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Cosm8lina ep. 8 – Meloni, Musk e il DDL Spazio: come svendere la sicurezza nazionale agli interessi USA

OttolinaTV by OttolinaTV
02/04/2025
in Cultura, OttoliNerd, Ottosofia, Scienza e Ambiente, Scienza e Tech, Senza categoria
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Dopo mesi di concertazione con i principali attori pubblici e privati del settore, il 20 giugno 2024 il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy con delega alle politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, ha approvato la prima legge italiana sullo Spazio e sulla Space Economy. Su iniziativa di Giorgia Meloni e dello stesso Urso, il disegno di legge β€œDisposizioni in materia di economia dello Spazio”, o piΓΉ semplicemente DDL Spazio, Γ¨ stato quindi presentato alla Camera il 10 settembre 2024, dove ha iniziato il suo iter parlamentare. Il ministro ha subito mostrato un certo ottimismo: β€œla nostra legge punta a essere un modello per l’Europa”, ha affermato, dichiarando poi, a margine di un’iniziativa organizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana, che la legge β€œsarΓ  approvata con certezza entro la prossima primavera”.

Il 5 gennaio di quest’anno, invece, a seguito dell’incontro tra Giorgia Meloni e Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida, Bloomberg ha sganciato la bomba atomica: l’Italia starebbe negoziando con SpaceX di Elon Musk un accordo da 1.5 miliardi di euro, che prevede la fornitura di telecomunicazioni sicure per il governo e per le forze armate italiane che operano nel Mediterraneo. Palazzo Chigi ha smentito, parlando di generiche β€œinterlocuzioni con SpaceX”, anche se il ministro Crosetto ha ammesso in parlamento che sΓ¬, Starlink ha tutte le capacitΓ  necessarie per fornire i servizi in parola. La notizia, ovviamente, ha sollevato un certo scalpore. E a ragion veduta: affidare le piΓΉ alte comunicazioni istituzionali ad un egocentrico monopolista dell’alt-right americana sembrava troppo perfino per questo governo di finti-sovranisti svendipatria (che comunque puΓ² sempre contare sulle cheerleader del Foglio). Il DDL Spazio e l’affare Starlink sono strettamente intrecciati – e in questo video cercheremo di spiegarvi il perchΓ©, senza farci mancare guerre sotterranee, servizi segreti, dossieraggi e succulenti retroscena. Come piccola anticipazione, possiamo dirvi che si tratta di un enorme tentativo di aprire agli interessi privati il settore spaziale, ovviamente con l’obiettivo di indirizzarlo geopoliticamente. Un altro modo, insomma, di sacrificare gli interessi e la sovranitΓ  italiana in funzione del grande decoupling e della guerra degli USA contro il resto del mondo. Buona visione.

Nelle intenzioni del Governo, il DDL Spazio si pone dei propositi alquanto ambiziosi. L’obiettivo Γ¨ infatti quello di β€œsostenere lo sviluppo, la crescita e l’innovazione tecnologica dell’industria spaziale italiana”, al fine di β€œfavorire la ricerca scientifica, accrescere la competitivitΓ  nazionale” e β€œtutelare gli interessi nazionali in materia di sicurezza, difesa e politica estera”. Il settore della space economy Γ¨ enormemente diversificato: comprende, solo per fare alcuni esempi, lo sviluppo di stazioni commerciali in orbita terrestre, la pianificazione e l’esecuzione di missioni lunari e interplanetarie, la produzione di lanciatori e sistemi di logistica e infine il prodotto – di importanza enorme e difficilmente quantificabile – della raccolta dati tramite servizi satellitari. Davanti alle prospettive di crescita globale della space economy, l’industria aerospaziale italiana Γ¨ particolarmente rilevante, data la sua capacitΓ  di integrare distretti tecnologici, universitΓ  e centri di ricerca con aziende ad elevato grado di specializzazione. Come anticipato nella relazione introduttiva al DDL, β€œa soggetti specializzati in nicchie produttive ad alto contenuto tecnologico, che offrono soluzioni personalizzate e all’avanguardia, si affiancano alcuni grandi player, integrati e con un’offerta altamente diversificata”. Parliamo in totale di circa 200 tra grandi, medie, piccole e micro imprese, incentrate principalmente attorno a Leonardo e alle sue partecipate, che producono un volume d’affari di oltre 2 miliardi di euro all’anno ed impiegano circa 7.000 persone con formazione specialistica. Una capacitΓ  industriale di tutto rispetto, estremamente rilevante di fronte alle sfide, anzi alla vera e propria rivoluzione cui il settore spaziale sta andando incontro. A partire dalla fondazione di SpaceX infatti, l’industria privata ha assunto un ruolo di innegabile protagonista. In meno di vent’anni l’azienda di Elon Musk Γ¨ riuscita a progettare e costruire dei lanciatori riutilizzabili in grado di abbattere i costi ed effettuare in autonomia le operazioni di lancio – fatto che ha reso possibile popolare le orbite basse di costellazioni composte da migliaia di satelliti artificiali capaci di fornire servizi di telecomunicazione ed internet. Un modello di attivitΓ  d’impresa innovativo e fortemente orientato verso un approccio commerciale, con flussi di capitali privati senza precedenti.

In un simile contesto, scrive Simonetta Di Pippo, che Γ¨ stata per otto anni alla guida dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, dotare il Paese di una legge sullo Spazio Γ¨ quanto mai necessario, per β€œintercettare lo sviluppo della space economy in modo strutturato, al fine di sviluppare e poi consolidare un ecosistema nazionale integrato […] e creare le condizioni per un ecosistema capace di affrontare le sfide globali”. Siamo insomma nel mezzo di un β€œprocesso […] di commercializzazione dello spazio e delle attivitΓ  ad esso collegate”, spiega la Di Pippo. Una tendenza evidentemente recepita dal DDL Spazio, che arriva a parlare di una vera e propria β€œrifocalizzazione dell’azione pubblica”. β€œPer questo il disegno di legge prevede l’istituzione di un Fondo per l’economia dello spazio di carattere pluriennale” e β€œl’adozione di un Piano nazionale per l’economia dello spazio, specificamente dedicati a rafforzare l’elemento di iniziativa commerciale nell’economia nazionale”.

Ma andiamo con ordine. Per il Fondo Γ¨ prevista una dotazione pari a 20 milioni di euro per il 2024 e a 35 milioni per il 2025, piΓΉ altri spiccioli, presi dai proventi delle contribuzioni legate al rilascio delle autorizzazioni e dall’ammontare delle sanzioni. CioΓ¨, finanziamo le attivitΓ  delle imprese con le multe fatte alle imprese. Queste cifre non sono affatto lusinghiere, per il governo che dovrebbe fare la storia: nella prima bozza, infatti, erano previsti 85 milioni per il 2024, 160 milioni per il 2025 e altri 50 milioni per il 2026, in un contesto, quello europeo, in cui la spesa pubblica per le attivitΓ  spaziali Γ¨ cronicamente insufficiente (ve ne abbiamo parlato in una precedente puntata dedicata al Rapporto Draghi). Per farci un’idea ancora piΓΉ precisa di quali siano realmente le prospettive del governo in materia aerospaziale, basta guardare al budget 2025 dell’Esa, pubblicato pochi giorni fa: ebbene, quest’anno l’Italia ha deciso di tagliare di 81,2 milioni di euro il contributo nazionale all’Agenzia Spaziale Europea, mentre Paesi come la Francia, il Portogallo, la Svizzera e soprattutto la Polonia stanno aumentando sensibilmente i loro investimenti nell’ESA. Val forse la pena notare che l’Italia ha un ruolo di tutto rispetto sullo scenario europeo: non soltanto Γ¨ il terzo finanziatore dell’ESA e il produttore di uno dei due lanciatori europei in attivitΓ , ma Γ¨ anche il terzo Paese per numero di aziende e impiegati nel settore aerospaziale.

Ma torniamo ai nostri umilissimi eroi del Governo Meloni. Come si legge nel DDL, β€œLe risorse del Fondo sono destinate a promuovere le attivitΓ  nazionali nel settore dell’economia dello spazio, della commercializzazione dello spazio e delle attivitΓ  ad esso collegate, per favorire la crescita del mercato di prodotti e servizi innovativi basati sull’uso di tecnologie spaziali e l’utilizzo commerciale delle infrastrutture spaziali nazionali”. Insomma, l’idea Γ¨ quella di mettere a disposizione le infrastrutture spaziali del Paese per fini commerciali, in ossequio al solito mantra del libero mercato, che ci vede come un motore sfiancato utile soltanto per ingrossare le tasche dei grandi gruppi privati. Magari di qualche colosso straniero o del settore della difesa, come vedremo tra poco. Se iniziamo a vederla in questi termini, la questione suona decisamente male. Altro che β€œun modello per l’Europa”. L’utilizzo del Fondo per l’economia dello spazio, si legge nel DDL, va concepito poi in coerenza con i contenuti del Piano nazionale per l’economia dello spazio, un piano della durata di cinque anni necessario alla distribuzione delle risorse pubbliche e private disponibili e alla β€œquantificazione dei fabbisogni di innovazione e di incremento delle capacitΓ  produttive” dell’industria dello spazio. Insomma, sembra che la Meloni abbia scoperto i piani quinquennali. La necessitΓ  di un Piano Γ¨ di per sΓ© molto significativa e merita un minimo di riflessione. In una recente intervista il ministro Urso ha infatti sottolineato come le innovazioni tecnologiche e gli investimenti privati debbano essere bilanciati da una governanza pubblica in grado di garantire l’interesse nazionale. Gli operatori privati, come premesso dal DDL Spazio, β€œpossono svolgere un ruolo molto rilevante, perseguendo l’obiettivo finale di condurre attivitΓ  spaziali in proprio”, e a quanto Γ¨ dato di capire il disegno di legge ha tutto l’interesse a favorirne l’ingresso in orbita. Data l’importanza strategica del settore si rende perΓ² necessaria una certa regolamentazione. In ultima istanza quindi lo Stato mantiene il potere di controllare, gestire o disporre di tali beni privati e si assume anche parte dell’onere finanziario. Quasi per senso di colpa verrebbe da dire, a leggere il testo.

Il protagonismo dei privati Γ¨ particolarmente evidente se si leggono gli articoli dedicati all’autorizzazione delle attivitΓ  spaziali. L’autorizzazione e la supervisione continua da parte dei rispettivi stati nazionali per l’esercizio delle attivitΓ  spaziali dei privati era giΓ  prevista dall’Outer Space Treaty, un trattato internazionale risalente al 1967, firmato e ratificato da un gran numero di Paesi, incluso il nostro. È del tutto naturale quindi che anche nell’ordinamento italiano, per questioni di responsabilitΓ  internazionale, venga introdotto un appropriato regime autorizzatorio. L’autorizzazione, si legge nel DDL, Γ¨ concessa dallo Stato o da Paesi stranieri con cui l’Italia ha stipulato un trattato internazionale ed Γ¨ subordinata al possesso di specifici requisiti verificati dall’ASI. Tra questi ci sono dei requisiti oggettivi di idoneitΓ  tecnica tra cui le valutazioni legate all’inquinamento ambientale, luminoso e radioelettrico, alla sicurezza del rientro in atmosfera e alla minimizzazione del rischio di detriti spaziali. Vale forse la pena notare, visto il recente scandalo sui satelliti di Musk, che tra i requisiti oggettivi c’è anche la capacitΓ  di garantire la protezione degli asset e la resilienza dell’infrastruttura satellitare rispetto ad attacchi informatici. Oltre a questi, ci sono poi i requisiti di carattere soggettivo, come per esempio le competenze professionali e la soliditΓ  finanziaria degli operatori coinvolti, che avranno bisogno di un’adeguata copertura assicurativa per eventuali danni derivanti dalla loro attivitΓ .

Fin qui tutto bene. Ma visto che lo spazio costituisce un settore di rilevanza strategica, non dovrebbe sorprenderci sapere che dopo un controllo di natura sostanzialmente tecnica, l’autorizzazione assume un carattere discrezionale, quindi politico. Come esplicitato nel testo, in un preambolo di comparazione con le legislazioni nazionali di Paesi terzi, Γ¨ previsto un β€œcontrollo approfondito sui requisiti di natura morale dell’operatore”. Tale verifica, Γ¨ ben specificato, β€œpuΓ² riguardare anche i soci e i soggetti che a diverso titolo sono coinvolti nella missioneβ€œ spaziale. L’articolo 7 del DDL Spazio Γ¨ particolarmente esplicito al riguardo. L’autorizzazione Γ¨ infatti negata in caso di rischio per la β€œsicurezza nazionale” e la β€œcontinuitΓ  delle relazioni internazionali”. E ancora β€œse sussistono legami tra l’operatore spaziale da autorizzare e altri Stati […] che, tenuto conto anche delle posizioni ufficiali dell’Unione europea, non si conformano ai princΓ¬pi di democrazia o dello Stato di diritto o”, udite udite β€œminacciano la pace e la sicurezza internazionali o sostengono organizzazioni criminali o terroristiche”. Insomma, una formulazione decisamente generica e suscettibile di interpretazione, da cui perΓ² possiamo trarre una conclusione molto chiara: se volete svolgere attivitΓ  commerciali nello spazio, meglio non collaborare con… gli Stati Uniti. Scherzi a parte, Γ¨ evidente che il testo sia stato scritto per sottoporre a maggiore controllo politico, se non a limitare fortemente, le collaborazioni fruttuose e di lunga data che la nostra industria spaziale ha con Paesi come Russia e Cina. Basti pensare alla recentissima missione della sonda cinese Chang’e 6, che ha portato con sΓ© sul lato oscuro della Luna della strumentazione italiana, o anche semplicemente a qual era l’approccio dell’Italia di pochissimi anni fa. Soltanto nel 2017, quando l’Agenzia Spaziale Italiana e quella cinese firmarono l’accordo di collaborazione per il volo umano nello spazio, l’Italia sembrava porsi come uno dei principali sponsor della ormai piΓΉ che presentabile Cina sullo scenario occidentale. Allora, lo European Space Policy Institute notava in maniera ineccepibile: β€œDa parte italiana, la partnership con la China Manned Space Agency rafforzerΓ  il rapporto giΓ  esistente con la Cina. Inoltre, in senso piΓΉ ampio, questa collaborazione scientifica puΓ² essere utile per l’intero comparto tecnologico italiano, poichΓ© combinerebbe il know-how italiano e la disponibilitΓ  delle infrastrutture spaziali cinesi. Dall’altra parte, la maggior cooperazione con i partner occidentali contribuisce a presentare un’immagine piΓΉ amichevole e aperta della Cina nello spazio e rafforza gli sforzi di politica estera per consentire un maggiore impegno internazionale”. Ma dimenticate pure i vostri sogni di progresso. A quanto pare, qualcuno ha deciso che il vincolo atlantico deve prevalere sull’interesse scientifico ed industriale.

Ma torniamo all’avanzatissimo, evolutissimo, avanguardistico, orgogliosissimo DDL spazio. All’articolo 25 viene istituita una β€œRiserva di CapacitΓ  Trasmissiva Nazionale”. Ora, sarebbe molto bello potervi spiegare di che si tratta, ma non si capisce granchΓ©. Nell’ultima bozza circolata, si legge che Γ¨ β€œfinalizzata a garantire, in situazioni critiche o di indisponibilitΓ  delle […] reti terrestri, un instradamento alternativo […] alle comunicazioni […] di natura governativa o di interesse nazionale”. Cosa che avverrΓ  β€œutilizzando, al fine di garantire la massima diversificazione, sia satelliti sia costellazioni in orbita geostazionaria, media e bassa, gestiti esclusivamente da soggetti appartenenti all’Unione europea o all’Alleanza atlantica”. Ed Γ¨ esattamente a questo punto che emerge lo spettro della costellazione satellitare piΓΉ ingombrante delle orbite basse. L’esigenza di garantire la sicurezza delle comunicazioni governative, affidandole alla NATO, nonchΓ© la necessitΓ  di coprire aree del paese non raggiungibili con la fibra ottica sembrano suggerire velatamente il nome di Starlink e del suo proprietario. Un favore a Elon Musk quindi? Urso smentisce, anzi nel disegno di legge rilancia con una mini costellazione satellitare tutta Italiana, ma al momento non ci crede nessuno. A maggior ragione dopo la visita della Meloni a Mar-a-Lago. Sul piatto, un contratto quinquennale per fornire all’Italia servizi di crittografia per le operazioni militari nell’area del Mediterraneo e per le comunicazioni governative. NonchΓ© la possibilitΓ  di servizi satellitari di connessione diretta, in gergo β€œdirect-to-cell”, da utilizzare su tutto il territorio nazionale in caso di emergenze come attacchi terroristici o disastri naturali. Sarebbe una decisione clamorosa, con cui il governo di finti-sovranisti svendipatria potrebbe battere ogni record precedente. Dopo aver ceduto l’intera rete delle linee telefoniche e dei cavi di fibra ottica per la trasmissione dati del nostro Paese da TIM a KKR, questo governo di illuminati sembra intenzionato ad affidare anche le piΓΉ alte comunicazioni istituzionali ad un monopolista straniero, tra l’altro completamente integrato nel complesso militare statunitense. Le preoccupazioni per i potenziali rischi di questa manovra sono state sollevate anche in una recente intervista della sempre ottima Stefania Maurizi a Thomas Drake, un ex dirigente della National Security Agency famoso per aver denunciato un programma segreto di sorveglianza elettronica e data mining. Secondo Drake, il rischio vero Γ¨ che il governo degli Stati Uniti possa utilizzare l’espediente per sorvegliare le comunicazioni sensibili mediante l’utilizzo di backdoor, come ampiamente successo in passato. Non sorprende che una simile prospettiva susciti grossi malumori. Secondo le fonti interpellate da Bloomberg, il progetto sarebbe in fase avanzata di negoziazione, e sarebbe giΓ  stato approvato dai servizi segreti italiani e dal Ministero della Difesa. E le prime interlocuzioni con Musk, secondo Il Fatto Quotidiano, risalirebbero addirittura al governo Draghi.

Il mistero che aleggia intorno a questa storia dei satelliti di Musk si infittisce ulteriormente se consideriamo che un intero articolo del DDL Γ¨ dedicato a future β€œiniziative per l’uso efficiente dello spettro radioelettrico”, in cui si chiede, addirittura in anticipo sulle normative tecniche emesse dagli organismi internazionali, di adottare modelli per la β€œriduzione degli effetti di interferenza tra sistemi spaziali e sistemi terrestri”. Fatto che si inserisce dritto dritto nella recente querelle tra Elon Musk e Tim. Come riportato sempre da Bloomberg, infatti, lo scorso aprile Starlink ha presentato denuncia presso l’AutoritΓ  garante delle comunicazioni e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sostenendo che Tim non condividesse i dati sullo spettro delle frequenze utilizzate – informazione necessaria per evitare interferenze e, secondo Starlink, possibili interruzioni dei suoi servizi in Europa meridionale e in Nord Africa. Tim ha subito smentito, accusando anzi l’azienda di Musk di β€œparziale ricostruzione dei fatti”. Ma c’è di meglio: nei giorni precedenti, Tim avrebbe fatto circolare in ambienti istituzionali e nella maggioranza di governo un report che puntava a screditare Starlink, descrivendo accuratamente il suo utilizzo da parte delle forze armate russe nel conflitto ucraino, cosa tra l’altro confermata giΓ  a febbraio dal portavoce del ministero della Difesa ucraino, Andrii Yusov. Pare che il trapelare di queste informazioni, oltre a far infuriare Musk, abbia anche provocato un certo fastidio in alcuni ambienti diplomatici americani. Per caritΓ , accusare qualcuno di essere β€œfilorusso” ha sempre il suo fascino, ma qui siamo proprio alla guerra aperta…una guerra tra l’altro della cui mediazione dovrΓ  occuparsi nientepopodimeno che il ministero del Made in Italy presieduto da Urso!

Niente di nuovo, insomma, dal fronte dei patrioti col cuore alla Casa Bianca. Dal DDL Spazio non potevamo aspettarci nulla di diverso: largo spazio ai privati, subordinazione totale agli interessi della NATO, anche a dispetto di consolidate collaborazioni internazionali, e gestione di asset strategici da parte di monopolisti miliardari d’oltreoceano. Per invertire questa violenta tendenza all’accentramento del potere, che si gioca sulla Terra, nelle orbite basse del pianeta e anche oltre, ancora piΓΉ in lΓ , serve innanzitutto un media indipendente che dia voce al 99%, anche quando si tratta di smontare l’arroganza di chi pensa di poterci vendere un futuro di β€œschifo e vergogna”, diceva Tolstoj, spacciandolo per progresso.

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Tags: elon muskottosofia
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