Pensavate che Marione Draghi fosse uscito di scena? Ma quando mai! Abbiamo giร avuto modo altrove di parlare del suo dossier sul futuro della competitivitร europea; in questo video approfondiremo il legame tra le sue preziose elucubrazioni, la transizione energetica e la tendenza sempre piรน spiccata alla guerra in cui sta scivolando il vecchio Continente. Conti alla mano, Draghi nel suo dossier cita 82 volte il concetto di difesa e potenziamento dellโapparato industriale-militare; insomma: ci dice che il vecchio Continente deve prepararsi allโeconomia di guerra. Ma cosa cโentra questo con la transizione energetica? Non cโรจ bisogno di seguire un corso di marxismo per capire che le principali guerre in corso, a partire da quella Ucraina e al caso Nord Stream, possono essere lette anche come conflitti globali per il controllo dellโenergia e dei suoi flussi.
Energia e guerra sono un binomio inestricabile e Draghi lo evidenzia nel suo rapporto: l’obiettivo รจ quello di ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione europea sia in termini energetici che militari, ovviamente non per garantire una autonomia geopolitica europea e assicurare la pace, ma per perpetrare il solito ruolo del vecchio Continente da comprimario nellโalleanza atlantica; in questa prospettiva strategica, investimenti nel settore della difesa bellica e accelerazione della transizione energetica sono temi intrecciati, e data lโesperienza guerrafondaia del suo Governo e lโentourage europeo in cui Marione si muove come un pesce nellโacqua, questo non promette nulla di buono.
Il punto cruciale, di cui si parla poco, รจ infatti il nesso tra la questione energetica e la guerra imperialista condotta dallโOccidente collettivo contro il resto del mondo. Il dominio sulle risorse energetiche รจ il motore delle guerre moderne: dallโUcraina alla Libia allโIraq, ogni conflitto recente รจ stato scatenato o alimentato dalla necessitร di controllare petrolio, gas, terre rare e, ora, anche le fonti rinnovabili; sarร un caso che questi due argomenti sono di scottante attualitร in una Regione come la Sardegna, dove ad una presenza militare asfissiante negli ultimi quattro anni si รจ sommato il concreto pericolo di una ancora piรน invadente speculazione energetica?
Tutto inizia sempre con il caro San Mario Draghi che, nel 2021, emette un decreto che porta il suo nome e che per adeguare le politiche energetiche alle direttive europee prevede aree di accelerazione per le fonti di energia rinnovabile; da quel momento inizia la corsa allโoro, perchรฉ ovviamente mancano pianificazione e democrazia: nessun dibattito parlamentare e nessun coinvolgimento delle regioni interessate, manco se dotate (come Sardegna e Sicilia) di autonomia speciale. Insomma: Marione non si smentisce mai! Proprio un campione di democrazia! Il risultato di tutto questo รจ che, se andassero in porto tutti i progetti, la Sardegna produrrebbe energia per milioni di persone: 809 progetti per 57,67 gigawatt, che superano di gran lunga il fabbisogno sardo, che si arresta a circa 9 gigawatt .
“A che servirร tutta questa energia, visto che noi siamo poco piรน di un milione e mezzo di abitanti, praticamente un quartiere di Roma?” si chiedono i sardi: cosรฌ nellโisola nascono piรน comitati che funghi e il movimento popolare si spinge fino a farsi legislatore raccogliendo una montagna di firme per un legge di iniziativa popolare capace di fermare la speculazione. Il punto รจ che la transizione energetica – che di per sรฉ potrebbe essere unโopportunitร di ridistribuzione della ricchezza, oltrechรฉ di contrasto al cambiamento climatico – nasconde in realtร dinamiche di sfruttamento e profitto che riproducono le logiche del capitalismo fossile.
In questo secondo video tratto dallโiniziativa organizzata da Multipopolare Sardegna lo scorso gennaio, Anghelu Marras e Fabrizio Cossu dellโassociazione Sa Domo de Totus contestualizzano il dibattito sullโenergia e sulla transizione green nel quadro piรน ampio della lotta globale per il controllo delle risorse e della tendenza alla guerra. Al di lร della retorica sul bel mare e le belle spiagge, appare evidente come la Sardegna, con le sue basi NATO e il suo ruolo di hub energetico, sia un esempio emblematico di come il sistema capitalistico e le logiche di profitto continuino a sfruttare territori e popolazioni anche sotto la maschera della transizione energetica.
La transizione verde, cosรฌ come รจ stata concepita dalle oligarchie occidentali, non รจ unโopportunitร ecologica e democratica e rischia di diventare unโulteriore capitolo dello sfruttamento dellโ1% sulla stragrande maggioranza delle persone. I dati sulla Sardegna lo dimostrano: nonostante lโautosufficienza energetica e il surplus di produzione, lโenergia viene esportata, mentre le comunitร locali subiscono imposizioni dallโalto, senza benefici reali. LโONU parla giustamente di economia verde come miglioramento del benessere umano e dellโequitร sociale, ma lโItalia e lโEuropa hanno tradito questi principi, trasformando la transizione in unโoperazione predatoria.
La Sardegna non รจ estranea a questo meccanismo: la sua funzione di base militare strategica e il suo ruolo di colonia energetica servono proprio a garantire che il nostro territorio resti subordinato agli interessi imperialisti; per questo, la battaglia contro il saccheggio delle nostre risorse naturali non รจ in alcun modo da intendersi come una lotta locale, ma si inserisce in uno scontro globale tra chi vuole mantenere lo status quo e chi, invece, vuole costruire un modello di transizione energetica realmente democratico. La storia della Sardegna รจ un esempio paradigmatico di queste dinamiche, ma le resistenze popolari che la attraversano sono anche un faro che ci sprona a non rassegnarci e a riorganizzare la riscossa multipopolare.










