Trieste è un porto franco da tipo 3 secoli, il posto ideale per creare ponti e proiettare l’Italia nel cuore del Nuovo Ordine Multipolare, se solo non fosse diventato l’avamposto della lobby sionista che vuole trascinare l’Italia in guerra. Inizialmente c’era la Via della Seta: Trieste era candidata a diventare una delle porte d’ingresso della Cina in Europa; un rapporto privilegiato con la più grande potenza manifatturiera del Pianeta che, se governato razionalmente, avrebbe potuto garantire ricchezza e sviluppo alla città e all’intero Paese. Poi gli USA hanno deciso di dichiarare guerra al mega-progetto cinese: erano preoccupati che le infrastrutture costruite dai cinesi portassero sviluppo e che lo sviluppo potesse attrarre i capitali che, fino ad oggi, fuggivano in massa verso i mercati finanziari statunitensi per gonfiare la bolla e vivere di rendita. L’Italia si è subito adeguata: è uscita dalla Via della Seta e Trieste ha imboccato la strada del declino. Ma non era ancora finita, perché gli USA avevano pronta una controproposta: si chiama IMEC ed è la reazione occidentale alla Via della Seta; ma, invece che rinsaldare i rapporti con chi produce ricchezza, li rinsalda con chi scatena genocidi. Attraverso l’IMEC, Trieste diventerebbe la porta d’ingresso delle merci che arrivano da Haifa, dopo essere partite da Mumbai e aver attraversato il Medio Oriente; d’altronde, al portafoglio non si comanda e, dopo la fine della Via della Seta, non è tanto il caso di fare gli schizzinosi. Peccato che l’IMEC sia una truffa: a 32 mesi dal lancio, la Belt and Road aveva già un fondo dedicato da 40 miliardi di dollari, una banca multilaterale da 100 miliardi, oltre 100 miliardi di lending dichiarato dalle policy banks cinesi e una pipeline da quasi 900 miliardi; a 32 mesi dal lancio, l’IMEC non ha ancora né fondo, né banca, né capitale autorizzato, né una pipeline pubblica comparabile e, con l’inizio della terza guerra del Golfo, le cose, ovviamente, non hanno fatto che peggiorare. A cosa serve, allora, tutta questa manfrina? Semplice: Haifa è la principale base navale militare del regime di Tel Aviv e Trieste di candida, così, a diventare la retrovia ufficiale degli stermini necessari per portare avanti il progetto della Grande Israele. Per fortuna, non tutti hanno intenzione di farsi calpestare: ed ecco, così, che a Trieste nasce il comitato NO IMEC, che è pronto a dare battaglia, che ha organizzato una manifestazione per il 9 maggio e che noi qui abbiamo intervistato.










