“E’ un onore nominare Joe Kent Direttore del Centro Nazionale per il Controterrorismo. Come soldato, Berretto Verde e ufficiale della CIA, Joe ha stanato terroristi per tutta la sua vita da adulto. Ma soprattutto, Joe conosce il costo del terrorismo, avendo perso la sua splendida moglie, Shannon, una grande eroina americana, uccisa in combattimento dall’ISIS. Joe onora la sua memoria continuando la sua battaglia, e aiuterà a mantenere l’America sicura eradicando ogni forma di terrorismo, dai jihadisti ai cartelli della droga. Congratulazioni Joe”: era il 4 febbraio del 2025, quando Forrest Trump annunciava in pompa magna su Truth la nomina di Joe Kent a direttore del potente Centro Nazionale per il Controterrorismo. “Grazie Presidente Trump”, rilancia immediatamente Kent sul suo profilo X: “E’ un onore tornare a servire la nostra nazione. E’ arrivato il momento di battersi per mantenere il nostro paese sicuro e forte”. Evidentemente, aveva fatto male i calcoli: “Dopo un’attenta riflessione”, ha postato Kent su X pochi minuti fa, “ho deciso di rassegnare le dimissioni con effetto immediato dalla carica di Direttore del Centro Nazionale per il Controterrorismo. Non posso in coscienza sostenere la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”. Venerdì scorso, una sentenza di un giudice federale aveva rimesso in discussione la nomina del successore di Jerome Powell alla guida della FED; e se, invece che in Iran, il regime change, alla fine, avvenisse negli USA?














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