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I deliri di Forrest Trump: “Il nostro Grande Esercito si sta preparando alla prossima conquista”

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (9/04/26)

OttolinaTV by OttolinaTV
09/04/2026
in Articoli, Cina, Medio Oriente, U.S.A.
1

Il Marru

“Tutte le navi, gli aerei e il personale militare statunitensi, con munizioni, armamenti e qualsiasi altra cosa appropriata e necessaria per la persecuzione e la distruzione letale di un nemico già sostanzialmente indebolito, rimarranno in Iran e nelle aree circostanti fino a quando il VERO ACCORDO raggiunto non sarà pienamente rispettato”, ha scritto Trump sul suo profilo Truth alle 5 e 46 di stamattina (ora italiana):

“Se per qualsiasi motivo ciò non dovesse accadere”, continua il post, anche se è “altamente improbabile”, sottolinea, “allora inizieranno scontri a fuoco più grandi e più forti di quanto si sia mai visto prima”; “L’accordo”, sostiene Trump, “è stato raggiunto molto tempo fa e, nonostante tutta la falsa retorica contraria, prevede NESSUNA ARMA NUCLEARE e che lo Stretto di Hormuz SARÀ APERTO E SICURO”: “Nel frattempo”, conclude, “il nostro grande esercito si sta preparando e riposando, in attesa della sua prossima conquista. L’AMERICA È TORNATA!”. Le prime 24 ore che hanno seguito l’annuncio del cessate il fuoco tra Iran e USA sono state decisamente turbolente; d’altronde, non poteva essere altrimenti. Checché ne dica Forrest Trump, quella in corso non è una scaramuccia su alcuni punti circoscritti di dissidio, come la questione dell’arricchimento dell’uranio; quella in corso è il fronte mediorientale della grande guerra che l’imperialismo USA ha dichiarato contro l’ascesa del Nuovo Ordine Multipolare. Non si risolve; al massimo si gestisce, a seconda degli esiti che in quel momento specifico vengono determinati dal campo. Nelle ultime 6 settimane, il campo ha decretato che per annichilire la resistenza iraniana – ammesso e non concesso sia possibile – gli USA dovrebbero sostanzialmente abbandonare tutti gli altri fronti e concentrarsi esclusivamente su questo scenario, mettendo, così, a repentaglio la strategia complessiva che, invece, prevede un crescente impegno nel cortile di casa delle Americhe, la gestione della disfatta ucraina, guerre per procura per recuperare influenza in Africa e, il tutto, mentre si dovrebbero accumulare forze per ostacolare l’ascesa del grande competitor globale cinese. Il campo, inoltre, ha determinato il fatto che gli Stati vassalli, per quanto diretti da classi dirigenti totalmente assoggettate a Washington, sono società complesse, con una pletora di soggetti alla ricerca di alternative profittevoli e che, mano a mano che il declino relativo del Superimperialismo USA diventa sempre più evidente, sono sempre più attratte dai mercati e dalle possibilità offerte dal Sud globale, a partire proprio dal nemico cinese: lo Stato e il potere politico, alla fine, obbediscono sempre a Washington; gli altri attori meno.

 

Le attenzioni si sono concentrate tutte sul teatro libanese e sull’idea che Tel Aviv persegua una sua propria strategia a tratti in contrasto con quella statunitense; in effetti, ieri il regime etno-fascista di Tel Aviv ha fatto di tutto per rinsaldare la sua immagine di Stato Canaglia globale:

Al Mayadeen parla di “massicci bombardamenti in Libano”, dovuti a circa 150 raid aerei effettuati nell’arco di due ore che, secondo il Ministero della Salute libanese, avrebbero provocato “254 morti e 1.150 feriti”; come sottolinea il Guardian, è “il più grande attacco contro il Libano dall’inizio della guerra con Hezbollah”: “Un assalto”, riporta l’articolo, “che ha spinto i funzionari iraniani ad avvertire che Teheran potrebbe ritirarsi dal cessate il fuoco concordato con gli Stati Uniti nella notte”.

 

La fine degli attacchi criminali contro il Libano ha sempre fatto parte dei 10 punti proposti dall’Iran come base negoziale; e, come ricordava ieri sera anche lo stesso Araghchi, era stata sottolineata anche nel famoso post nel quale il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif annunciava l’accordo tra USA e Iran per il cessate il fuoco con effetto immediato:

“Sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America hanno accordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano”, riporta esplicitamente il post: “I termini del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti sono chiari ed espliciti”, sottolineava ieri sera Araghchi, e “gli Stati Uniti devono scegliere: o il cessate il fuoco, o la continuazione della guerra tramite Israele”.

“Non possono avere entrambe le cose”, continua Araghchi: “Il mondo vede i massacri in Libano. La palla è nel campo degli Stati Uniti, e il mondo sta osservando se questi agiranno in base ai loro impegni”. Notare attentamente la formulazione: secondo Araghchi, il mancato rispetto del cessate il fuoco in Libano non è un colpo di testa di una dirigenza israeliana fuori controllo, come piace credere a chi si trova oggi in imbarazzo per aver a lungo sostenuto l’idea di un Trump pacifista nemico del globalismo, ma la volontà degli USA di intorbidire le acque e continuare la guerra “tramite Israele”.

 

L’amministrazione Trump ha fatto di tutto per provare a minimizzare la questione libanese, definendola una scaramuccia che non ha niente a che vedere con il negoziato con Teheran; Teheran però, appunto, sembra continuare a vederla diversamente: oltre alle dichiarazioni di Araghchi, Ghalibaf, ieri sera, ha pubblicato, sempre su X, una “dichiarazione sulle violazioni di 3 clausole fondamentali della proposta in 10 punti, prima dell’inizio dei negoziati”.

“La profonda sfiducia storica che nutriamo nei confronti degli Stati Uniti deriva dalle ripetute violazioni di ogni forma di impegno”, riporta la dichiarazione, “Uno schema che purtroppo si è ripetuto ancora una volta”: “Come ha chiaramente affermato il presidente degli Stati Uniti, la proposta in 10 punti della Repubblica Islamica dell’Iran è una base praticabile su cui negoziare e il quadro principale per questi colloqui”; “Tuttavia, finora sono state violate 3 clausole di questa proposta”. La prima, è il mancato rispetto del cessate il fuoco in Libano; la seconda è “l’ingresso di un drone nello spazio aereo iraniano” e la terza è la “negazione del diritto dell’Iran all’arricchimento”: “In una situazione del genere”, conclude il comunicato, “un cessate il fuoco bilaterale o i negoziati sono irragionevoli”.

 

In attesa di vedere che effetti sortiranno queste minacce, l’Iran intanto torna a “bloccare” lo Stretto:

L’Iran rafforza la sua presa su Hormuz, titola il Wall Street Journal: “Mercoledì”, sottolinea l’articolo, “sono state autorizzate a transitare solo quattro navi, il numero più basso registrato finora ad aprile”; “Mercoledì mattina, nello Stretto”, continua l’articolo, “l’Iran ha trasmesso via radio VHF marittima un messaggio in cui avvertiva che le navi che non avevano ottenuto l’autorizzazione dalla marina delle Guardie Rivoluzionarie rischiavano di essere distrutte, secondo una registrazione condivisa da un membro dell’equipaggio con il Wall Street Journal”. Ieri, diverse agenzie collegavano esplicitamente la “chiusura” di Hormuz con il mancato rispetto del cessate il fuoco da parte di Israele in Libano; ma, forse, la situazione è più complessa e strutturale: come riporta lo stesso Journal, prima che entrasse in gioco la variabile libanese “L’Iran ha comunicato ai mediatori che limiterà a circa una dozzina il numero di navi che attraversano lo Stretto di Hormuz e imporrà dei pedaggi, dimostrando così l’intenzione di Teheran di rafforzare il proprio controllo sulla più importante rotta marittima al mondo per il trasporto di energia”. “Secondo quanto affermato dai mediatori arabi, le navi che transiteranno dovranno coordinarsi con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche“: “Mediatori e broker marittimi hanno riferito che l’Iran richiede alle navi di concordare in anticipo gli accordi per il pagamento dei pedaggi e di versarli in criptovaluta o yuan cinesi”; “La possibilità che l’Iran assuma un ruolo permanente nella gestione dello Stretto sta allarmando i produttori di energia del Golfo, che dipendono da esso per la maggior parte delle loro esportazioni, e i consumatori di energia in Europa e in Asia”. “I produttori di energia del Golfo si oppongono fermamente a qualsiasi accordo che preveda pagamenti all’Iran”: “Secondo gli spedizionieri, l’Iran sta già implementando un sistema di tariffe. Nelle ultime settimane, ha lavorato per formalizzare un approccio a più livelli: le navi che trasportano petrolio o merci iraniane transitano liberamente, quelle provenienti da Paesi amici pagano una sorta di pedaggio, mentre quelle provenienti da paesi allineati con gli Stati Uniti o Israele vengono bloccate del tutto”.

 

Secondo quanto riportato da Clash Report, l’Iran stamattina avrebbe addirittura pubblicato “una mappa ufficiale delle rotte di navigazione obbligatorie nello Stretto di Hormuz”:

Secondo Clash Report, “La mappa mostra che le navi devono navigare più vicino alla costa iraniana e conferma per la prima volta che le rotte abituali sono ora considerate pericolose a causa del rischio di mine navali”.

 

Secondo il South China Morning Post, “Con il cambio di regime sempre più irraggiungibile”, Trump si sarebbe rassegnato all’idea che l’Iran possa continuare a controllare lo Stretto anche in caso di fine del conflitto, e sarebbe orientato a provare a strappare “un accordo commerciale con la frammentata leadership di Teheran”:

“Mercoledì”, riporta l’articolo, ”Trump ha dichiarato alla American Broadcasting Company che la sua amministrazione potrebbe cercare una joint venture con l’Iran per salvaguardare lo strategico punto di controllo globale”: ”Stiamo pensando di farlo come joint venture. È un modo per garantirci l’operazione, e anche per proteggerci da molte altre persone”, ha affermato, definendo l’idea ”una cosa meravigliosa”; “Trump mira a trasformare un punto di strozzatura militare strategico in un’impresa generatrice di entrate, facendo paragoni con il Canale di Panama e proponendo un sistema di pedaggio per il passaggio”. “Le precedenti dichiarazioni del presidente suggeriscono che il piano si basa sulla fornitura di sicurezza da parte degli Stati Uniti, mentre i paesi che dipendono dalla rotta, come Cina ed Europa, ne sopporterebbero il costo”; ”Perché proteggiamo le navi della Cina? Perché le proteggiamo per la Francia? Non ci stanno nemmeno aiutando”, ha detto Trump: “D’ora in poi, o pagano o non riescono a passare. Invieremo loro la fattura, e sarà una cifra considerevole”. Stamattina, Bloomberg riportava che “Secondo un alto funzionario della NATO, gli Stati Uniti desiderano impegni specifici da parte degli alleati europei in merito alla loro promessa di contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo la fine dei combattimenti in Iran, e chiedono ai Paesi di presentare entro pochi giorni piani concreti per garantire la navigazione attraverso il canale”: “Secondo quanto riferito dal funzionario”, continua l’articolo, “la richiesta è stata presentata durante colloqui tra funzionari americani e della NATO alla Casa Bianca, dove il presidente Donald Trump ha incontrato il segretario generale della NATO, Mark Rutte, nonché al Pentagono e al Dipartimento di Stato”.

 

Le reazioni, però, sarebbero state decisamente timide, cosa che avrebbe generato quest’altro piccolo capolavoro, allo stesso tempo letterario e diplomatico, tutto rigorosamente in capslock:

“La NATO non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà nemmeno se ne avremo bisogno in futuro”, tuona Trump: “Ricordate la Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio gestito male!!!” Nel frattempo, Semafor riporta che “Secondo quanto riferito da ex funzionari del Tesoro e del Dipartimento di Stato, l’amministrazione Trump probabilmente estenderà questa settimana la sospensione delle sanzioni sul petrolio russo, aprendo la strada a una mossa simile anche per il petrolio iraniano”: “Ciò che la Russia e l’Iran hanno dimostrato, o meglio, ciò che ha dimostrato l’Iran”, avrebbe affermato Edward Fishman, autore di Chokepoints, che ha lavorato sulle sanzioni presso i dipartimenti di Stato e del Tesoro durante l’amministrazione Obama, “è che le alternative non sono o accettare le richieste politiche degli Stati Uniti o subire la pressione delle sanzioni. C’è una terza opzione, che è… infliggere agli Stati Uniti un danno economico tale da indurre Washington ad allentare le sanzioni per alleviare le proprie difficoltà“. Insomma, la resistenza iraniana sembra aver impantanato Trump a tutti i livelli: ha bisogno di un negoziato, ma non è in grado di garantire i presupposti minimi affinché possa procedere; ha bisogno degli alleati, ma per coinvolgerli non sembra avere altri piani che non minacce ormai trite e ritrite; ha bisogno di colpire economicamente le colonne portanti del Nuovo Ordine Multipolare, ma è costretto a concedere esenzioni su esenzioni alle sanzioni; ha bisogno di riaprire il Canale di Hormuz per confermare il potere della talassocrazia USA, ma per farlo è costretto a ufficializzarne il controllo da parte del nemico iraniano, tentando di distrarre l’opinione pubblica con (almeno apparentemente) improbabili ipotesi di joint venture. Intanto, il consenso è ai minimi storici, le elezioni di midterm si avvicinano e tutti quelli che avevano scommesso sulla rivoluzione gattopardesca del trumpismo sembrano prepararsi ad abbandonare la nave che affondae – a parte Rutte ed Hegseth che, secondo me, a questo punto portano sfiga più di Piero Fassino. Ma il lavoro che Trump è stato chiamato a portare a termine è ancora fondamentale per rallentare il declino dell’impero: serve un altro attore che, proprio come Trump, sia di nuovo in grado di raccogliere il consenso dell’America profonda in crisi per portarlo in dote alle solite oligarchie; fortunatamente, Peter Thiel e la Paypal Mafia quell’attore lo hanno costruito accuratamente nel tempo. Si chiama JD Vance, il nuovo acchiappacitrulli della galassia MAGA: secondo quanto confermato ieri sera dalla portavoce della Casa Bianca, dopo vari tira e molla sarà lui a guidare le trattative con Teheran. Riuscirà a trasformare questa catastrofe nel suo trampolino di lancio?

Tags: donald trumpguerra iran-usa-israelejd vancejoint venturela newsletter di ottolinalibanoottoparlantestratto di hormuztregua finita
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Comments 1

  1. Kush1953 says:
    2 mesi ago

    Possibile che non si possa evitare di far scorrere continuamente lo schermo quando c’è un testo scritto, cosa che oltre provocare ml di me, rende impossibile leggere e comprendere. Provateci almeno

    Rispondi

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