Mentre in Europa gli amministratori coloniali fanno a gara a chi massacra meglio i rispettivi cittadini per ingrassare le casse degli esportatori statunitensi di gas naturale liquido, tra i grandi produttori globali di petrolio è iniziata una complessa partita a scacchi in grado di determinare gli equilibri politici del pianeta nei prossimi decenni: annunciando un aumento della produzione, l’OPEC+ (l’organizzazione che, dal 2016, tiene insieme i 16 Paesi fondatori dell’OPEC più altri 10 produttori petroliferi non OPEC, a partire dalla Federazione Russa) ha spiazzato tutti gli analisti globali. L’aumento della produzione significa, ovviamente, un’ulteriore diminuzione dei prezzi, che è esattamente quello che, almeno apparentemente, sembra volere a tutti i costi Trump, ma che, altrettanto apparentemente, sembra andare contro gli interessi degli altri grandi produttori; secondo molti osservatori, si tratta di un vero e proprio regalo all’amministrazione Trump, ma è proprio così? Il problema è che Trump sembra perseguire contemporaneamente due obiettivi, tra loro inconciliabili: da un lato, vorrebbe prezzi bassi per contenere l’inflazione e alimentare la reindustrializzazione degli USA; dall’altro, però, vorrebbe aumentare la produzione domestica, ma con prezzi bassi (i margini di profitto di chi estrae greggio attraverso il fracking diventano troppo risicati per giustificare nuovi investimenti).
Un calo dei prezzi rappresenta, ovviamente, un danno economico immediato anche per tutti gli altri grandi produttori, a partire proprio dalla Russia: la differenza, però, è che i produttori russi continueranno ad avere margini consistenti anche con prezzi ben al di sotto dei 60 dollari al barile; i produttori statunitensi no. E prezzi bassi sono anche quello che si augurano altri avversari strategici degli USA, a partire dal nemico n.1: la Repubblica Popolare di Cina. Per capire, quindi, esattamente a che gioco stia giocando l’OPEC+ conviene, forse, allargare un po’ lo sguardo e provare a capire quali potrebbero essere più in generale gli obiettivi politici di questa complessa organizzazione; per farlo, la cosa migliore è cercare di ricostruire il ruolo di questa organizzazione in un arco di tempo che vada oltre la mera cronaca. Lo facciamo insieme a Giuliano Garavini, storico delle relazioni internazionali, esperto di OPEC e di organismi multilaterali del Sud globale, e professore associato presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi Roma Tre.















