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L’Occidente è impotente: perché nessuno riesce a intervenire sul prezzo del petrolio e del debito USA?

OttoParlante - La newsletter di Ottolina (12/03/26)

OttolinaTV by OttolinaTV
12/03/2026
in Articoli, Asia, Cina, Economia, Medio Oriente, Russia, U.S.A.
1

Il Marru

Verrebbe quasi da dire che la decisione da parte della Coalizione Epstein di ricorrere alle riserve strategiche per tamponare lo shock petrolifero, dovuto al controllo totale di Teheran sullo Stretto di Hormuz, non stia andando esattamente benissimo:

Nelle prime ore dell’alba, il Brent, che oscilla come non mai, ha superato diverse volte la soglia dei 100 dollari al barile, sostanzialmente in linea con la traiettoria anticipata nei giorni scorsi da JP Morgan e Citigroup, che parlavano di quota 120/130 dollari se Epic Fury si fosse protratta oltre le due settimane; una proiezione che era stata accusata di catastrofismo, ma che oggi sappiamo essere ottimistica: senza il più massiccio ricorso alle riserve strategiche dei 50 e più anni di storia dell’AIE, quella soglia sarebbe già stata abbondantemente superata nei primi giorni di questa settimana. Il punto è che l’Iran, per ora, sta dimostrando una resistenza che va oltre ogni più pessimistica (per la Coalizione Epstein) previsione: la potenza di fuoco scatenata dai “due più pericolosi uomini del pianeta”, come li definisce David Hearst su Middle East Eye, è stata devastante.

 

Lo dimostrano, oltre ogni ragionevole dubbio, le varie stime sul numero di intercettori utilizzati fino ad oggi, che hanno fatto imbufalire gli ucraini:

Kiev denuncia il fatto che contro i 600 intercettori per i sistemi Patriot forniti all’Ucraina in oltre 1460 giorni di guerra contro la Russia, per difendere Tel Aviv e le infrastrutture militari USA in Medio Oriente, soltanto nei primi 3 giorni di conflitto, ne siano stati utilizzati circa 800.

 

Ciononostante, la quantità e la qualità degli obiettivi militari statunitensi nell’area colpiti da Teheran, soprattutto nella prima fase del conflitto, è impressionante.

La finestra di tempo offerta dalla Coalizione Epstein ai due uomini più pericolosi del pianeta per provare a raggiungere, almeno in parte, gli obiettivi che non sono riusciti a centrare in questi primi 13 giorni, richiede uno sforzo aggiuntivo: per compierlo, USA e Israele devono fare fuori tutte le scorte di magazzino, svuotando gli arsenali; e, per tornare a riempirli, devono sperare in un aumento sostanzioso dei ritmi di produzione dei fornitori che, in cambio, chiedono una valanga di quattrini – che significa debito pubblico come se non ci fosse un domani.

 

Peccato, però, che gli interessi sul debito continuino a lievitare:

Ieri, il rendimento dei titoli decennali USA ha vissuto un’altra giornata di passione e gli interessi che il governo federale, a un passo dal fallimento, è costretto a riconoscere, sono aumentati di altri 10 punti base; l’assoluta incapacità di Forrest Trump di fare i conti con le contraddizioni dell’imperialismo finanziario USA mostrano il conto. La politica dei dazi ha fatto diminuire, anche se in piccolissima parte, il deficit commerciale USA: significa che i Paesi accumulano meno dollari da dover poi per forza impiegare comprando asset finanziari denominati in dollari; e i dollari che rimangono, invece che usarli, come in passato, per comprare titoli del debito USA, li usa sempre di più per comprare quelli che vengono ritenuti i veri safety asset di oggi, cioè le azioni delle mega-corporation protagoniste della rivoluzione dell’AI.

 

Insomma: il resto del mondo non sembra più voler continuare a pagare lo strapotere militare USA di tasca sua; e, quindi, neanche il costosissimo sforzo economico necessario per convincere i fornitori del Pentagono ad aumentare la produzione:

Il buon William Pesek su Asia Times sottolinea come, sia “che il conflitto in Iran finisca domani o si trascini per il futuro, il danno alla credibilità del mercato statunitense potrebbe già essere irreversibile”: “In meno di 14 mesi, l’amministrazione Trump 2.0 ha spostato la finestra di Overton dei possibili shock da parte di Washington. In futuro, gli investitori terranno conto di quale evento Cigno Nero potrebbe essere annunciato sui social media di Trump. Queste minacce, così come i rischi di incognite sconosciute che Trump World potrebbe creare nei prossimi 1.046 giorni, complicheranno le decisioni finanziarie e le strategie commerciali finché sarà in carica”.

 

E questo non è nemmeno il problema principale; il punto è che, per aumentare la produzione, servono materie prime e componentistica fornite dalla Cina:

Le scorte di terre rare della Cina potrebbero determinare la durata degli attacchi americani all’Iran?, si chiede il South China Morning Post; il tutto mentre Trump sta preparando la sua prima visita a Pechino. La Cina si ritrova, così, con una leva straordinaria per imporre a Washington il rispetto di alcuni paletti.

 

 

Il Soddu 

La Cina invia altri aerei da guerra verso Taiwan dopo una breve pausa nei voli. Il comando dell’Esercito Popolare di Liberazione ha ripreso le operazioni con nuovi aerei da guerra verso Taiwan dopo una breve interruzione: gli aerei hanno attraversato la linea mediana dello stretto per esercitazioni di routine; questa mossa arriva in un momento di elevata tensione e serve a ribadire la determinazione cinese sulla questione taiwanese. Gli analisti ritengono che Pechino voglia mantenere pressione costante per dissuadere qualsiasi mossa separatista da parte di Taipei; la pausa di pochi giorni era servita a valutare reazioni internazionali, ma ora le attività sono riprese con maggiore intensità per dimostrare sovranità e preparazione militare.

 

La Cina inasprisce i limiti alle esportazioni di carburante mentre la guerra con l’Iran colpisce l’approvvigionamento di petrolio. Il ministero del Commercio ha ridotto le quote di benzina e diesel destinate all’estero per garantire scorte interne sufficienti a fronte di possibili interruzioni dal Golfo: questa decisione arriva dopo che i prezzi globali del greggio hanno oscillato violentemente e le raffinerie asiatiche faticano a mantenere i ritmi abituali; Pechino mira a proteggere l’economia interna da shock esterni e a sostenere la crescita industriale che richiede grandi quantità di energia. Gli esperti sottolineano che il provvedimento riflette una strategia di sicurezza energetica più aggressiva in tempi di crisi mediorientale.

 

La Cina stringe le aziende statali più che mai per alleviare le tensioni di bilancio. Il governo centrale ha imposto tagli alle spese e aumenti di produttività per le imprese pubbliche al fine di ridurre il deficit e finanziare progetti infrastrutturali prioritari: questa pressione arriva mentre il bilancio nazionale deve affrontare costi crescenti per difesa e innovazione tecnologica; le società statali devono ora dimostrare risultati concreti in termini di efficienza e profitti per evitare riduzioni di fondi. L’iniziativa fa parte del piano quinquennale che punta a una maggiore disciplina fiscale senza rallentare lo sviluppo complessivo del Paese.

 

Un alleato di Trump guiderà la delegazione di alto livello del Senato americano in visita in Cina a maggio. Il senatore repubblicano scelto per guidare il gruppo ha già annunciato che l’obiettivo sarà discutere commercio, tecnologia e sicurezza regionale con i vertici di Pechino: la missione arriva in un momento delicato per le relazioni bilaterali e mira a trovare punti di convergenza su questioni globali; la delegazione includerà esperti di economia e difesa per affrontare temi come i dazi e la stabilità nello stretto di Taiwan. Gli osservatori ritengono che questo viaggio possa aprire canali di dialogo effettivi nonostante le distanze politiche.

 

Pechino sta intensificando la costruzione di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale dopo una pausa di dieci anni. Immagini satellitari mostrano nuovi lavori su atolli e banchi di sabbia con l’aggiunta di infrastrutture militari e civili: le autorità cinesi hanno ripreso l’attività per rafforzare la presenza nella zona contesa e garantire rotte commerciali sicure; questa accelerazione risponde a rivendicazioni di altri Paesi rivieraschi e mira a consolidare il controllo su acque strategiche. Il progetto rientra in una strategia di lungo termine per la proiezione di potenza navale nella regione.

 

La Cina ha potenziato la sua politica industriale e rimodellato l’economia globale. Il nuovo piano quinquennale incentivi fiscali e fondi statali per favorire l’autosufficienza tecnologica e ridurre dipendenze esterne: questa evoluzione ha già modificato le catene di fornitura mondiali spingendo molti Paesi a rivedere le proprie strategie produttive; Pechino punta a diventare leader indiscusso in tecnologie emergenti e a sostenere la crescita attraverso l’innovazione interna. Il risultato è un impatto visibile sulle economie di tutto il mondo che devono adattarsi al nuovo ruolo cinese.

 

Il nuovo piano quinquennale cinese traccia la modernizzazione più grande del mondo per numero di abitanti. Il documento approvato dall’Assemblea Nazionale del Popolo fissa obiettivi ambiziosi per crescita sostenibile, riduzione della povertà residua e sviluppo di nuove forze produttive: il testo sottolinea l’importanza di innovazione tecnologica e transizione verde per raggiungere la prosperità comune; questa roadmap copre cinque anni e coinvolge oltre un miliardo di persone in un percorso di trasformazione economica e sociale senza precedenti. Gli osservatori internazionali ritengono che il piano rafforzerà ulteriormente il peso della Cina sulla scena globale.

 

Dentro i laboratori che addestrano i robot umanoidi cinesi. I laboratori cinesi stanno accelerando la formazione di robot umanoidi tecnologie avanzate di intelligenza artificiale e apprendimento automatico: a Wuhan e Shanghai i ricercatori stanno creando macchine capaci di svolgere compiti complessi in fabbrica e assistenza domestica; il governo finanzia questi progetti per ridurre la dipendenza dal lavoro umano e guidare la prossima rivoluzione industriale. La Cina vuole diventare leader mondiale in questo settore entro il 2030. Questa spinta riflette la strategia di innovazione interna per mantenere il vantaggio competitivo globale.

 

L’India allenta le regole sugli investimenti cinesi. Nuova Delhi ha semplificato le norme sugli investimenti provenienti dalla Cina per attirare capitali necessari a compensare lo shock petrolifero della guerra in Iran: il governo Modi ha ridotto i controlli su settori strategici come energia e infrastrutture per favorire joint venture e tecnologie cinesi; questa mossa arriva nonostante le tensioni geopolitiche e mira a sostenere la crescita economica indiana. L’allentamento riflette la necessità di diversificare le fonti di finanziamento in un momento di prezzi energetici elevati.

 

Il Giappone rafforza la sorveglianza aerea dopo il ritorno dei voli cinesi verso Taiwan. Tokyo ha aumentato i pattugliamenti nel Mar Cinese Orientale e ha convocato una riunione di emergenza per valutare l’impatto sulla sicurezza regionale: il ministero della Difesa giapponese sta accelerando l’acquisto di nuovi radar e droni per monitorare le attività cinesi; gli analisti ritengono che l’escalation taiwanese possa costringere il Giappone a rivedere la propria postura difensiva e a intensificare la cooperazione con gli alleati. La mossa riflette preoccupazione per possibili interruzioni nelle rotte commerciali vitali per l’economia nipponica.

 

L’India accelera la diversificazione delle forniture di petrolio dopo le nuove restrizioni cinesi sul carburante. Nuova Delhi ha firmato contratti urgenti con produttori del Medio Oriente e dell’Africa per compensare possibili interruzioni legate alla guerra in Iran e alle misure cinesi: il governo Modi ha anche aumentato le riserve strategiche nazionali per evitare shock sui prezzi interni; questa strategia mira a proteggere la crescita economica indiana da fluttuazioni globali del greggio. Gli esperti sottolineano che l’India sta diversificando le fonti per ridurre la dipendenza da un solo canale di approvvigionamento.

 

Islamabad preoccupata per le nuove attività cinesi nel Mar Cinese Meridionale e chiede dialogo multilaterale. Il Pakistan ha espresso preoccupazione per l’accelerazione cinese nella costruzione di isole artificiali e ha invitato tutte le parti a un tavolo multilaterale per evitare escalation: Islamabad teme impatti sulle rotte commerciali che passano per il Golfo del Bengala; il governo pakistano sta rafforzando la cooperazione con la Cina, ma chiede garanzie di stabilità regionale. Questa posizione riflette il tentativo di bilanciare alleanze senza perdere vantaggi economici.

 

Seul accelera il programma di difesa missilistica dopo il ritorno dei voli cinesi verso Taiwan. La Corea del Sud ha annunciato nuovi investimenti per sistemi antimissile e sorveglianza aerea in risposta alle attività cinesi intorno a Taiwan: il ministero della difesa coreano teme ripercussioni sulla sicurezza regionale e sulla stabilità dello stretto; Seul sta anche intensificando la cooperazione con gli Stati Uniti per rafforzare la deterrenza. Gli esperti sottolineano che questa mossa arriva in un momento di crescente tensione tra le due Coree.

 

Tokyo vede un rischio crescente per le rotte commerciali dopo le nuove restrizioni cinesi sul carburante. Il Giappone ha valutato l’impatto delle limitazioni cinesi alle esportazioni di carburante e sta preparando piani di emergenza per le importazioni: Tokyo teme interruzioni nelle catene di fornitura energetica e sta accelerando accordi alternativi con produttori del Medio Oriente; gli analisti ritengono che questa situazione possa spingere il Giappone a diversificare ulteriormente le fonti di energia.

 

Tokyo monitora con preoccupazione l’escalation militare cinese intorno a Taiwan. Il governo giapponese ha convocato una riunione di emergenza per valutare l’impatto sulla sicurezza regionale: Tokyo sta accelerando l’acquisto di nuovi radar e droni per monitorare le attività cinesi; gli analisti ritengono che l’escalation taiwanese possa costringere il Giappone a rivedere la propria postura difensiva. La mossa riflette preoccupazione per possibili interruzioni nelle rotte commerciali.

Tags: cina terre rare e armicorsa al riarmocrisi iran-stretto di hormuzcrisi taiwan e mar cinesedebito pubblico usadiplomazia donald trump-pechinogeopolitica e mercatiguerra petrolio e riserve strategichela newsletter di ottolinaottoparlantesicurezza energetica globaletensioni usa-cina
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Comments 1

  1. Claudio says:
    4 mesi ago

    Esaustivi.

    Rispondi

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