Skip to main content

Tag: amundi

CONTADINI contro OLIGARCHIE – Se “col TRATTORE in Tangenziale, andiamo a…” occupare BLACKROCK

La rivolta sacrosanta dei trattori ha preso di mira numerosi obiettivi: ha preso di mira i governi nazionali che vogliono scaricare almeno una parte della crisi economica che hanno contribuito a causare con le loro stesse mani su pezzi di mondo produttivo già stremato; ha preso di mira le istituzioni europee che vogliono scaricare i costi della transizione ecologica sulle ultime ruote del carro mentre si prodigano per garantire che la stessa transizione, per le oligarchie, sia solo un’altra succulenta occasione di sommare nuove fonti di rendita a quelle vecchie e, almeno nel caso italiano, ha preso di mira pure le associazioni di categoria che, in questo gioco dello scaricabarile dall’alto verso il basso invece di difendere la parte più debole, si occupano spesso di proteggere esclusivamente i soggetti più forti. Al netto delle contraddizioni, sono tutti obiettivi non solo legittimi, ma doverosi e che, però, rischiano di spostare i riflettori da quello che probabilmente dovrebbe essere il principale degli obiettivi: similmente a qualsiasi altro settore produttivo che, al netto delle contraddizioni, crea comunque una qualche forma di valore e di ricchezza tangibile, anche per i produttori agricoli – infatti – il nemico pubblico numero 1 non sono altro che le solite oligarchie finanziarie che, invece, di valore non ne creano nessuno e si appropriano senza limiti di tutta la ricchezza prodotta da tutti gli altri. Al netto delle gerarchie interne ai produttori – che non vanno mai dimenticate perché, per quanto sotto attacco del grande capitale, un imprenditore agricolo che ha anche solo una decina di dipendenti non è certo la stessa cosa del bracciante agricolo stagionale che lavora per lui in condizioni di semischiavitù – tutte le componenti del mondo produttivo, infatti, hanno nei grandi monopoli finanziari un nemico comune; i grandi monopoli finanziari, infatti, estraggono sotto forma di rendita il grosso della ricchezza prodotta a tutti i livelli: a monte perché sono i principali azionisti del monopolio degli input produttivi fondamentali – dalle sementi ai prodotti chimici – e, a valle, attraverso la dittatura della grande distribuzione organizzata.
Ma non solo: i grandi monopoli finanziari, infatti, estraggono ricchezza attraverso il controllo dell’input produttivo più importante di tutti e, cioè, il credito e, da un po’ di tempo a questa parte, anche da tutti quegli strumenti derivati che erano nati per permettere ai produttori di assicurarsi dalle conseguenze di un cattivo raccolto e che, invece, oggi sono diventati pure loro sempre di più strumento della speculazione più spregiudicata; metti insieme tutti questi passaggi ed ecco che al mondo produttivo vero e proprio non rimangono che le briciole e, appunto, non è altro che l’ennesimo esempio del furto sistematico di ricchezza operato dalle oligarchie dei rentier nei confronti dell’economia reale. E, come in tutti gli altri casi, le istituzioni che operano sempre più da semplice comitato d’affari in difesa degli interessi più inconfessabili delle oligarchie non fanno che assecondare, se non addirittura accelerare, questo vero e proprio furto e pretendono pure di ammantarlo di buoni propositi, tra una tinteggiata di verde qua e là. Ora, ovviamente anche la ripartizione delle poche briciole che rimangono ai produttori è tutt’altro che egualitaria e anche tra le loro fila si combatte quotidianamente una guerra feroce che però, appunto, ha tutte le caratteristiche di una guerra tra poveri, anche se non tutti poveri allo stesso modo; mette quindi enormemente tristezza vedere come una parte consistente di sinistra non trovi di meglio che guardare il dito dello scontro interno ai produttori, indugiando autocompiaciuta nella produzione in serie delle solite etichette di buzzurri complottisti negazionisti fascistoidi, e trascuri completamente la luna del furto sistematico operato dalle oligarchie col supporto della politica e dei governi.

Alessandro Volpi

A costo di risultare pedanti, quindi, con il buon vecchio Alessandro Volpi abbiamo deciso di provare a uscire da questa asfissiante guerra tra opposte strumentalizzazioni e abbiamo provato a rimettere in fila i punti fondamentali di questo processo di spoliazione generalizzata da parte delle oligarchie finanziarie e, per farlo, siamo partiti da qualcosa di apparentemente distante dal mondo agricolo. Perché l’apparenza, molto spesso, inganna. Non so se è chiara la morale della favola: tutto, e dico letteralmente tutto, è minuziosamente programmato per estrarre denaro dall’economia reale e utilizzarlo per sostenere la bolla speculativa dei titoli azionari. E’ quello, sostanzialmente, l’unico vero grande prodotto del capitalismo avanzato dell’Occidente collettivo; millenni di duro lavoro e di evoluzione tecnologica e scientifica per incentrare l’intera economia sul valore immaginario di qualche pezzo di carta, ed è proprio da questo punto di vista che si riesce a capire il ruolo fondamentale dei supermegafondi: avere abbastanza liquidità per sostenere all’infinito l’aumento virtuale di valore di questi pezzi di carta, sottraendo risorse all’economia reale. Per farlo, ai megafondi vengono affidati tutti i nostri risparmi; il risparmio gestito in Europa, che è ancora un mercato minuscolo rispetto a quello USA, ha superato la soglia psicologica dei mille miliardi di euro, in gran parte gestiti da fondi USA: BlackRock, Vanguard, seguiti da JP Morgan e Fidelity che, però, hanno tra i maggiori azionisti di nuovo BlackRock e Vanguard. Se la cantano e se la suonano.
Ma cosa c’entra questa digressione con la questione agricola? Purtroppo c’entra, eccome, perché nella top 6 dei fondi, accanto al monopolio USA, c’è anche un operatore europeo: si chiama Amundi e indovinate un po’? E’ di proprietà di Credit Agricole, e sapete per cosa era nata Credit Agricole? Per dare ai contadini il credito necessario per portare avanti la loro attività produttiva: insomma, doveva rastrellare un po’ di risparmi improduttivi per dare ossigeno alla produzione e permettere agli agricoltori di fare investimenti e svilupparsi; in soldoni, esattamente il contrario di quello che accade oggi. Sono queste le grandi innovazioni che, ancora oggi, ci fanno essere orgogliosi di vivere nel nostro giardino ordinato e ci convincono a tenere lontana con ogni mezzo necessario la giungla selvaggia che ci circonda: trasformare un’assicurazione per gli agricoltori in oggetto di speculazione cosicché gli oligarchi ci guadagnano i miliardi e i contadini che si devono assicurare non se lo possono più permettere, ma se poi si incazzano…. “reazionari”, “fascisti”. Anche guardandola dal punto di vista dei nostri campi e dei nostri orti, quello che abbiamo di fronte – come dice Hudson – è davvero uno scontro di civiltà, altro che la fuffa islamofoba di Huntington: da una parte procedere verso il ritorno al feudalesimo e alla dittatura degli oligarchi, dall’altra asfaltare coi trattori le oligarchie parassitarie e tornare alla traiettoria avviata con le rivoluzioni borghesi e poi bruscamente abbandonata dagli ex rivoluzionari stessi non appena hanno capito che, per continuare su quella strada, a rinunciare a qualche privilegio sarebbe toccato pure a loro. Contro ogni forma di privilegio, per un’informazione a immagine e somiglianza degli interessi concreti del 99%, abbiamo bisogno di un vero e proprio nuovo media, indipendente, ma di parte, rigoroso, ma nazionalpopolare. Aiutaci a costruirlo: aderisci alla campagna di sottoscrizione di Ottolina Tv su GoFundMe e su PayPal

E chi non aderisce è Johnny il contrario del giornalismo Riotta