Un sistema di intelligenza artificiale progettato per individuare falle nei programmi informatici più diffusi del pianeta; un circolo ristretto di grandi corporation incaricato di regolarne l’utilizzo; Washington che osserva questa innovazione come una risorsa di valore strategico e, sullo sfondo, una questione politica enorme: a chi spetta il controllo di strumenti in grado di anticipare e intercettare le fragilità dell’intera architettura digitale globale? È da qui che parte il caso Claude Mythos, il modello sviluppato da Anthropic e presentato come un punto di svolta nel campo della sicurezza informatica; tra promesse di protezione, potenziali applicazioni offensive, critiche sull’enfasi mediatica, interessi legati alla difesa, reazioni finanziarie e interrogativi sulla gestione del potere tecnologico, emerge un dato netto: l’intelligenza artificiale non è più soltanto innovazione: è leva di potere, e la vera partita riguarda, ancora una volta, chi ne detiene il controllo.










