Il Marru
Ecco l’immagine più rappresentativa in assoluto di cosa sta succedendo:

Questo che vedete è l’andamento del KOSPI, il principale indice azionario della Corea del Sud: nell’arco di meno di due sedute (con la seconda ancora in corso), ha perso quasi 17 punti percentuali. E’ la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più ampio e macroscopico: dalla chiusura dei mercati di venerdì scorso, il NIKKEI 225, il principale indice azionario giapponese, ha perso oltre 8 punti percentuali, il DAX tedesco quasi 6, come il FTSE MIB italiano e l’Euro Stoxx 50; e per l’apertura dei mercati europei, stamattina, tutti temono il peggio.
E questo, invece, è l’andamento dei principali indici USA:


Lo Standard & Poor 500 ha registrato un calo di appena 0,9 punti percentuali; il Nasdaq Composite di 0,6. E’ un copione che abbiamo già visto svariate volte, ma con quell’inesorabile segno di declino in più: gli USA scatenano crisi globali e i vassalli le pagano, esattamente com’è successo nel 2008; in quel caso, però, mentre i mercati finanziari degli alleati crollavano, quelli USA crescevano in valore assoluto. Per l’egemonia era già una prima battuta d’arresto: nel fior fiore della fase espansiva dell’egemonia USA, Washington era in grado di garantire ricchi dividendi agli alleati; ora era in grado di garantirli soltanto alle élite che potevano spostare i capitali sui mercati azionari USA. Se nei Paesi vassalli ci fosse stata ancora la democrazia, sarebbe stato un problema: la maggioranza avrebbe potuto chiedere il conto alle rispettive élite; fortunatamente, però, nel frattempo la controrivoluzione neoliberista aveva portato a termine la trasformazione dei vassalli da democrazie a dittature oligarchiche. Le élite potevano fare soldi sui mercati finanziari USA, e il resto della popolazione non aveva nessuno strumento per opporsi a questa rapina; quasi 20 anni di declino dopo però, gli USA non sono più in grado di garantire nemmeno le élite: in termini assoluti, perdono tutti. Quello che interessa agli USA è che gli alleati/vassalli, proporzionalmente, perdano molto di più, in modo che il rapporto gerarchico venga ancora più rafforzato: come aveva affermato il premier belga De Wever a Davos, le élite europee, da vassalli ricchi, sono state trasformate in schiavi poveri; Ooggi sembrano esserne piuttosto consapevoli. Purtroppo, però, non hanno nessuno strumento per invertire la tendenza: come sta emergendo con chiarezza in queste ore, sono soltanto in grado di cercare l’approvazione del padrone d’oltreoceano per tentare di limitare le loro perdite rifacendosela parzialmente con chi sta nel gradino più basso della catena alimentare.
Come fanno gli USA a riuscire ancora a convincere i servi europei che, nonostante tutto, rimangono comunque l’opzione migliore che hanno a disposizione? Semplice: con lo schema Ponzi dell’Intelligenza Artificiale. Mentre la più grave crisi geopolitica degli ultimi 4 anni metteva in subbuglio l’intera economia globale, i 6 principali titoli quotati sui mercati finanziari USA vedevano tutto un altro film: parliamo, ovviamente, dei cosiddetti hyperscaler (Amazon, Alphabet, Apple, Meta e Microsoft), più NVIDIA; da soli, capitalizzano più del doppio di tutti i mercati azionari dell’eurozona messi assieme. I mercati azionari dell’eurozona, però, hanno perso circa 300 miliardi di capitalizzazione; questi 6 titoli la capitalizzazione l’hanno aumentata di 120 miliardi. E non è finita: i 3 big dell’AI non quotati stanno preparando il loro esordio sui mercati azionari. Nel frattempo, stanno raccogliendo una quantità spropositata di capitali privati: solo OpenAI ha recentemente chiuso un round di finanziamenti da 110 miliardi di dollari, in assoluto il più grande finanziamento privato a una corporation della storia del capitalismo globale, e pure di tanto.
Insomma: gli USA hanno sempre utilizzato la superpotenza militare per scatenare crisi geopolitiche che spingessero i capitali a tornare negli USA alla ricerca di un porto sicuro; fino ad ora, quel porto sicuro era il Governo federale, e l’asset sicuro erano i titoli del debito, perché è più facile immaginarsi la fine del mondo, che non il crollo degli USA. Oggi, sulla tenuta degli USA nessuno scommette più: i capitali fuggono dai titoli del tesoro decennale, nonostante paghino abbondantemente di più che non i titoli di Paesi europei e asiatici economicamente devastati, ma tutti scommettono sulla tenuta delle mega-corporation legate alla bolla dell’AI. Può essere che qualcuno creda davvero che la rivoluzione dell’AI sia tale da garantire lauti compensi anche se tutto il resto dovesse saltare per aria, ma dubito che i Padroni del Mondo siano proprio così coglioni da credere ai racconti di fantascienza che la propaganda spaccia al popolino inconsapevole; molto più probabile che, banalmente, ci sia la consapevolezza che le oligarchie transnazionali saranno costrette a concentrare tutta la potenza di fuoco in questo schema Ponzi per provare in ogni modo a evitare che salti per aria. E che, se salta per aria quello, c’è poco da andare alla ricerca di porti sicuri: l’imperialismo occidentale è pronto a scatenare l’Armageddon. Tutto il capitalismo globale dipende interamente dalla tenuta narrativa di puttanate fantascientifiche sciorinate da un manipolo di sociopatici disadattati; non sono esperto di storia, ma temo sia, in assoluto, la fine più indegna mai toccata a un impero.















