Trump torna a minacciare l’Iran e, questa volta, tira fuori addirittura la madre di tutte le bombe, il più potente ordigno convenzionale dell’arsenale americano. Il Pentagono ha preparato nuovi piani di attacco contro Teheran, ma c’è un piccolo problema: secondo alcuni funzionari militari americani, la superbomba potrebbe non essere nemmeno in grado di distruggere gli impianti sotterranei iraniani; l’obiettivo è sconfiggere l’Iran o mettere in scena una vittoria per poter finalmente uscire da una guerra che continua a presentare il conto? Intanto, sul fronte ucraino, scoppia il giallo Starlink: le restrizioni ai sistemi satellitari che guidano i droni di Kiev avrebbero avuto origine direttamente dalla Casa Bianca; ma chi ha dato l’ordine? E soprattutto, perché? Nel frattempo, Zelensky corre nuovamente a Londra, incontra Re Carlo e il premier britannico Andy Burnham, ma porta a casa un nuovo pacchetto di aiuti da 45 milioni di sterline, destinato soprattutto a missili antiaerei contro i droni: serviranno a finanziare una decina di intercettori antimissile; nei Paesi del Golfo basterebbero a mala pena per mezz’ora di conflitto. E mentre Trump cerca di convincere Kiev a smettere di bombardare le raffinerie russe, il suo clamoroso accordo con Putin sul gasolio rischia di rivelarsi un altro buco nell’acqua: secondo Standard Chartered, le forniture russe promesse potrebbero non aggiungere praticamente un solo barile all’offerta mondiale e, negli ultimi due giorni, il prezzo del gasolio alla pompa è tornato a crescere. Con Enrico Tomaselli proviamo a mettere insieme i pezzi: dalla nuova minaccia all’Iran alla guerra tecnologica sull’Ucraina, fino a una crisi energetica che continua a mettere alle strette la strategia americana.










