La stampa italiana ha appena scoperto una verità sconvolgente: senza gli autotrasportatori l’Italia si ferma, e invece di chiedersi come mai chi tiene materialmente in piedi il Paese non riesce più a campare del proprio lavoro, ha deciso che il nemico sono proprio loro. Libero urla “È SABOTAGGIO!”; La Stampa denuncia “Un Paese in ostaggio“; Il Messaggero intima “Nessuno può fermare l’Italia“; Il Foglio invoca il codice penale; Il Giornale tira fuori Forconi e criminalità e Il Sole 24 Ore dà voce al grido disperato degli industriali: “Basta blocchi dei Tir, così chiudiamo“. Manca soltanto l’accusa di terrorismo internazionale e abbiamo fatto tombola. Nel frattempo, con il gasolio che supera i 2,25 euro al litro e i margini delle piccole imprese di autotrasporto divorati dai rincari, il governo risponde con l’ennesima promessa di un decreto e, soprattutto, con la polizia: 1.339 identificati, 71 denunciati e 242 sanzionati, mentre si agita lo spettro delle infiltrazioni mafiose. Intendiamoci: gli scaffali vuoti, le fabbriche ferme e le forniture interrotte sono problemi serissimi, ma rappresentano anche la dimostrazione plastica di quanto sia indispensabile il lavoro di chi oggi protesta. E allora la domanda è un’altra: com’è possibile che proprio chi garantisce il funzionamento dell’economia reale sia costretto a bloccare tutto per riuscire a sopravvivere? E, soprattutto, chi sta scaricando su lavoratori, piccoli imprenditori e consumatori il conto di questa crisi? Ne parliamo su Ottolina Tv con un po’ di succose testimonianze dirette.










