Finalmente il governo dei patrioti ha scoperto l’intervento pubblico: ENI mette un tetto ai prezzi dei carburanti e Poste si compra TIM; manca solo l’IRI e possiamo riesumare direttamente Enrico Mattei. Peccato che, guardando i numeri, il miracolo perda parecchio fascino. Dopo l’esplosione dei prezzi seguita alle nuove tensioni energetiche, benzina e gasolio sono arrivati a livelli fuori scala: fino a 2,25 e 2,46 euro al litro in autostrada; ENI interviene fissando 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il gasolio, ma rispetto a febbraio restiamo, comunque, con aumenti enormi. Quanto costa questo improvviso slancio sociale? Nella stima più generosa, circa 80 milioni di minori ricavi in un mese; negli ultimi tre anni, ENI ha accumulato circa 15 miliardi di utili. La tassa sugli extraprofitti del 2022, tanto contestata e poi, in gran parte, depotenziata, valeva per ENI circa 1,4 miliardi: passare per patrioti non è mai costato così poco. E poi c’è TIM: la rete è già finita a KKR, mentre quello che resta entra in Poste; l’operazione viene raccontata come un ritorno dello Stato, ma la quota pubblica si diluisce e cresce il peso dei grandi investitori finanziari internazionali. Ne abbiamo parlato con Alessandro Volpi.










