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Cani randagi

“Nelle periferie post-industriali si vedono tetti di capannoni dismessi dopo la crisi del 2008 che si stagliano in cielo e si fondono con quello che resta di una campagna pregna di ricordi e di storie che nessuno conoscerà mai, visti dall’alto sembrano delle dune di sabbia di un pianeta alieno, parcheggi immensi e rimorchi di camion qua e là come scheletri di un passato lontano, ci aggiriamo nelle zone periferiche come cani randagi, fiutiamo l’etere intorno a noi sperando di tornare a sentire odor di casa. Le architetture ci aggrediscono con la loro violenza, gli spigoli ci intimano di retrocedere. Questi agglomerati simmetrici, che ospitano presenze umane solo durante il giorno, circondano una città diversa nell’architettura ma identica nel flusso di vita, un centro storico senza una precisa identità trasformato durante gli anni per fare in modo che la gente se ne stia ben nascosta altrove durante l’orario serale.
La crisi perpetua di un paese, di una città di provincia, l’odore della psicosfera agisce sui nostri sistemi neurali, tutti sappiamo ma facciamo finta di niente. “L’ES deve sopravvivere”, ripetevo tra me e me.”

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Comments 2

  1. Elio Tazzi says:

    Bello il pezzo e anche il video.

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