa 200 tra grandi, medie, piccole e micro imprese, incentrate principalmente attorno a Leonardo e alle sue partecipate, che producono un volume d’affari di oltre 2 miliardi di euro allβanno ed impiegano circa 7.000 persone con formazione specialistica. Una capacitΓ industriale di tutto rispetto, estremamente rilevante di fronte alle sfide, anzi alla vera e propria rivoluzione cui il settore spaziale sta andando incontro. A partire dalla fondazione di SpaceX infatti, lβindustria privata ha assunto un ruolo di innegabile protagonista. In meno di ventβanni lβazienda di Elon Musk Γ¨ riuscita a progettare e costruire dei lanciatori riutilizzabili in grado di abbattere i costi ed effettuare in autonomia le operazioni di lancio – fatto che ha reso possibile popolare le orbite basse di costellazioni composte da migliaia di satelliti artificiali capaci di fornire servizi di telecomunicazione ed internet. Un modello di attivitΓ dβimpresa innovativo e fortemente orientato verso un approccio commerciale, con flussi di capitali privati senza precedenti.
In un simile contesto, scrive Simonetta Di Pippo, che Γ¨ stata per otto anni alla guida dellβUfficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, dotare il Paese di una legge sullo Spazio Γ¨ quanto mai necessario, per βintercettare lo sviluppo della space economy in modo strutturato, al fine di sviluppare e poi consolidare un ecosistema nazionale integrato [β¦] e creare le condizioni per un ecosistema capace di affrontare le sfide globaliβ. Siamo insomma nel mezzo di un βprocesso [β¦] di commercializzazione dello spazio e delle attivitΓ ad esso collegateβ, spiega la Di Pippo. Una tendenza evidentemente recepita dal DDL Spazio, che arriva a parlare di una vera e propria βrifocalizzazione dellβazione pubblicaβ. βPer questo il disegno di legge prevede lβistituzione di un Fondo per lβeconomia dello spazio di carattere pluriennaleβ e βlβadozione di un Piano nazionale per lβeconomia dello spazio, specificamente dedicati a rafforzare lβelemento di iniziativa commerciale nellβeconomia nazionaleβ.
Ma andiamo con ordine. Per il Fondo Γ¨ prevista una dotazione pari a 20 milioni di euro per il 2024 e a 35 milioni per il 2025, piΓΉ altri spiccioli, presi dai proventi delle contribuzioni legate al rilascio delle autorizzazioni e dallβammontare delle sanzioni. CioΓ¨, finanziamo le attivitΓ delle imprese con le multe fatte alle imprese. Queste cifre non sono affatto lusinghiere, per il governo che dovrebbe fare la storia: nella prima bozza, infatti, erano previsti 85 milioni per il 2024, 160 milioni per il 2025 e altri 50 milioni per il 2026, in un contesto, quello europeo, in cui la spesa pubblica per le attivitΓ spaziali Γ¨ cronicamente insufficiente (ve ne abbiamo parlato in una precedente puntata dedicata al Rapporto Draghi). Per farci unβidea ancora piΓΉ precisa di quali siano realmente le prospettive del governo in materia aerospaziale, basta guardare al budget 2025 dellβEsa, pubblicato pochi giorni fa: ebbene, questβanno lβItalia ha deciso di tagliare di 81,2 milioni di euro il contributo nazionale allβAgenzia Spaziale Europea, mentre Paesi come la Francia, il Portogallo, la Svizzera e soprattutto la Polonia stanno aumentando sensibilmente i loro investimenti nellβESA. Val forse la pena notare che lβItalia ha un ruolo di tutto rispetto sullo scenario europeo: non soltanto Γ¨ il terzo finanziatore dellβESA e il produttore di uno dei due lanciatori europei in attivitΓ , ma Γ¨ anche il terzo Paese per numero di aziende e impiegati nel settore aerospaziale.

Ma torniamo ai nostri umilissimi eroi del Governo Meloni. Come si legge nel DDL, βLe risorse del Fondo sono destinate a promuovere le attivitΓ nazionali nel settore dellβeconomia dello spazio, della commercializzazione dello spazio e delle attivitΓ ad esso collegate, per favorire la crescita del mercato di prodotti e servizi innovativi basati sullβuso di tecnologie spaziali e lβutilizzo commerciale delle infrastrutture spaziali nazionaliβ. Insomma, lβidea Γ¨ quella di mettere a disposizione le infrastrutture spaziali del Paese per fini commerciali, in ossequio al solito mantra del libero mercato, che ci vede come un motore sfiancato utile soltanto per ingrossare le tasche dei grandi gruppi privati. Magari di qualche colosso straniero o del settore della difesa, come vedremo tra poco. Se iniziamo a vederla in questi termini, la questione suona decisamente male. Altro che βun modello per lβEuropaβ. Lβutilizzo del Fondo per lβeconomia dello spazio, si legge nel DDL, va concepito poi in coerenza con i contenuti del Piano nazionale per lβeconomia dello spazio, un piano della durata di cinque anni necessario alla distribuzione delle risorse pubbliche e private disponibili e alla βquantificazione dei fabbisogni di innovazione e di incremento delle capacitΓ produttiveβ dellβindustria dello spazio. Insomma, sembra che la Meloni abbia scoperto i piani quinquennali. La necessitΓ di un Piano Γ¨ di per sΓ© molto significativa e merita un minimo di riflessione. In una recente intervista il ministro Urso ha infatti sottolineato come le innovazioni tecnologiche e gli investimenti privati debbano essere bilanciati da una governanza pubblica in grado di garantire lβinteresse nazionale. Gli operatori privati, come premesso dal DDL Spazio, βpossono svolgere un ruolo molto rilevante, perseguendo lβobiettivo finale di condurre attivitΓ spaziali in proprioβ, e a quanto Γ¨ dato di capire il disegno di legge ha tutto lβinteresse a favorirne lβingresso in orbita. Data lβimportanza strategica del settore si rende perΓ² necessaria una certa regolamentazione. In ultima istanza quindi lo Stato mantiene il potere di controllare, gestire o disporre di tali beni privati e si assume anche parte dellβonere finanziario. Quasi per senso di colpa verrebbe da dire, a leggere il testo.
Il protagonismo dei privati Γ¨ particolarmente evidente se si leggono gli articoli dedicati allβautorizzazione delle attivitΓ spaziali. Lβautorizzazione e la supervisione continua da parte dei rispettivi stati nazionali per lβesercizio delle attivitΓ spaziali dei privati era giΓ prevista dallβOuter Space Treaty, un trattato internazionale risalente al 1967, firmato e ratificato da un gran numero di Paesi, incluso il nostro. Γ del tutto naturale quindi che anche nellβordinamento italiano, per questioni di responsabilitΓ internazionale, venga introdotto un appropriato regime autorizzatorio. Lβautorizzazione, si legge nel DDL, Γ¨ concessa dallo Stato o da Paesi stranieri con cui lβItalia ha stipulato un trattato internazionale ed Γ¨ subordinata al possesso di specifici requisiti verificati dallβASI. Tra questi ci sono dei requisiti oggettivi di idoneitΓ tecnica tra cui le valutazioni legate allβinquinamento ambientale, luminoso e radioelettrico, alla sicurezza del rientro in atmosfera e alla minimizzazione del rischio di detriti spaziali. Vale forse la pena notare, visto il recente scandalo sui satelliti di Musk, che tra i requisiti oggettivi cβΓ¨ anche la capacitΓ di garantire la protezione degli asset e la resilienza dellβinfrastruttura satellitare rispetto ad attacchi informatici. Oltre a questi, ci sono poi i requisiti di carattere soggettivo, come per esempio le competenze professionali e la soliditΓ finanziaria degli operatori coinvolti, che avranno bisogno di unβadeguata copertura assicurativa per eventuali danni derivanti dalla loro attivitΓ .
Fin qui tutto bene. Ma visto che lo spazio costituisce un settore di rilevanza strategica, non dovrebbe sorprenderci sapere che dopo un controllo di natura sostanzialmente tecnica, lβautorizzazione assume un carattere discrezionale, quindi politico. Come esplicitato nel testo, in un preambolo di comparazione con le legislazioni nazionali di Paesi terzi, Γ¨ previsto un βcontrollo approfondito sui requisiti di natura morale dellβoperatoreβ. Tale verifica, Γ¨ ben specificato, βpuΓ² riguardare anche i soci e i soggetti che a diverso titolo sono coinvolti nella missioneβ spaziale. Lβarticolo 7 del DDL Spazio Γ¨ particolarmente esplicito al riguardo. Lβautorizzazione Γ¨ infatti negata in caso di rischio per la βsicurezza nazionaleβ e la βcontinuitΓ delle relazioni internazionaliβ. E ancora βse sussistono legami tra lβoperatore spaziale da autorizzare e altri Stati [β¦] che, tenuto conto anche delle posizioni ufficiali dellβUnione europea, non si conformano ai princΓ¬pi di democrazia o dello Stato di diritto oβ, udite udite βminacciano la pace e la sicurezza internazionali o sostengono organizzazioni criminali o terroristicheβ. Insomma, una formulazione decisamente generica e suscettibile di interpretazione, da cui perΓ² possiamo trarre una conclusione molto chiara: se volete svolgere attivitΓ commerciali nello spazio, meglio non collaborare conβ¦ gli Stati Uniti. Scherzi a parte, Γ¨ evidente che il testo sia stato scritto per sottoporre a maggiore controllo politico, se non a limitare fortemente, le collaborazioni fruttuose e di lunga data che la nostra industria spaziale ha con Paesi come Russia e Cina. Basti pensare alla recentissima missione della sonda cinese Changβe 6, che ha portato con sΓ© sul lato oscuro della Luna della strumentazione italiana, o anche semplicemente a qual era lβapproccio dellβItalia di pochissimi anni fa. Soltanto nel 2017, quando lβAgenzia Spaziale Italiana e quella cinese firmarono lβaccordo di collaborazione per il volo umano nello spazio, lβItalia sembrava porsi come uno dei principali sponsor della ormai piΓΉ che presentabile Cina sullo scenario occidentale. Allora, lo European Space Policy Institute notava in maniera ineccepibile: βDa parte italiana, la partnership con la China Manned Space Agency rafforzerΓ il rapporto giΓ esistente con la Cina. Inoltre, in senso piΓΉ ampio, questa collaborazione scientifica puΓ² essere utile per l’intero comparto tecnologico italiano, poichΓ© combinerebbe il know-how italiano e la disponibilitΓ delle infrastrutture spaziali cinesi. Dall’altra parte, la maggior cooperazione con i partner occidentali contribuisce a presentare un’immagine piΓΉ amichevole e aperta della Cina nello spazio e rafforza gli sforzi di politica estera per consentire un maggiore impegno internazionaleβ. Ma dimenticate pure i vostri sogni di progresso. A quanto pare, qualcuno ha deciso che il vincolo atlantico deve prevalere sullβinteresse scientifico ed industriale.
Ma torniamo allβavanzatissimo, evolutissimo, avanguardistico, orgogliosissimo DDL spazio. Allβarticolo 25 viene istituita una βRiserva di CapacitΓ Trasmissiva Nazionaleβ. Ora, sarebbe molto bello potervi spiegare di che si tratta, ma non si capisce granchΓ©. Nellβultima bozza circolata, si legge che Γ¨ βfinalizzata a garantire, in situazioni critiche o di indisponibilitΓ delle [β¦] reti terrestri, un instradamento alternativo [β¦] alle comunicazioni [β¦] di natura governativa o di interesse nazionaleβ. Cosa che avverrΓ βutilizzando, al fine di garantire la massima diversificazione, sia satelliti sia costellazioni in orbita geostazionaria, media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti allβUnione europea o allβAlleanza atlanticaβ. Ed Γ¨ esattamente a questo punto che emerge lo spettro della costellazione satellitare piΓΉ ingombrante delle orbite basse. Lβesigenza di garantire la sicurezza delle comunicazioni governative, affidandole alla NATO, nonchΓ© la necessitΓ di coprire aree del paese non raggiungibili con la fibra ottica sembrano suggerire velatamente il nome di Starlink e del suo proprietario. Un favore a Elon Musk quindi? Urso smentisce, anzi nel disegno di legge rilancia con una mini costellazione satellitare tutta Italiana, ma al momento non ci crede nessuno. A maggior ragione dopo la visita della Meloni a Mar-a-Lago. Sul piatto, un contratto quinquennale per fornire all’Italia servizi di crittografia per le operazioni militari nellβarea del Mediterraneo e per le comunicazioni governative. NonchΓ© la possibilitΓ di servizi satellitari di connessione diretta, in gergo βdirect-to-cellβ, da utilizzare su tutto il territorio nazionale in caso di emergenze come attacchi terroristici o disastri naturali. Sarebbe una decisione clamorosa, con cui il governo di finti-sovranisti svendipatria potrebbe battere ogni record precedente. Dopo aver ceduto lβintera rete delle linee telefoniche e dei cavi di fibra ottica per la trasmissione dati del nostro Paese da TIM a KKR, questo governo di illuminati sembra intenzionato ad affidare anche le piΓΉ alte comunicazioni istituzionali ad un monopolista straniero, tra lβaltro completamente integrato nel complesso militare statunitense. Le preoccupazioni per i potenziali rischi di questa manovra sono state sollevate anche in una recente intervista della sempre ottima Stefania Maurizi a Thomas Drake, un ex dirigente della National Security Agency famoso per aver denunciato un programma segreto di sorveglianza elettronica e data mining. Secondo Drake, il rischio vero Γ¨ che il governo degli Stati Uniti possa utilizzare lβespediente per sorvegliare le comunicazioni sensibili mediante lβutilizzo di backdoor, come ampiamente successo in passato. Non sorprende che una simile prospettiva susciti grossi malumori. Secondo le fonti interpellate da Bloomberg, il progetto sarebbe in fase avanzata di negoziazione, e sarebbe giΓ stato approvato dai servizi segreti italiani e dal Ministero della Difesa. E le prime interlocuzioni con Musk, secondo Il Fatto Quotidiano, risalirebbero addirittura al governo Draghi.
Il mistero che aleggia intorno a questa storia dei satelliti di Musk si infittisce ulteriormente se consideriamo che un intero articolo del DDL Γ¨ dedicato a future βiniziative per lβuso efficiente dello spettro radioelettricoβ, in cui si chiede, addirittura in anticipo sulle normative tecniche emesse dagli organismi internazionali, di adottare modelli per la βriduzione degli effetti di interferenza tra sistemi spaziali e sistemi terrestriβ. Fatto che si inserisce dritto dritto nella recente querelle tra Elon Musk e Tim. Come riportato sempre da Bloomberg, infatti, lo scorso aprile Starlink ha presentato denuncia presso lβAutoritΓ garante delle comunicazioni e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sostenendo che Tim non condividesse i dati sullo spettro delle frequenze utilizzate – informazione necessaria per evitare interferenze e, secondo Starlink, possibili interruzioni dei suoi servizi in Europa meridionale e in Nord Africa. Tim ha subito smentito, accusando anzi lβazienda di Musk di βparziale ricostruzione dei fattiβ. Ma cβΓ¨ di meglio: nei giorni precedenti, Tim avrebbe fatto circolare in ambienti istituzionali e nella maggioranza di governo un report che puntava a screditare Starlink, descrivendo accuratamente il suo utilizzo da parte delle forze armate russe nel conflitto ucraino, cosa tra lβaltro confermata giΓ a febbraio dal portavoce del ministero della Difesa ucraino, Andrii Yusov. Pare che il trapelare di queste informazioni, oltre a far infuriare Musk, abbia anche provocato un certo fastidio in alcuni ambienti diplomatici americani. Per caritΓ , accusare qualcuno di essere βfilorussoβ ha sempre il suo fascino, ma qui siamo proprio alla guerra apertaβ¦una guerra tra lβaltro della cui mediazione dovrΓ occuparsi nientepopodimeno che il ministero del Made in Italy presieduto da Urso!
Niente di nuovo, insomma, dal fronte dei patrioti col cuore alla Casa Bianca. Dal DDL Spazio non potevamo aspettarci nulla di diverso: largo spazio ai privati, subordinazione totale agli interessi della NATO, anche a dispetto di consolidate collaborazioni internazionali, e gestione di asset strategici da parte di monopolisti miliardari dβoltreoceano. Per invertire questa violenta tendenza allβaccentramento del potere, che si gioca sulla Terra, nelle orbite basse del pianeta e anche oltre, ancora piΓΉ in lΓ , serve innanzitutto un media indipendente che dia voce al 99%, anche quando si tratta di smontare lβarroganza di chi pensa di poterci vendere un futuro di βschifo e vergognaβ, diceva Tolstoj, spacciandolo per progresso.
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E chi non aderisce Γ¨ Adolfo Urso










