
di Alessandro Bartoloni Saint Omer
Le stablecoin sono peggio dei dazi. E sono un’arma monetaria in mano agli stati uniti, così il ministro dell’economia Giorgetti durante un intervento in videoconferenza all’inaugurazione del Salone del Risparmio a Milano, dove ha anche affermato: «Oggi l’attenzione è concentrata sull’impatto dei dazi commerciali, ma è la nuova strategia americana in ambito di criptovalute – in particolare le stablecoin ancorate al dollaro – a rappresentare un pericolo forse ancora maggiore». A Roma, e non solo, cresce l’attenzione per le nuove regole con cui gli Stati Uniti stanno favorendo la diffusione dei nuovi strumenti di pagamento digitali: si tratta di valute ancorate a monete tradizionali, stabili e di emissione privata, pronte a conquistare sempre più utenti. Queste valute digitali, emesse da piattaforme tecnologiche private e agganciate al dollaro, risultano infatti molto più stabili rispetto alle criptovalute tradizionali, come il Bitcoin, soggette a forti oscillazioni. Se la nuova normativa statunitense, il cosiddetto Genius Act, dovesse entrare in vigore come previsto, potrebbe offrire agli investitori di tutto il mondo la possibilità di impiegare i propri risparmi in strumenti quasi privi di rischio, che al tempo stesso funzionano come mezzi di pagamento accettati globalmente. «Tutto questo – sottolinea Giorgetti – senza bisogno di possedere un conto bancario negli Stati Uniti». Un fattore che, insieme alla stabilità e all’usabilità, ne renderebbe probabile il successo. Le stablecoin potrebbero rappresentare una soluzione ideale per chi vive in Paesi con valute instabili, ma attirano anche l’interesse dei cittadini dell’Eurozona, specie se l’attuale sistema di pagamenti al dettaglio europeo continuerà a restare frammentato e inefficace in molte situazioni.
Insomma, oltre ai dazi, anche i pagamenti digitali possono trasformarsi in uno strumento di potere geopolitico. «La politica americana – osserva ancora Giorgetti – ha anche una dimensione valutaria, oltre che commerciale e fiscale». In questo caso, però, non sono gli Stati a condurre il gioco, ma operatori privati decisi a entrare in un campo tradizionalmente riservato alle banche centrali. Di fronte a questo scenario, la risposta europea – e italiana – deve passare per il rafforzamento dell’euro come valuta di riferimento a livello internazionale. Secondo il ministro, è necessario intensificare gli sforzi verso la comprensione e lo sviluppo dell’euro digitale, una moneta elettronica che permetta pagamenti sicuri e diffusi in tutta l’area euro, riducendo così la dipendenza da soluzioni estere.
È un caso: Trump e la sua famiglia hanno interessi diretti in questo ambito, in particolare attraverso la World Liberty Financial, attiva proprio nel lancio di stablecoin.















