“I morti erediteranno la terra!” urla la tagline del manifesto del quattordicesimo film di George Romero, La terra dei morti viventi; la frase richiama la tradizione evangelica delle Beatitudini. In Matteo 5,5, si dice infatti: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”, ma Romero rovescia completamente il senso della promessa; nel Vangelo, gli ultimi sono destinati a ricevere ciò che il mondo nega loro. Romero prende questa struttura escatologica e la trasforma in una specie di apocalisse materialista: non saranno i buoni a ereditare la terra; saranno i morti – la cui resurrezione, tra l’altro, non sarà esattamente come l’abbiamo imparata a catechismo con squilli di trombe, voci di arcangeli e ascensione al cielo per stringere finalmente la mano a Dio. Nel film, la classe dominante possiede la terra, che nel film è Fiddler’s Green, una cittadella/grattacielo di lusso fortificata dove l’élite ricca, guidata dallo spietato Kaufman (Dennis Hopper), vive nell’abbondanza ignorando la sofferenza esterna; ma, alla fine, sono proprio gli esclusi a riprendersi lo spazio – il che mi fa venire in mente qualcosa, un vago desiderio, ma non ricordo cosa. E chi non vede il video intero è… un abitante di Fiddler’s Green.









