Fino ad oggi ci siamo esentati da esprimere giudizi sulla vicenda di Report; troppo ingarbugliata e anche un po’ imbarazzante. Ma il troppo stroppia: con il tentativo spregiudicato da parte di mamma RAI di mettere a capo della più importante trasmissione giornalistica della TV di Stato due sprovveduti come Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi è stato superato ogni limite di decenza. L’obiettivo è fin troppo palese: lasciare il programma in balia di qualcuno che in nessun modo ha la statura necessaria per garantire l’indipendenza della squadra. Insomma: dopo 30 anni di tentativi, mettere Report sotto controllo. E non è un incidente; è un test: la società civile italiana avrà ancora gli anticorpi per resistere a un attacco così palese e ingiustificato alla pluralità e alla libertà di informazione? E non è un caso isolato; praticamente in contemporanea, dall’altra parte dell’oceano, la Casa Bianca ne combinava un’altra: l’associazione in difesa dei diritti digitali Autistici/Inventati entrava nella blacklist delle organizzazioni terroristiche internazionali. La colpa sarebbe di aver garantito servizi digitali che tutelano la privacy; la reazione delle autorità italiane? Fratelli d’Italia ha fatto immediatamente sua l’accusa e ha scatenato la sua macchina del fango contro uno dei pochi dirigenti pubblici italiani che, in questi anni, si è battuto per restituire all’Italia e all’Europa un minimo di sovranità digitale; si chiama Paolo de Rosa e, da ragazzetto, ha contribuito a mettere in piedi l’associazione. Ma sarebbe sbagliato chiamare tutto questo fascismo; c’è un nome molto più adatto: maccartismo, la strategia a disposizione delle democrazie liberali per scatenare una campagna repressiva senza precedenti, ma senza sospendere formalmente i diritti democratici. Ed è ancora più difficile da sconfiggere.









