La guerra nel carrello! La guerra è semplicemente una merce e, come ogni merce che si rispetti, va piazzata grazie ad un marketing efficace: ma come si vende una guerra? Chi lo fa? E perché lo fa? Il 99% non vuole la guerra perché, giustamente, la guerra fa schifo e produce solo morte, disperazione e povertà per la quasi totalità delle persone; il problema è che non governa il 99%, ma appunto un 1% di oligarchi che dalla guerra trae ricchezza e soprattutto legittimazione. Quindi l’1% deve convincere il restante 99% a sostenere la necessità della guerra: ed ecco servito il marketing di guerra, organizzato da uno stuolo di professionisti della manipolazione che le studiano tutte, ma proprio tutte, per far diventare normali una serie di cose che fino a pochi mesi fa giudicavamo giustamente folli, distopiche e perfino impossibili.
Nel giro di pochissimo tempo, siamo passati dalla generazione Erasmus che fa l’amore e non la guerra alla necessità di una tirare su i guerrieri d’Europa e di abituarci all’idea di vivere in un’economia di guerra per contrastare un nemico immaginario che un giorno combatte con le pale e senza calzini e, il giorno dopo, è lì lì per arrivare con il suo potente esercito a Berlino e Roma. Il marketing della guerra ha meccanismi propri e non ha nulla a che fare con la logica, ma si nutre di emozioni primarie, dispositivi, tecniche di consenso e soprattutto bugie ben organizzate e veicolate a reti unificate, ma se le guerre si vendono, i rivoluzionari si pagano, perché, oggigiorno, prima della guerra arrivano i professionisti delle rivoluzioni colorate, cioè quei rivoluzionari imperialisti, costruiti da specifiche agenzie, che hanno il compito di preparare il terreno dell’aggressione e di giustificarla con la retorica dei diritti civili, della democrazia e della superiorità dei valori occidentali. Di tutto questo parliamo nell’intervista con la documentarista e autrice Sara Reginella in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Le guerre che ti vendono. Manipolazione e propaganda in Ucraina e altrove.










