Il Marru
Oooh, finalmente! Era da un poβ che non sentivamo di nuove nefandezze da parte di Stoltenberg; eravamo in pensiero.

In pratica, il potentissimo fondo sovrano norvegeseΒ che Stoltenberg Γ¨ stato chiamato a dirigere dopo aver dimostrato tutta la sua fedeltΓ allβimperialismo USA da segretario generale della NATO, avrebbe delle regole etiche che gli dovrebbero impedire di mettere soldi nei business criminali piΓΉ plateali e sfacciati; ad esempio, favorire lo sterminio incondizionato di un intero popolo – che Γ¨ proprio il caso di Amazon, Microsoft e Alphabet e del ruolo che hanno ricoperto e continuano a ricoprire nel genocidio di Gaza. Stando alle regole, il fondo avrebbe dovuto vendere le azioni dei magnifici 7, i 7 colossi tecnologici USA; un problema non da poco: il fondo norvegese ha un tesoretto da oltre 2 mila miliardi di dollari, e il 15% del capitale azionario Γ¨ investito nei magnifici 7. Eβ il modo col quale la Norvegia sostiene attivamente lβimperialismo USA, una montagna di quattrini che, potenzialmente, sarebbero in grado di causare un terremoto di dimensioni bibliche sui mercati azionari USA e forse, addirittura, lo scoppio della bolla; e, allora, cosa sβΓ¨ inventato il compagno Stoltenberg? Semplice: col sostegno dei partiti conservatori e reazionari norvegesi, ha cambiato le regole del gioco. SΓ¬, ok: le magnifiche 7 hanno violato i principi etici del fondo, ma lβesposizione nei loro confronti Γ¨ troppo grande, e vendere significherebbe mettere a rischio le pensioni e il welfare dei norvegesi; e, quindi, facciamo finta di niente. βSignifica che se sei un’azienda abbastanza grande, puoi fare quello che vuoiβ, ha dichiarato al FT Arild Hermstad, leader dei Verdi. E non Γ¨ tutto: fino ad oggi infatti βAziende come Boeing, Airbus, BAE Systems e Lockheed Martin sono state escluse perchΓ© producono componenti per armi nucleariβ; altri tempi… Ieri Stoltenberg ha βaffermato che la prossima revisione delle linee guida etiche del fondo valuterΓ anche la possibilitΓ di investire in piΓΉ aziende del settore della difesaβ. In soldoni, siamo passati dallβera dei doppi standard allβera del Marchese del Grillo, dove il primo burattino di Washington che passa stravolge ogni regola in nome del famoso perchΓ© io so’ io, e voi nun siete un cazzo.
Nel frattempo, sempre il Financial Times torna a porsi la domanda delle domande:

Lβaumento della spesa per la difesa, darΓ sul serio nuovo impulso allβeconomia europea? Lβarticolo ricostruisce gli ultimi 30 anni di storia di Barrow-in-Furness, la piovosa cittadina sulla costa della Cumbria, in Inghilterra, famosa per la sua industria dei sottomarini, che perΓ², dagli anni β90 ad oggi, Γ¨ passata da impiegare 16 mila persone a poco piΓΉ di 4 mila; un declino che ha trasformato Barrow in uno dei luoghi piΓΉ poveri dellβintera Inghilterra. Fino ad oggi: βDopo una pausa di trent’anniβ infatti, sottolinea lβarticolo, βi sottomarini sono tornati al centro dei piani della Royal Navy, in un contesto di nuova attenzione alla Russia e al Mare del Nordβ; βNei prossimi 15-20 anni, i cantieri di Barrow, di proprietΓ della BAE Systems, appaltatrice della Difesa quotata in borsa FTSE 100, sono destinati a completare quattro sottomarini Dreadnought, seguiti da un massimo di 12 sottomarini d’attacco di classe Aukus, progettati per pattugliare le rotte di navigazione dell’Atlantico settentrionale a partire dalla fine degli anni 2030β. Ma in generale, sottolinea ancora lβarticolo, βMolti economisti sono scettici sulla possibilitΓ che la corsa al riarmo possa rappresentare una vera svoltaβ: lβaumento della spesa potrebbe fornire βun impulso al PIL a breve termineβ che, perΓ², potrebbe essere inferiore a quello che si otterrebbe βse i fondi fossero spesi in altri settoriβ e che, soprattutto, potrebbe esaurirsi molto rapidamente, soprattutto se (come probabile) non fosse in grado di βricostruire competenze e infrastrutture e a stimolare le esportazioniβ. PerchΓ© la spesa in Difesa si traduca in benessere diffuso, inoltre, dovrebbe βstimolare l’innovazione da parte delle aziende piΓΉ piccole per incrementare la produttivitΓ in tutta l’economia, anzichΓ© limitarsi ad aumentare i profitti delle grandi multinazionali che producono prodotti costosi come carri armati e missiliβ; βUna sfida enormeβ, sottolinea il FT: “Le ambizioni di crescita della difesa europea potrebbero dover fare i conti con la realtΓ ”, afferma Louis Knight di Third Bridge, una societΓ di ricerca azionaria, il quale avverte che il continente ha una “base industriale impoverita e gravemente mal equipaggiata per l’attuale aumento della domanda”.
Nel frattempo, Bitcoin perde oltre il 7% in un solo giornoΒ e scende temporaneamente sotto i 100 mila dollari per la prima volta da giugno; e βse il crollo di ottobre Γ¨ stato causato da vendite forzate, l’attuale calo potrebbe riflettere qualcosa di piΓΉ serio: l’erosione delle convinzioni. I possessori di Bitcoin di lunga data hanno venduto circa 400.000 Bitcoin nell’ultimo mese, un esodo di circa 45 miliardi di dollari che ha lasciato il mercato sbilanciatoβ. Ciononostante, riporta il Financial Times, βIl piano della Banca centrale europea di lanciare un euro digitale entro il 2029 ha incontrato una forte opposizione da parte dei legislatori dell’Ue e del settore bancario europeoβ: βIn vista di un’importante audizione parlamentare europea sul progetto, prevista per mercoledΓ¬, 14 istituti di credito, tra cui Deutsche Bank, BNP Paribas e ING, hanno avvertito che l’euro digitale potrebbe indebolire i sistemi di pagamento del settore privato. Le 14 banche si sono unite per creare un concorrente privato per le societΓ di pagamento statunitensi come Mastercard, Visa e PayPal. Il servizio, Wero, Γ¨ stato lanciato lo scorso annoβ.
E, last but not least: βTrainato dalle perdite nel settore tecnologico, il Nikkei 225 crolla del 4,1%β.
Ale

Zohran Mamdani Γ¨ il nuovo sindaco di New York: mussulmano, 34 anni, bravissimo con i social, Mamdani ha lavorato a lungo nel sociale aiutando i poveri di New York – spesso afroamericani e latini – a non perdere le loro case; nel 2016 Γ¨ entrato in politica con i socialisti democratici e ha poi costruito il suo successo elettorale promettendo di abbassare il costo della vita a New York con misure come congelamento degli affitti, supermarket comunali, asili e mezzi pubblici gratuiti e salario minimo a 30 dollari allβora entro il 2030. E criticando Israele per la colonizzazione della Palestina – beccandosi, naturalmente, accuse di antisemitismo. βRispondiamo allβoligarchia e allβautoritarismo con la forza che temonoβ, ha proseguito nelle dichiarazioni rilanciate dalla Cnn; βSe cβΓ¨ un modo per terrorizzare un despota Γ¨ smantellare le condizioni che gli hanno consentito di accumulare potereβ ha detto nel suo discorso della vittoria questa notte. Trump e Musk gli avevano dichiarato guerra dandogli del comunista, tanto che Donald aveva promesso di tagliare i finanziamenti federali a NY qualora avesse vinto Mamdani, e questa notte ha scritto questo enigmatico post per commentare la sua vittoria:Β

Mamdani ha vinto con il 50 per cento dei voti, ma analizzando chi lo ha votato si scoprono cose interessanti: in primis che si Γ¨ trattato di un voto trasversale a tutte le classi sociali; per quanto il quadro sia abbastanza chiaro, i super-ricchi e i detentori di scarso capitale culturale (sia con medio capitale economico – bottegai -, sia con basso reddito) hanno votato Cuomo, mentre i detentori di alto capitale culturale con scarso capitale economico, ma reddito sia medio-alto, sia medio-basso, hanno votato Mamdani. In ogni caso la domanda che ci stiamo facendo tutti Γ¨ questa: quante speranze dobbiamo riversare sulla sua figura? Γ solo il volto friendly dellβultra-imperialista e capitalista Partito Democratico o potrΓ davvero portare la βsinistraβ americana su posizioni diverse? E, ancora, la domanda che dovrebbe interessarci di piΓΉ a noi, provincie dellβImpero: in prospettiva, il successo di un Mamdani rallenta o accelera il declino dell’imperialismo USA? Ne parliamo con Alessandro Volpi e Marco DβEramo alle 13:30.
















Non Γ¨ tutto oro quello che luccica …. “Voglio essere chiaro su dove mi trovo. Credo che sia Nicolas Maduro che Miguel DΓaz-Canel siano dittatori. Le loro amministrazioni hanno soffocato elezioni libere ed eque, imprigionato gli oppositori politici e soppresso la stampa libera e leale. Eppure, la lunga storia di politiche punitive del nostro governo federale nei confronti di entrambi i paesi, comprese le uccisioni extragiudiziali di venezuelani e la continuazione di un blocco decennale di Cuba, hanno solo peggiorato queste condizioni. Il socialismo democratico riguarda la dignitΓ , la giustizia e la responsabilitΓ . E soprattutto, si tratta di costruire una democrazia che funzioni per i lavoratori, non una che li depreda”. Fonte: https://www.latintimes.com/mamdani-breaks-silence-about-maduro-cuban-president-diaz-canel-how-jorge-ramos-daughter-paola-589809
Non Γ¨ tutto oro quello che luccica …. “Voglio essere chiaro su dove mi trovo. Credo che sia Nicolas Maduro che Miguel DΓaz-Canel siano dittatori. Le loro amministrazioni hanno soffocato elezioni libere ed eque, imprigionato gli oppositori politici e soppresso la stampa libera e leale. Eppure, la lunga storia di politiche punitive del nostro governo federale nei confronti di entrambi i paesi, comprese le uccisioni extragiudiziali di venezuelani e la continuazione di un blocco decennale di Cuba, hanno solo peggiorato queste condizioni. Il socialismo democratico riguarda la dignitΓ , la giustizia e la responsabilitΓ . E soprattutto, si tratta di costruire una democrazia che funzioni per i lavoratori, non una che li depreda”. Fonte: https://www.latintimes.com/mamdani-breaks-silence-about-maduro-cuban-president-diaz-canel-how-jorge-ramos-daughter-paola-589809