Secondo il Reuters Institute for the Study of Journalism, la terza guerra del Golfo sarebbe stata la prima “in cui l’intelligenza artificiale generativa ha giocato un ruolo chiave nella guerra dell’informazione”. L’Iran ha giocato la sua partita al meglio: ha blindato internet all’interno del Paese e, attraverso le piattaforme social del nemico, ha invaso l’ecosistema digitale dei Paesi aggressori con una propaganda di qualità ed efficacia mai viste, a partire, appunto, dagli ormai leggendari “video della Lego”. A produrli è un team che si dichiara indipendente: si chiama Akhbar Enfejari, “Notizie Esplosive”. Come sottolinea il Brookings Institution, “Gli americani non erano abituati a ricevere messaggi diretti da un Paese che gli Stati Uniti stanno bombardando”; questa volta, invece, hanno ricevuto un video di due minuti – con una qualità paragonabile a quella di un blockbuster hollywoodiano – in media ogni trenta ore circa. YouTube ha, ovviamente, bloccato il canale, ma è come svuotare l’oceano con un cucchiaio: i video sono diventati virali su ogni tipo di piattaforma, ottenendo decine di milioni di visualizzazioni e trasformando il team di Akhbar Enfejari in una delle più importanti avanguardie della resistenza antimperialista del pianeta. Ne abbiamo parlato con Lorenzo Maria Pacini, professore di Filosofia Politica all’UniDolomiti di Belluno.










