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Tag: 28 ottobre

Suicidio Italia: perchè la manifestazione a Roma contro la guerra di Israele a Gaza è FONDAMENTALE

Ti chiedi che aspetto abbia il suicidio dell’Italia?
Eccolo, questo qua: è il risultato della votazione che si è tenuta ieri all’assemblea generale delle Nazioni Unite. La risoluzione era all’acqua di rose che più all’acqua di rose non si può. Dopo due settimane di veti nei confronti di risoluzioni che chiedevano lo stop al genocidio e alla pulizia etnica e il ritorno alle armi del dialogo e della diplomazia, di fronte all’emergenza della catastrofe umanitaria di Gaza, i proponenti si sono sostanzialmente limitati a chiedere una tregua umanitaria, che permettesse “la fornitura immediata di beni e servizi essenziali ai civili in tutta la Striscia di Gaza”, a partire da “acqua, cibo, forniture mediche, carburante ed elettricità, sottolineando l’imperativo, ai sensi del diritto internazionale umanitario, di garantire che i civili non vengono privati ​​dei beni indispensabili alla loro sopravvivenza” (https://documents-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/LTD/N23/319/20/PDF/N2331920.pdf?OpenElement). Ovviamente, la stragrande maggioranza dei paesi di tutto il mondo hanno votato senza battere ciglio. A parte quello che ormai a tutti gli effetti possiamo definire senza mezzi termini l’asse del male: il Nord Globale, che ha ufficialmente decretato che nella guerra totale contro il resto del mondo anche il genocidio programmato è uno strumento legittimo. Una contrapposizione tra Sud e Nord che richiama quella alla quale abbiamo già assistito nel caso delle innumerevoli risoluzioni di condanna nei confronti dell’operazione militare russa in Ucraina; solo, on steroids.
Fatta eccezione per l’India di Modi, che sta approfittando della situazione per aprire un altro capitolo della sua eterna guerra contro la minoranza musulmana al suo interno e contro gli avversari regionali, tutte le defezioni da parte dei paesi che si considerano più o meno non allineati infatti sono scomparse d’incanto, a partire da Africa, America Latina e mondo arabo, che hanno sostenuto la risoluzione sostanzialmente all’unanimità.
Ma cosa c’entra allora l’Italia? C’entra eccome, perché uno degli aspetti più importanti di quanto avvenuto ieri infatti consiste nel fatto che a questo giro, per la prima volta da quando è iniziata questa terza guerra mondiale a pezzi, a sgretolarsi è stata anche l’unità dei paesi europei. E non è soltanto questione di principi: a sostenere la risoluzione infatti sono stati infatti in primo luogo i principali paesi dell’Unione che si affacciano sul Mediterraneo: Francia, Spagna e Portogallo. Non è un caso: il sempre più probabile allargamento del conflitto ben oltre gli angusti confini di quella prigione a cielo aperto nota come Striscia di Gaza, rappresenterebbe infatti per gli interessi materiali diretti di questi paesi una vera e propria tragedia, da tutti i punti di vista: energia, economia, sicurezza e anche immigrazione. Non c’è bisogno di provare compassione di fronte alle immagini strazianti delle migliaia di bambini trucidati sotto le bombe indiscriminate di quella che definiamo con sprezzo del pericolo l’unica democrazia del medio oriente, basta avere un minimo a cuore gli interessi nazionali immediati, che evidentemente, però, per qualcuno, possono essere sacrificati. E questa volta non in nome di una ipocrita difesa di regole fondamentali del diritto internazionale, che valgono sempre solo per gli altri, ma proprio a sostegno esplicito di una loro palese e plateale violazione: l’Italia dei fintosovranisti svendipatria, infatti, si è astenuta. Tra fervore ideologico e sudditanza, ci siamo talmente appassionati all’ipotesi della risoluzione genocida del grande conflitto in corso, da sacrificargli anche gli interessi nazionali immediati. La nostra sete di sangue è tale, che manco un po’ di sano egoismo è in grado di trattenerci. L’eventualità sempre meno astratta di un allargamento del conflitto infatti per l’Italia sarebbe una vera e propria catastrofe. Le prime avvisaglie ci sono già state: nell’arco di appena tre settimane infatti, il fantomatico Piano Mattei della Giorgiona Madrecristiana è andato definitivamente a farsi benedire; la Libia ha ufficialmente decretato l’espulsione di tutti i diplomatici di paesi che sostengono il genocidio di Gaza, i rapporti con l’Algeria hanno subito una botta clamorosa e potrebbe essere solo l’inizio. I paesi musulmani che stanno adottando una linea più morbida e dialogante con Israele infatti sono attraversati da proteste di massa oceaniche, che rischiano di stravolgere gli equilibri politici interni, ed annullare così ogni vaga possibilità di ricostruire un’influenza italiana nella regione, ma i quattrini in realtà non sono neanche il principale motivo di preoccupazione. Con l’allargamento del conflitto infatti l’Italia si ritroverà finalmente a ricoprire fino in fondo il ruolo che da decenni gli occupanti USA ci hanno assegnato: quello di portaerei naturale nel cuore del Mediterraneo: tutta la logistica necessaria per permettere l’escalation genocida passerebbe infatti dai nostri porti e dalle basi USA e NATO sul nostro territorio, rendendo l’Italia il bersaglio numero uno di tutto il mondo islamico. Ecco perché la manifestazione di oggi a Roma è probabilmente la più importante da decenni. Nata come semplice atto di solidarietà nei confronti della popolazione vittima per eccellenza della ferocia neocoloniale del Nord Globale, di fronte al voto di ieri all’ONU e alla notte di bombardamenti più cruenta scatenata in contemporanea da Israele, nel tentativo di chiudere i giochi prima che la comunità internazionale sia in grado di trasformare le sue perplessità in qualcosa di più concreto, la manifestazione di oggi assume necessariamente un ruolo di primo piano nella lotta del 99% contro l’eutanasia nazionale imposta da questo governo di straccioni svendipatria.
Chiunque abbia a cuore gli interessi di questo martoriato paese, a prescindere da quali siano le sue posizioni su quanto sta avvenendo a Gaza, oggi dovrebbe essere in prima linea, senza se e senza ma. Non facciamoci fregare dalla propaganda, quella di oggi non è la sfilata delle anime belle, utile soltanto a dare un volto ai buoni sentimenti a una parte minoritaria del paese sconfitta in partenza. La manifestazione di oggi è una battaglia strategica per chiunque si sia rotto i coglioni di veder svendere il suo futuro al miglior offerente da una manica di corrotti incompetenti burattini di Washington. E quel che più conta: è una battaglia che possiamo vincere. Concretamente. Alzare la testa e porre un ostacolo concreto all’adesione acritica dell’Italia ai piani di sterminio di Washington e Tel Aviv infatti, per quei piani rappresenta un rischio potenzialmente mortale. Questi due anni di guerra in Ucraina ci hanno dimostrato ampiamente quanto la supposta superiorità militare e tecnologica del Nord Globale sia molto meno solida e scontata del previsto; l’apertura di un secondo fronte in medio oriente, per il Nord Globale, rappresenta rischi enormi. Per affrontarli, hanno bisogno di serrare le fila e garantirsi il pieno e totale sostegno da parte di tutti. Un’Italia che sotto la pressione di una spinta popolare massiccia deve procedere col freno a mano tirato per paura di veder stravolgere completamente i suoi equilibri politici interni, rappresenterebbe un lusso che molto probabilmente Washington e Tel Aviv molto semplicemente non si possono permettere. In soldoni, abbiamo concretamente in mano il potere non solo di impedire il genocidio, ma quel che forse è ancora più importante, di impedire che sfoci in una guerra totale dalle conseguenze incalcolabili. Il momento delle chiacchiere è finito, è arrivato il momento dell’organizzazione e della mobilitazione. e la manifestazione di oggi è una tappa fondamentale.
E proprio per questo motivo, possiamo dare per scontato che sulla manifestazione di oggi si scatenerà la furia della propaganda. Faranno di tutto per provocare, e per dipingerla come l’ennesima sfilata minoritaria delle anime belle che nella loro ingenuità prestano il fianco al terrorismo e alle pulsioni antisemite; non facciamoci fregare. Non cediamo alle provocazioni. Dimostriamogli che abbiamo la forza e l’intelligenza per cambiare davvero i rapporti di forza, e non solo per testimoniare la nostra indignazione. Per questo, tra l’altro, come OttolinaTV invitiamo tutte le persone che oggi scenderanno in piazza ad aiutarci a combattere la nostra guerra contro la propaganda. La manifestazione di oggi non lasciamocela raccontare dai media di regime, raccontiamola direttamente noi.
Scendete in piazza armati di telecamere, microfoni, telefonini, quel che volete. Scattate foto, girate video, fate interviste, e mandate tutto a [email protected]. E’ in corso una battaglia esistenziale, e per combatterla abbiamo bisogno come il pane di un media che dia voce al 99%. Noi siamo nati per questo, e ora è arrivato il momento di dimostrarlo.